giovedì, 24 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Tempesta di polemiche su Trump dopo i nuovi insulti
Pubblicato il 12-01-2018


onuTempesta di polemiche dopo i nuovi insulti di Donald Trump ai migranti “che vengono da posti di m…”. L’Onu, penalizzata in dicembre da un congelamento nel trasferimento di fondi Usa per 285 milioni di dollari, definisce “scandalosi” e “vergognosi” gli insulti ad Haiti e ai Paesi africani. “Se è confermato, sono commenti scioccanti e vergognosi dal Presidente degli Stati Uniti. Scusa, ma non c’è altra parola che il ‘razzista’”, ha detto il portavoce dell’Alto commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite Rupert Colville in una conferenza stampa a Ginevra.

Lo scoop è del il Washington Post che ha citato testimonianze di partecipanti, alla Casa Bianca, di un incontro del presidente Usa con alcuni parlamentari. Trump si sarebbe riferito a Paesi africani e a Haiti aggiungendo che invece vorrebbe veder arrivare più gente dalla Norvegia, di cui aveva appena incontrato il premier. The Donald non è nuovo a questo tipo di esternazioni rivolte soprattutto contro immigrati e rifugiati non-bianchi.

È il quotidiano della capitale a mettere in fila i commenti razzisti collezionati dall’inquilino della Casa Bianca, aprendo con l’oramai celebre anatema rivolto ai messicani in occasione dell’inaugurazione della sua campagna elettorale nel 2016. “Non sono nostri amici – disse – portano droghe e crimine. Sono stupratori”. Opinioni dure quelle relative ai rifugiati siriani, definiti uomini forti e giovani che potrebbero avere legami con l’Isis. Nel mirino di Trump è finito ugualmente il Diversity Visa Program, ovvero la “lotteria” che ogni anno mette in palio circa 50mila visti: “Ci mandano la gente peggiore, il peggio del peggio”.

Secondo il New York Times, smentito dalla Casa Bianca, in un meeting il presidente avrebbe poi sostenuto che tutti gli immigrati haitiani ultimamente entrati in Usa, avrebbero l’Aids. Alla berlina anche i Nigeriani, che “non torneranno mai alle loro capanne” in Africa. Immediate le prese di distanza bipartisan al Congresso degli Stati Uniti per le parole usate da Donald Trump, che nelle ricostruzioni di un quotidiano avrebbe definito Haiti e l’Africa “posti di m….”.

Democratici e Repubblicani all’unisono hanno condannato le frasi “razziste e divisive” del Presidente degli Stati Uniti. “Commenti come questi sono inaccettabili, divisive, elitarie e contrarie ai valori della nostra nazione”, ha fatto sapere in un comunicato Mia Love, la prima donna afroamericana eletta al Campidoglio nelle file del partito repubblicano, e la cui famiglia fuggì da Haiti nel 1973. La donna adesso chiede le scuse formali del Presidente. Sempre all’interno del partito repubblicano, il senatore dell’Oklahoma, James Lankford, e il governatore dell’Ohio, John Kasich, hanno espresso il loro profondo dissenso. “Gli Usa sono stati costruiti dagli immigrati da tutte le parti del mondo”, ha detot quest’ultimo, già aspirante candidato alla presidenza per il Gop lo scorso anno, “è una storia che dobbiamo rispettare ed onorare”.

Dura condanna quella del presidente del Caucus Ispanico del Congresso,la democratica Michelle Lujan Grisham, che parla di dichiarazioni “vili” destinate a “incidere sulla fibra morale del paese e del popolo degli Stati Uniti”.

Le dichiarazioni di Trump sulla migrazione e sui Paesi Africani sono state definite “indecorose” da Guglielmo Micucci Direttore di Amref Italia componente della rete Amref, più grande organizzazione che si occupa di salute in Africa. “Il riferimento era ai profughi provenienti da Haiti, El Salvador e da alcuni Paesi africani. Non solo indecoroso ma, nel definire anche chi è più degno di poter entrare in America, tra un Paese e l’altro – vedi il richiamo alla Norvegia – anche razzista. Noi, di Paesi africani, ci occupiamo dal 1957. Noi siamo africani e quelle dichiarazioni ci offendono e ci preoccupano, sia per gli scenari che hanno a che fare con la migrazione, che per quanto riguarda l’aiuto allo sviluppo di un attore importante come gli Stati Uniti. Nel dramma di queste dichiarazioni uno dei commenti – nel nostro stile sarcastico – che ci viene, ha a che fare con la realtà: noi di cessi ci occupiamo tutti i giorni”. “Siccome conosciamo molti Paesi africani, siccome da sempre ci adoperiamo per la crescita delle comunità africane – ha concluso – ci auguriamo che arrivino delle scuse, e soprattutto che possano corrispondere a un sincero ravvedimento”.

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Commenti all'articolo
  1. Trovandomi in Repubblica di Corea, giorni fa guardavo in televisione la conferenza stampa di inizio anno del presidente Moon. Un signore ben educato, dall’aria rassicurante, che con maniere pacate rispondeva alle domande che gli venivano rivolte, a ruota libera, senza filtri né gerarchie, da una platea di giornalisti coreani e stranieri. Poi ho saputo che il tutto si era svolto senza restrizioni di alcun tipo, senza inviti speciali o bandi per corrispondenti sgraditi: nessuna scaletta concordata in anticipo, nessuna pretesa da parte di Moon di conoscere in anticipo i temi delle domande. Tutto molto civile e libero. Inevitabilmente ho pensato alle conferenze stampa del signor Trump, monologhi urlati con arroganza e presunzione a un gruppo ristretto di giornalisti o compiacenti o ridotti al silenzio per paura di ritorsioni, fra nervosismo palpabile e misure di sicurezza esagerate. Ma siamo sicuri che gli Usa siano un Paese libero?

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