domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Scrive Luigi Mainolfi
Non confondere gli effetti con le cause
Pubblicato il 02-01-2018


Dopo 60 minuti di confronto televisivo, il povero telespettatore ne sa meno di prima. La stupidità dei conduttori e la furbizia dei rappresentanti dei partiti diventano una miscela capace di confondere o di offuscare le menti. Facciamo un sintetico esempio di un incontro. Il rappresentante del PD ripete: – Il PIL è aumentato dell’1.5%; gli occupati sono aumentati; l e famiglie hanno avuto il bonus; è stato varato il piano Minniti; ecc. E’ come se dicesse:- Cosa volete di più? Il rappresentante dell’opposizione balbetta:- Conteggiate, tra gli occupati, anche i precari; volete comprare i voti con le mance; avete annullate i diritti; avete fatto aumentare la disperazione; centinaia di laureati costretti ad emigrare; vi siete sbragati con i migranti; ecc. E’ come se dicesse:- Le vostre parole sono una cascata di bugie e vogliono fuorviare. I telespettatori frastornati, non comprendendo la sostanza di ciò che hanno ascoltato, giudicano il come si sono presentati. Sono molti anni che la “sceneggiata” politico-televisiva continua. Intanto, i veri indicatori della qualità della vita e della tendenza socio-economica, che tendono verso il basso, vengono occultati. L’indicatore principe delle condizioni di un popolo è la fiducia nell’avvenire (parola, che richiama il sole). Chi segue le vicende economiche sa che l’aumento del PIL degli Stati è direttamente proporzionale alla fiducia, che la stragrande maggioranza dei cittadini ha nel futuro. Le aspettative di chi ha fiducia sono il lavoro per i giovani; l’assistenza e le pensioni per gli anziani; una Giustizia “giusta”, veloce e non costosa; una scuola di alto livello; uno Stato laico; una riduzione delle stratosferiche differenze tra stipendi e tra pensioni. Funzionale è anche il prestigio dell’Italia nel contesto europeo e mondiale. Purtroppo, ascoltiamo solo l’elenco della lavandaia: debito Pubblico, investimenti, rapporto Deb/ PIL, riduzione delle tasse, accoglienza, fascismo, ecc. Confondono gli effetti con le causa. Sembrano capitoli di libri diversi. Se alcune voci fanno parte dello stesso libro, è sbagliato il loro ordine. Un politico non può non sapere che la prima cosa che bisogna creare è il lavoro, che produce occupazione. Più occupati, più consumatori. Più consumatori, più PIL. Più PIL, più entrate per lo Stato. E’ utile tenere presente una cosa, che non viene mai evidenziata. Dieci operai, a 1.400 euro al mese, consumano dieci volte quello che consuma un manager o di un eletto a 10.000 (o più) euro al mese. Questo semplice esempio per dimostrare che gli stipendi favolosi non fanno aumentare i consumi popolari, che assorbono il grosso delle produzioni. Aumenta, come sta avvenendo, da alcuni anni, solo il consumo dei beni di lusso. Fatto positivo, se si aggiunge ai consumi di massa, non se li sostituisce. Sarebbe utile, anche, quantificare il totale dei consumi, che viene meno, al nostro Paese, perché migliaia di pensionati si trasferiscono all’estero, grazie anche al vantaggio fiscale e alla miopia delle maggioranze, che stanno governando l’Italia. Nel 2016, il loro numero era di 373.000 persone ( lo 0,6% della popolazione italiana e quasi 8 Città ,come Avellino). Domandiamoci:- Cosa ci vuole per fare aumentare l’occupazione? Diverse cose: 1)Fare rientrare gli imprenditori italiani, che sono andati ad investire all’estero. Come? Si potrebbe aumentare la tassazione sulle importazioni, ridurre al minimo le spese di impianto delle imprese e semplificare il “manicomio tributario”, che fa aumentare il peso finanziario e le preoccupazioni. 2) Ci vorrebbero pronti interventi nella ricerca, che, nel mondo, sta diventando, sempre più, produttrice di occupazione. A tal fine, va frenata la tendenza a dequalificare la scuola, con reclutamento pilotato dai sindacalisti affaristi, rivedendo anche il criterio di assunzione degli insegnanti. Quale vero politico può digerire il fatto che beni di massimo consumo ( Computer, cellulari, tablet, ecc) vengano prodotti nella Corea del Sud, mentre l’Italia è diventata un utile (idiota) consumatore. 3) Lotta all’evasione, anche, rendendo le Forze dell’Ordine , meno lassiste. Inoltre, una regola elementare, conosciuta anche dalla buon’ anima di mio padre, è “ produrre ciò che il mercato richiede” e capire le tendenze. Quando sento un parlamentare , presentato come economista, dire che ci vogliono investimenti, mi viene da domandargli, se fosse a portata di mano,:- Per produrre cosa? Smettetela di offendere chi vi ascolta.

Speriamo che le prossime elezioni producano un Parlamento degno della Politica , che è l’arte più nobile. Altrimenti, ben venga una “distruzione creativa”.

Luigi Mainolfi

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Commenti all'articolo
  1. L’assunto che la base di nuovo lavoro sono gli investimenti mi sembra assolutamente vero.
    “Per produrre cosa”, leggo. Intanto ci sono investimenti privati ed investimenti pubblici. Quelli privati trovano spesso un limite nel fatto che la proprietà di molte imprese “italiane” sono ormai di proprietà. estera, con le quali non è facile operare di “morlal suasion” . Ciò non toglie che chi produce ed ha mercato trova in nuovi investimenti la base di ulteriori progressi produttivi e reddituali, che sfociano in maggiore occupazione.
    Ci sono poi gli investimenti pubblici. E’ qui che non so dar torto a chi rimprovera la politica dei bonus, dagli ottantini ai 500 euro per i diciottenni. I bonus hanno un moltiplicatore limitatissimo e non suscitano crescita.
    Spendere per migliorare le infrastrutture, fosse magari solo per rifare le pavimentazioni alle strade, banale esempio, produce maggior ritorno nel circuito economico ed anche più occupazione.

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