lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

“Scomparsa”, fiction di Fabrizio Costa: un fischio per la verità
Pubblicato il 02-01-2018


scomparsa

La fiction “Scomparsa” tratta della sparizione di due amiche del cuore proprio dopo essere andate ad una festa. E allora ricordiamo: divertitevi, ma in sicurezza, senza permettere che da un momento di gioia ne nascano tragedie irrimediabili.

Una buona e una cattiva notizia per la fiction “Scomparsa”, per la regia di Fabrizio Costa -con Vanessa Incontrada e Giuseppe Zeno-. La prima è il successo di ascolti, la seconda che non ci sarà un sequel con un’altra stagione. Finita in sei puntate, ha avuto un ottimo riscontro di pubblico: ha guadagnato quasi sette milioni di spettatori con la quarta puntata (6.810.000 spettatori e uno share del 27.2%) e lo stesso con quella successiva (6.697.000 spettatori e il 27.4% di share).

I precedenti non mancano. Innanzitutto il film omonimo (dal titolo “Scomparsa” appunto) del 2012, il thriller per la regia di Heitor Dhalia (con Amanda Seyfried, Jennifer Carpenter, Sebastian Stan, Wes Bentley, Daniel Sunjata, Katherine Moennig, Joel David Moore, Michael Paré); è la storia della sparizione di Molly, la sorella della protagonista Jill (Seyfried), che la crede rapita -come accadde a lei un anno prima- dalla stessa persona: un serial killer. Oppure la miniserie televisiva francese del 2015 (in otto episodi suddivisi in quattro puntate, invece che sei, di 52 minuti l’una), trasmessa in Italia l’anno successivo (nel 2016) su Canale 5; in Belgio è andata in onda dal 19 aprile al 10 maggio 2015 su La Une, in Francia dal 22 aprile al 13 maggio 2015 su France 2, in Italia -invece- la serie è stata trasmessa su Canale 5 dal 3 al 24 agosto 2016, ogni mercoledì per 4 settimane. La miniserie, però, deriva dalla serie spagnola Desaparecida del 2007 addirittura; ma i personaggi, in particolare la madre e le scene dove è coinvolta la polizia, sono diversi. Si tratta della vicenda della scomparsa di Léa Morel, una 17enne, durante il Festival della Musica di Lione dove si trovava con la cugina e migliore amica Chris; a cercarla è il padre Julien, mentre in città è arrivato da poco il comandante Molina, che nelle indagini sarà affiancato dall’ispettrice Camille Guérin.

Infine, sicuramente, un’analogia forte c’è con il più recente film d’apertura della Festa del cinema di Roma di quest’anno: “La ragazza nella nebbia” di Donato Carrisi (con Toni Servillo, Alessio Boni, Lorenzo Richelmy, Galatea Ranzi, Michela Cescon, Jean Reno). Qui scompare una ragazza di 16 anni, Anna Lou Kastner (Ekaterina Buscemi); l’agente Vogel (Toni Servillo) indaga, il principale indiziato è il professor Loris Martini (Alessio Boni) -ma vi sono molti altri sospettati-, un intero paese Avechot si mobilita, c’è uno psichiatra sullo sfondo (Augusto Flores, alias Jean Reno); e il giallo poliziesco diventerà un caso mediatico, con la stampa pronta a gridare allo scandalo e allo scoop.

Lo scenario su cui ci si muove è lo stesso anche in “Scomparsa” di Fabrizio Costa. Siamo a San Benedetto del Tronto invece che in un paesino di montagna, a scomparire in realtà sono due ragazze adolescenti della stessa età (16 anni), ma una -Sonia Iseo (Pamela Stefana)- viene ritrovata morta, mentre la sua amica Camilla (Eleonora Gaggero) rimane ‘scomparsa’ sino alla fine. Le due inseparabili amiche (proprio come Léa Morel e Chris nella miniserie francese) scompaiono dopo essere andata ad una festa (una circostanza mondana come il Festival della Musica di Lione, dunque). Altra coincidenza speculare, sul loro caso indagherà il Commissario Capo della polizia locale (Giovanni Nemi, alias Giuseppe Zeno), come Molina nella serie transalpina. Ad aiutarlo la madre di Camilla: Nora Telese (Vanessa Incontrada), psicologa anche lei trasferitasi da poco in città da Milano. Dunque anche qui la sua figura richiama un po’ quella dello psichiatra Augusto Flores (Jean Reno) in “La ragazza nella nebbia”. Questo tipo di personaggi servono perché non si tratta di semplici gialli polizieschi o meri thriller, ma di vere storie drammatiche psico-sociali, in cui il dramma psicologico di un personaggio dà spunto e viene affrontato parallelamente a problematiche sociali di fondo. Un’indagine psicologica, psichica quasi, di un trauma rimosso che esplode e può colpire indistintamente una vittima ‘casuale’ quasi. Tanto che, proprio come nella serie francese, le ricerche faranno emergere una personalità della ragazza (Léa, oppure Camilla o anche Sonia) molto più complessa e misteriosa di quanto previsto, avvolta da numerosi segreti. Ogni personaggio ne ha uno. Per questo tutti possono essere indiziati. Ma i papabili colpevoli cadono ad uno ad uno, tenendo alta la suspense, poco alla volta. Anche gli innocenti vengono coinvolti. Nella serie italiana si dice che nulla è come sembra, ognuno ha i propri lati oscuri e vi sono “molti lupi mascherati da agnelli”, molto pericolosi, che vanno in giro tranquilli. E alla fine il colpevole sarà il personaggio più isolato, che però è anche quello più bisognoso d’aiuto; un personaggio secondario, apparentemente il più integerrimo, il più ligio, quello con la disciplina più ferrea. Stiamo parlando del professor Aurelio Parisi (Michele De Virgilio): primario di chirurgia, è stato medico militare in Iraq, non ha superato il trauma della morte della moglie in un incidente d’auto; e, soprattutto, non accetta che il figlio (Andrea Pasini, alias Romano Reggiani: ragazzo molto sensibile e dolce, molto amico di Sonia) sia gay. Convinto che “basta una scelta sbagliata per cambiarti tutta la vita”; se il colpevole va sempre punito -perché non si uccide mai per nessuna ragione-, a volte la pena inflitta al colpevole è solo un palliativo, un lenitivo per un leggero sollievo, che allevia la sofferenza anche se non cancella il dolore, ma lo attutisce solo (come una leggera vendetta per rifarsi, che porta un po’ di conforto). Questo un po’ il vero colpo di scena di “Scomparsa” -come accade un po’ in “La ragazza nella nebbia” nel finale-.

Centrali sono i problemi psichici, le malattie mentali e i relativi ‘casi clinici’ di Nora, che riaffiorano nella sua vita e di altri che incontra e che vi si incrociano -anche in maniera velata- (un po’ come ne “Il sesto senso” per il personaggio interpretato da Bruce Willis, Malcolm Crowe, psicologo infantile; come del resto il padre di Camilla, Enrico Carezza/Andrea Renzi, è un professore di psichiatria); oltre ai disagi giovanili, ai problemi di abusi sessuali, di droga, alcool, a crisi esistenziali e di identità (e sessualità), adolescenziali e sentimentali, a problemi di cuore -tra amore e amicizia dunque-. I rapporti madre-figlia/o e padre-figlio/a indagati approfonditamente, che si ritrovano, ricostruiscono o che si scoprono (un po’ come la concezione di famiglia); ma anche la corruzione di una società (l’alta società benestante e la politica in primis), depravata moralmente, con il mondo delle escort e dei festini a luci rosse ben descritto. Ognuno deve fare i conti con se stesso, con la propria coscienza, con un’autocritica più o meno forte sui propri errori. Bella la scena finale della serie italiana “Scomparsa”, in cui vengono gettate in acqua rose bianche per le vittime innocenti alla fine della risoluzione del caso di Camilla e Sonia. Come ne “La ragazza nella nebbia”, presenti i mass media pronti a costruirci sopra un evento mediatico: lo seguiranno un giornalista (Giancarlo Ferrari, alias Marco Cocci) e una cronista di radio (la speaker di una radio locale -Arianna Guarenti, ovvero Germana Botta- neo-laureata in giornalismo), lo descriveranno, lo comunicheranno e ne parleranno al pubblico (a modo loro, però, umanizzando molto poiché la conduttrice radiofonica conosceva una delle vittime: Sonia). La presenza poi di Amir Ikri (David Sef), giovane marocchino compagno della figlia dell’ispettore Nicola Balestri (Luigi Petrucci), aggiunge un tono di multiculturalità sociale. Così come quello di Gilda (Sandra Ceccarelli), madre della speaker Arianna e sensitiva che dice di essere in contatto con Camilla, di sentirla, di sapere dove si trova, che cerca di parlare con lei e farsi dare indizi preziosi al ritrovamento, aggiunge un tono di mistero, di sospensione, di magia soprannaturale, un paranormale che infonde un’atmosfera quasi trascendentale.

I genitori di Sonia si disperano, soprattutto il padre (Fausto Iseo, alias Luigi Di Fiore, molto severo) per il rapporto astioso che ha avuto con la figlia, quasi non avesse saputo amarla abbastanza e darle l’affetto di cui aveva bisogno; e la madre (Marianna Iseo, Fiorenza Tessari, che quasi non si sa imporre e far rispettare dal marito e comunicare con la figlia) per non averla protetta a sufficienza, non averle parlato quanto sarebbe potuto forse bastare ad evitare la tragedia. Non meno, però, lo sono ne “La ragazza nella nebbia” i genitori Maria (Daniela Piazza) e Bruno Kastner (Thierry Toscan). Loro sono disperati, un po’ come tutti i personaggi, per le occasioni perse e mancate di costruire legami più forti, autentici, reali, trasparenti, sinceri e schietti, parlandosi apertamente e conoscendosi più approfonditamente. Il tempo non è mai abbastanza per essersi più vicini. In questo emerge forte l’amicizia tra Giovanni Nemi (Giuseppe Zeno) e Davide Giuliani (Simon Grechi).

Poi, come nella serie francese, la mamma di Sonia -come la madre di Léa, Florence- cerca di tenere duro, di sopravvivere e c’è una figura speculare a quella del fratello maggiore Thomas (della serie transalpina), che si sente colpevole per non averla accompagnata a casa: ovvero quella della sorella più piccola di Sofia. E poi c’è il fidanzato di Camilla Telese, Arturo Trasimeni (detto Armadillo) -alias Saul Nanni-, tenuto in cura anni prima da Nora, che rappresenta un po’ quello che ne “Il sesto senso” è stato il piccolo Cole Sear (interpretato da Haley Joel Osment) per lo psicologo Malcome Crowe (Bruce Willis): sarà lui a rivelare a Malcome la verità su lui stesso (Crowe) e così Armadillo aiuterà Nora a scoprire la realtà dei fatti accaduti la notte della scomparsa e quello che è successo prima a Sonia e poi a Camilla. Verità rivelata con e attraverso il fischio di un semplice fischietto. Tutto sullo sfondo di una realtà di provincia ben descritta che connota il tutto, arricchendolo di sfumature più particolari e caratterizzanti. Anche per questo gli attori hanno detto che è stata un’esperienza emotivamente molto intensa e forte da vivere e portare in scena. Peccato che non vi sia un sequel con un’altra stagione della serie, perché si sarebbe potuto ben approfondire i nuovi rapporti genitori-figli costruiti e ritrovati, oltre al nuovo legame nato tra Nora e Giovanni.

Barbara Conti

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