mercoledì, 23 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive: Andrea Malavolti:
Leggi razziali, il re a processo
Pubblicato il 03-01-2018


Regime fascista, istituzioni, re Vittorio Emanuele III e una parte significativa di società civile che nulla fece per contrastare quell’infamia. A ottant’anni dalla promulgazione delle Leggi Razziste, il provvedimento che mise gli ebrei italiani ai margini della società, un’occasione unica per riflettere, con esperti di diritto ai più alti livelli, sulle responsabilità individuali e collettive. L’appuntamento – si legge sulla newsletter Pagine Ebraiche – è per giovedì 18 gennaio alle 20.30, all’auditorium Parco della Musica di Roma, con la rappresentazione teatrale “Il processo”. Un’iniziativa promossa dall’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, sotto l’egida del Comitato di Coordinamento per le Celebrazioni in Ricordo della Shoah presso la Presidenza del Consiglio, e organizzata da BrainCircleItalia e MusaDoc in collaborazione con l’Università Ebraica di Gerusalemme, la Fondazione Musica per Roma, Rai Cultura e con il supporto della Fondazione Gariwo, del CIDIM, del gruppo Salini-Impregilio e di ACEA Spa.Tra i protagonisti il procuratore militare Marco De Paolis nel ruolo di pubblico ministero, l’avvocato Umberto Ambrosoli nei panni del re, l’avvocato Giorgio Sacerdoti che sarà la parte civile. La corte sarà invece composta dall’avvocato Paola Severino, dal consigliere del CSM Rosario Spina e dal magistrato Giuseppe Ayala. Tra i tanti testimoni illustri che interverranno Piera Levi Montalcini, nipote del Premio Nobel Rita; Federico Carli, nipote di Guido; Anita Garibaldi, in rappresentanza del padre, il parlamentare e antifascista Ezio Garibaldi; Carla Perugia Della Rocca, vittima delle discriminazioni. Interverranno inoltre i giornalisti Maurizio Molinari e Lorenzo Del Boca oltre al professore di economia Enrico Giovannini e agli avvocati Matias Manco e Giovanni Rucellai. Spiega la Presidente UCEI Noemi Di Segni nel dare appuntamento alla serata del 18: “Con questo processo si vuole evidenziare la filiera delle responsabilità che dal re e dal regime risalgono alle istituzioni, al mondo accademico, alla stampa, alle realtà lavorative, alla Chiesa, alla popolazione civile che, quando non si rese complice, accettò con indifferenza che una comunità di concittadini, presenti da duemila anni nel Paese, perdesse ogni diritto e libertà. Il diritto di lavorare, studiare, avere una vita sociale, contribuire alla scienza, alla cultura, alla politica”. L’evento è curato per la parte processuale da Elisa Greco, autrice del format sui Processi alla Storia, su un progetto di Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese.

Andrea Malavolti

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Commenti all'articolo
  1. Un “processo” a Vittorio Emanuele III dopo ottant’anni? A quando quello a Bruto e Cassio? E che dire di Diocleziano?Evidentemente, come ama ripetermi spesso mia moglie, noi italiani siamo fortunati, non abbiamo nulla di importante da fare.
    Basterebbe insegnare bene la Storia nelle scuole, come si fa in Germania, e sarebbe già qualcosa, invece di farsi prendere da questa smania di condanna e repulisti del nostro passato, per brutto che sia. Iniziative del genere, anziché stimolare l’analisi storica, la riducono a puro esercizio di manicheismo etico, svuotandola del contesto originario.
    Aggiungo che trovo veramente incomprensibile la richiesta della Comunità Ebraica di cancellare il nome di V.E.III da biblioteche e altri istituti. Non si può ridurre quarantesei anni di regno a una firma, e non si può giudicare un re in base a cosa fece pro o contro gli ebrei. Io sono cattolico, ma credo nello Stato non confessionale, e non mi piace che la Chiesa interferisca nelle vicende politiche. Le religioni, tutte, dovrebbero restare fuori dalla politica.
    Saluti, Mosca.

  2. Nulla da obiettare sulle responsabilita del re nei confronti della dittarura fascista e anche rispetto alle leggi sulla razza del 1938. Lascerei però parlare la storia. I processi sono stati già autorevolmente celebrati. Non ce n’é bisogno di nuovi.

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