domenica, 21 gennaio 2018
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Opinioni e commenti
 

Sergio Letizia, uomo affascinante
Pubblicato il 02-01-2018


Affabile, diretto, determinato. E ancora: prudente e coraggioso, due qualità apparentemente in contrasto ma utilmente sommabili nei momenti difficili della vita. È complicato e doloroso parlare di una persona cara quando ci lascia, ma la scomparsa è quasi impossibile da accettare quando significa perdere un pezzo importante della propria esistenza.

Sergio Letizia è morto improvvisamente all’alba di sabato 30 dicembre alla veneranda età di 94 anni. Era nato il 13 settembre 1923 a Roma, quartiere Prati, in via Andrea Doria ed è morto a casa sua in via Monte Santo, a poche centinaia di metri di distanza. Aveva un anno più di mio padre Angelo, morto prematuramente a 47 anni il 14 gennaio 1972, quando io ne avevo solo 17. E per me Sergio Letizia è stato un secondo padre, mi ha donato il suo affetto e la sua guida etica e culturale. Io ero di casa da lui: il figlio Piero è il mio più caro amico, siamo inseparabili addirittura dalle scuole medie. Da ragazzo andavo spesso a trovarlo. Per me era una stimolante miniera di sapere e di saggezza. Passavamo intere serate a discutere di tutto: politica, economia, storia, linguaggi, cinema.

Aveva molto da insegnare e io da imparare. Era un uomo straordinario, affascinante. Da ragazzo, durante l’occupazione nazista di Roma nel 1943-1944 era nella Resistenza antifascista, distribuiva l’”Avanti!” clandestino sugli autobus rischiando la vita. Nel 1947, segretario della Federazione giovanile socialista romana, scelse Saragat e lasciò Nenni quando scoppiò la scissione di Palazzo Barberini. Poi tornò a votare il Psi di Nenni. Tutta la famiglia, il padre Pietro e i fratelli, erano socialisti. Mi diceva: «Vanno difesi i lavoratori e i più deboli. Vengono prima di tutto».

Una sera del 1978 dopo l’omicidio di Aldo Moro, mentre l’accompagnavo al portone di casa, mi lasciò impietrito. Mi confessò: «In un covo delle Brigate rosse hanno trovato una scheda su di me!». Domandai: «Lei cosa fa?». La risposta fu semplice: «Sto attento e cambio sempre strada quando rincaso». Era un giudice e faceva attività sindacale nella Anm, l’Associazione nazionale magistrati. Scriveva e rilasciava interviste a giornali e televisioni su temi delicati: dall’amministrazione della giustizia ai cardini della vita democratica dell’Italia. Ha scritto una decina di libri: sulla criminalità, sulla giustizia, sul diritto del lavoro, sui traffici di droga, sulla civiltà egiziana. Mi contagiò e rafforzò la mia decisione di fare il giornalista, una strada difficile da imboccare, ma che alla fine, dopo tanti insuccessi, riuscii a percorrere grazie anche ai suoi preziosi consigli.

Consigli preziosi per tutti: per me, per i famigliari, per tanti amici e conoscenti. Consigli completamente disinteressati, come tutta la sua vita generosa. La sua morale opposta al moralismo e i suoi ragionamenti con una precisa consequenzialità logica mi hanno conquistato e affascinato. Si dedicava a tutto: in canottiera e calzoncini corti riparava l’impianto elettrico di casa, in toga presiedeva le udienze in tribunale.

Amava la fotografia e i viaggi: dagli Stati Uniti alla Cina. Scattava, sviluppava e stampava centinaia di foto quando c’era la pellicola. Era intelligente e curioso di tutto, soprattutto delle innovazione tecnologiche. Tre anni fa lo andai a trovare a casa e lo trovai chino su tre diversi computer. Domandai: «Come mai tanti?». Risposta: «Mi servono, hanno usi diversi!». Rimasi stupefatto per la sua voglia di sperimentare e lo guardai ammirato. Sbirciava, senza mettersi gli occhiali, una chiavetta elettronica. Spiegò: «Sto facendo un pagamento, un bonifico bancario. Ho un conto corrente online». Rimasi a bocca aperta. Io, sempre indietro con le innovazioni, fui spronato da lui novantenne a fare altrettanto. Lo imitai e alla fine chiesi anch’io alla mia banca un conto corrente online.

Sergio Letizia anni fa aveva perso l’amatissima moglie Lorenza. Ma l’affetto dei figli, dei nipoti, dei pronipoti e degli amici lo avevano aiutato a superare il grande dolore e ad andare avanti. Era un uomo affascinante ed autorevole per tutti. In cinquant’anni di affettuosa amicizia non sono mai riuscito a dargli del tu anche se parlavamo lungamente e con grande confidenza. Lascia in me, in Piero, nei famigliari, nei suoi amici un lacerante vuoto. Tuttavia resta un punto di riferimento anche ora. Un punto di riferimento sempre affascinante.

Rodolfo Ruocco
(Sfogliaroma)

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