giovedì, 26 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Tobagi. Buemi, l’Avanti! lanciò la campagna di verità
Pubblicato il 17-01-2018


tobagiÈ di questi giorni l’indiscrezione secondo la quale Walter Tobagi, il giornalista ucciso dalle Br, in realtà poteva salvarsi.
“Prima dell’omicidio, i carabinieri avevano avuto segnali precisi del fatto che fosse diventato di nuovo un obiettivo» del gruppo terroristico che da qualche mese si faceva chiamare ‘Brigata XXVIII marzo’, un gruppo che voleva fare “il salto di qualità e entrare a pieno titolo nelle Brigate Rosse”. Fa sapere il giudice Guido Salvini, inoltre “i vertici della Procura e dei carabinieri sapevano che Tobagi era tornato nel mirino dei terroristi, ma sottovalutarono le informazioni ricevute”.
Ma dopo la morte del giornalista “quelle informative – ha detto Salvini – sono state fatte sparire per coprire un errore”. A tal proposito è intervenuto il senatore socialista, Enrico Buemi, per chiarire alcune questioni sulla caso Tobagi.
“Per quanti sostengono l’inutilità della Commissione bicamerale sul sequestro e l’omicidio di Aldo Moro, oggi compaiono sul Corriere della Sera e su altri giornali articoli in cui si spiega, per una tragica vicenda da molti ritenuta connessa, che Walter Tobagi si poteva salvare e che ciò si ricava da una informativa ‘recuperata dal giudice Salvini’.” Così il Senatore socialista Enrico Buemi, membro della Commissione Moro, ha commentato le notizie sull’uccisione di Tobagi apparse oggi su organi di stampa, a margine dell’Ufficio di Presidenza della Commissione stessa. “Il giudice Salvini, oggi consulente della Commissione Moro, finalmente riconosce che si sono commessi gravi errori e che si è poi cercato di nasconderli, fornendo su questo molti e gravissimi particolari. L’informativa, in verità, fu l’oggetto di una campagna lanciata dall’Avanti! durante il processo contro Barbone e gli assassini di Walter Tobagi e fu scoperta non dal giudice Salvini ma da Craxi che la diede a Ugo Intini, suo portavoce e direttore dell’Avanti!, che la pubblicò dopo che l’allora ministro dell’interno Scalfaro ne accertò l’autenticità”, ha spiegato Buemi. “L’informativa di cui diede notizia l’Avanti!, all’epoca del processo contro gli assassini, fu trascurata inspiegabilmente dai magistrati che non la tennero in alcun conto e dai cui nacque uno scontro senza precedenti tra magistratura e socialisti”, ha ricordato il senatore socialista. “Per questa campagna di verità, il CSM tentò di fare una seduta straordinaria con l’obiettivo di condannare la presunta ingerenza di Craxi e dei socialisti sull’attività della magistratura ma l’allora presidente della Repubblica Cossiga vietò tale seduta, provocando un grave conflitto istituzionale”, ha continuato Buemi. “Contro questa campagna di verità, i giornalisti e direttore dell’Avanti! furono condannati per diffamazione con pesanti pene pecuniarie e quelli che erano parlamentari furono condannati dopo che il Parlamento diede nei loro confronti l’autorizzazione a procedere, usando il solito metodo di due pesi e due misure, vizio atavico delle Giunte per le Autorizzazioni a procedere”, ha commentato Buemi. “L’autorizzazione a procedere, come è evidente, era per un reato di opinione coperto dalle guarentigie di cui all’articolo 68 della Costituzione”, ha concluso il senatore socialista.

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