lunedì, 19 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Francesca Frisano:
In ricordo di Bettino
Pubblicato il 15-01-2018


È già qualche anno che manco alla commemorazione di Bettino presso la sua bianca tomba ad Hammamet, che la signora Anna, sua moglie, fa celebrare puntualmente ogni anno. È una cerimonia intima e particolarmente suggestiva, il cui rito ha per sottofondo il mormorio del mare, lì a due passi, le preghiere sussurrate e, all’orizzonte, in lontananza, l’Italia, che Bettino tanto amò.
La vicinanza ad Anna, per la quale nutro una profonda stima e un grande affetto, in quei momenti luttuosi e dolorosi, ha sempre prodotto in me una sentita partecipazione e commozione. Per Bettino non ci furono sconti: ha pagato, più di ogni altro, le colpe che erano e che sono all’interno del sistema dei partiti e, più ampiamente, in quello politico. La vedova Craxi questo lo sa bene, l’ha vissuto e sofferto “sulla propria pelle”, perciò è restia ad accettare le richieste, che da più parti le giungono, di trasferire la salma di Bettino in Italia, a Milano, nella “sua Milano”. Molti di noi aspettano con ansia che ciò possa accadere: Bettino merita tali onori e l’Italia riabbraccerebbe colui che tanto la amò.
La pietra bianca che copre la sua tomba con la nota epigrafe “la mia libertà equivale alla mia vita”, i garofani rossi ed il tricolore italiano rimandano a tempi lontani e fanno sentire con sofferenza il peso del presente: un vuoto incolmabile, un’esistenza orfana e l’amara condizione di “socialisti senza più una casa comune”.
Assisto con dolore a diaspore e diasporine all’interno delle microcellule a cui sono ridotte le varie anime del fu PSI. Questa frammentazione, che sempre ha caratterizzato il Movimento socialista italiano, e la sinistra nel suo complesso, se ieri si configurava come una tragedia (Bettino spesso se ne lamentava accoratamente) oggi assume i caratteri ilari della commedia, come ha sottolineato di recente Mauro Del Bue. Alla frammentazione si aggiunge l’improvvisazione, la superficialità, l’impreparazione della nostra attuale classe politica e il quadro dell’inaffidabilità è completo.
Se si pensa alle trasformazioni in atto, che investono direttamente il rapporto tra società e politica favorendo la crisi della classe intermedia, il declino della rappresentanza, il riemergere di movimenti antisistema qualificati come “antipolitici”, la colonizzazione della politica ad opera di gruppi tecnocratici che tendono ad alienare la norma politica democratica, non c’è da stare allegri.
Le difficoltà impellenti che mortificano l’esistenza dignitosa di noi esseri umani, la gestione incapace e opportunista di tutti coloro (salvo poche eccezioni) che guidano le sorti del nostro “Belpaese”, ci spingono a difendere i valori umani e naturali contro i barbari denigratori che operano per profitto e convenienza.
La fede in certi valori, da sempre patrimonio etico del socialismo, non può essere mai scalfita; bisogna far posto alla verità che si colloca sempre nella volontà e nell’esigenza dei bisogni popolari sui quali si fonda l’essenza del nostro ideale.
In questo difficile momento di crisi politica, morale ed economica (nonostante i barlumi di ripresa), bisogna riunirsi anche con chi ha storia, idee e progetti affini, per rinnovare lo spirito degli antichi padri, per trovare le giuste soluzioni ai problemi che deprimono l’Italia, offuscano il futuro delle giovani generazioni e annullano i valori di libertà, giustizia e democrazia.
Mi ritrovo così a pensare al nostro glorioso passato socialista: a Nenni, a Turati, a Pertini, a Craxi ed a tanti altri, uomini e donne, che hanno operato in nome dei “valori” nell’interesse comune.
Tra pochi giorni cade il 18°anniversario della morte di Bettino ed io voglio celebrarlo (purtroppo lontano da Hammamet) riportando alcune sue celebri citazioni, con la speranza che ammoniscano quelli che si preparano alle prossime elezioni, a recuperare l’antico e sano spirito socialista per rigenerare la politica.
Bettino affermava con fierezza ed orgoglio di appartenenza: “Il socialismo nasce come reazione umana e razionale nei confronti delle ingiustizie, delle ineguaglianze, che il capitalismo porta con sé. Le contraddizioni della società capitalista furono oggetto di analisi e di critica da parte degli antenati socialisti. I mutamenti dopo le due guerre mondiali non hanno mutato la ragione fondamentale della lotta socialista, cioè quella di provocare un superamento del capitalismo con il passaggio ad un graduale ordine sociale, politico ed economico che arricchisce le libertà dell’uomo, le sue condizioni di vita materiale e spirituale…”
E ancora: “Superamento del capitalismo significa, oggi, eliminazione del ruolo egemone che i gruppi economici privati possono esercitare sulla vita della società. A questo fine possono concorrere le istituzioni della democrazia politica, il compito conferito allo Stato di pianificare l’uso delle risorse nazionali secondo criteri di interesse collettivo…”
“L’intervento pubblico diretto nella produzione deve corrispondere a criteri economici e ad esigenze sociali; non deve far sortire l’effetto di deprimere il meccanismo economico, diminuendone l’efficienza e la capacità produttiva…”
“Il socialismo è infatti un movimento che propugna una tavola di valori diversa da quelli del capitalismo e misura i risultati della sua lotta in relazione al grado di affermazione di tali valori: libertà, giustizia, uguaglianza, moralità sociale e politica, benessere, lotta all’ignoranza, difesa dei deboli, sostegno ai giovani, emancipazione della donna, rispetto della natura, socializzazione dei processi decisionali, estensione della partecipazione democratica. Su queste questioni, considerate valori, il socialismo ha fatto sempre sentire la sua voce richiamando tutte le forze democratiche ad essere ed a mostrarsi rigorose…”
Bettino è stato un uomo di straordinario coraggio,di grande lungimiranza ed avvedutezza. Sapeva decidere tenendo sempre presente l’interesse del nostro Paese. Seppe restituire centralità ed autorevolezza all’Italia nel mondo. Una sinistra unita e socialdemocratica fu l’amato ed ambizioso disegno strategico della sua vita.

Francesca Frisano

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