mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

LEGGEREZZE SU TOBAGI
Pubblicato il 18-01-2018


tobagi 2“Walter Tobagi poteva essere salvato”: a quasi quarant’anni dall’omicidio del giornalista si riapre una nuovo capitolo della Prima Repubblica e Craxi, l’Avanti! e i socialisti si ritrovano di nuovo a fare i conti con la storia. A riaprire un capitolo buio degli anni di piombo è Guido Salvini, giudice milanese ed ex giudice istruttore nel processo di Milano sulla strage di Piazza Fontana, che rivela “prima dell’omicidio i carabinieri avevano avuto dei segnali precisi del fatto che Tobagi fosse diventato di nuovo un obiettivo”. Tuttavia la notizia venne già fuori all’epoca del processo all’organizzazione terroristica di estrema sinistra Brigata XXVIII marzo, quando a rivelarlo fu già l’Avanti! che pubblicò l’informativa ricevuta dai carabinieri.
Secondo le ultime rivelazioni di Salvini solo dopo la morte i carabinieri si rendono conto di aver sottovalutato le notizie riportate dall’infiltrato Ciondolo, il sottoufficiale che aveva contatti con il brigatista Rocco Ricciardi. L’informativa del 1979 di Ciondolo però salta fuori durante il processo di primo grado, ma viene sminuita dalla Procura che la giudica poco attendibile.
Eppure la consapevolezza che Tobagi fosse nel mirino terroristico prima della sua morte (il 28 maggio 1980) era già emersa grazie ai dubbi di Bettino Craxi che aveva trasmesso l’informativa a Ugo Intini, allora direttore dell’Avanti! che lanciò una vera e propria campagna in difesa della verità, durante il processo contro Marco Barbone. L’iniziativa costò al giornale pesanti pene pecuniarie e i giornalisti e il direttore vennero condannati per diffamazione, dopo le querele del Pm Spataro. Eppure inizialmente il direttore si accertò della veridicità dell’informativa, grazie alla conferma dell’allora Capo del Viminale, Scalfaro, senza dimenticare che provò anche a girare lo scoop all’Espresso, testata neutra rispetto all’Avanti! organo di stampa di partito, il Psi.
Il caso Tobagi per Bettino Craxi rappresentò il primo scontro con la Procura milanese. Per l’allora segretario del Psi risultò da subito sospetta la ‘spontaneità’ della confessione degli assassini che in realtà uccisero il giornalista per essere arruolati successivamente nelle Brigate Rosse. Scelsero Tobagi “perché era l’uomo di Craxi all’interno del Corriere e il Psi era secondo noi la forza politica che poteva ricompattare il potere”, così come dichiarò Marco Barbone durante il processo.
Craxi tentò sempre di far luce sull’uccisione di Tobagi, eppure molte osservazioni che vengono fuori oggi, lui le aveva fatte notare quarant’anni fa. Tocca ancora una volta dargli ragione, a posteriori e alla vigilia dei 18 anni dalla sua morte.

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