martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Topolino e Minnie festeggiano i 90 anni
Pubblicato il 31-01-2018


Steamboat Willie 06“Tutto è cominciato con un topo” disse quello, e anche grazie a una topa, aggiungeremo noi. Pur se la frase si presta a interpretazioni di bassa lega, intendiamo dire che tutto è cominciato 90 anni fa grazie a Topolino (Mickey Mouse) e a Topolina (Minerva Minnie Mouse), nome italiano della sua eterna fidanzata che prudentemente diventerà Minni. Pochi ricordano che, pur essendo due i personaggi che hanno aperto la strada all’impero multimediale fondato da Walt Disney, si celebra solo il compleanno del Topo.

Quest’anno è stato diverso. Sarà che la Hollywood del dopo scandalo Weinstein sta prestando più attenzione ai personaggi femminili, non solo a quelli in carne e ossa. Così il 90esimo compleanno della nostra Topolina è stato festeggiato in pompa magna con una stella sulla Hollywood Walk of Fame, vicino al cinema “El Capitan Theatre”, un privilegio riservato solo alle grandi star. Il primo personaggio dei cartoni animati a ricevere una stella sulla Walk of Fame è stato, neanche a dirlo,Topolino nel 1978, in occasione dei suoi primi 50 anni.

Alla cerimonia era presente anche Robert A. Iger, presidente e amministratore delegato della Disney, che ha dichiarato: “Minnie Mouse è una star e un’icona della moda fin dalla sua prima apparizione nell’indimenticabile classico d’animazione Steamboat Willie (un’inesattezza che correggeremo più avanti)”. “Protagonista di oltre 70 film – ha aggiunto -, nella sua lunga carriera Minnie ha conquistato milioni di fan in tutto il mondo, suscitando gioia ed emozioni. Siamo entusiasti che la sua enorme influenza culturale e i suoi numerosi traguardi vengano premiati con una stella sulla Hollywood Walk of Fame”.

Nati come personaggi dei cartoni animati per poi invadere in poco tempo la carta stampata e il merchandising con centinaia di migliaia di oggetti di ogni tipo e materiale, Topolino e Minni, compiono appunto 90 anni, e li compiono tre volte.

La data di nascita più festeggiata è il 18 novembre1928. Al Colony Theater di Broadway (New York), in coda al film parlato “Gang War” di Bert Glennon con Olive Borden e Jack Pickford, e a uno spettacolo dell’orchestra di Ben Bernie, viene proiettato con enorme successo di pubblico e di critica il corto animato “Steamboat Willie”, che sarà il primo a essere distribuito ma che è il terzo in ordine di produzione.

Steamboat Willie LocandinaNel cartone in bianco e nero, Topolino porta i calzoni corti (rossi e con due bottoni gialli o bianchi, quando arriverà il colore, cioè nel 1935), calza scarpe che diventeranno gialle, ha quattro dita per mano e ancora non indossa i caratteristici guanti bianchi. Il corto inizia con il nostro eroe al timone di uno sgangherato battello fluviale, lo Steamboat Willie del titolo, il cui comandante è Pietro Gambadilegno. L’unico passeggero è Minnie, che tira fuori un caratterino tutto pepe. Topolino balla e canta, e ci sono tante invenzioni visive abbinate alla musica. Ed è l’uso del sonoro a dare al corto quella marcia in più che gli farà conquistare il successo al box office mondiale e l’apprezzamento della critica.

Per realizzare “Steamboat Willie”, Walt Disney (che darà la sua voce a Topolino, a Minnie e a un pappagallo) e Ub Iwerks si sono ispirati a una comica di Buster Keaton, sincronizzando con bravura straordinaria per l’epoca le immagini con la colonna sonora, realizzata da Carl Stalling e composta da due marcette molto popolari in quegli anni: “Steamboat Bill” e “Turkey in The Straw”.

Nel 1928 non è stata ancora digerita la rivoluzione epocale iniziata con “Il cantante di jazz” (The Jazz Singer, di Alan Crosland con Al Jolson), il primo film sonoro della storia prodotto dalla Warner uscito nelle sale il 6 ottobre 1927. “Steamboat Willie” viene ricordato come il primo cartone animato al mondo col sonoro sincronizzato con le immagini in movimento. Ma è un falso nato sull’onda del successo, perché il primo è stato “Dinner Time” di Paul Terry, prodotto dai Van Beuren Studios, uscito un paio di mesi prima ma con scarso successo al botteghino, per cui è caduto nel dimenticatoio.

Prima di “Steamboat” ci sono stati due tentativi andati a vuoto, che in seguito saranno sonorizzati e distribuiti. Il “vero” esordio di Topolino avviene, infatti, a Hollywood , con una proiezione privata, il 15 maggio 1928 con “Plane Crazy” (L’aereo impazzito), in versione muta, dove esordisce anche Minni. In questo primo corto, ricco di azione e di trovate umoristiche, ispirato a Charles Lindbergh, che aveva appena compiuto la prima trasvolata aerea dell’Atlantico senza scalo, il nostro Topo indossa i classici calzoncini corti ma non i guanti e le scarpe, che arriveranno qualche mese dopo.

Il 28 agosto 1928 tocca a “Gallopin’ Gaucho” (Topolino gaucho), dove ritroviamo Minnie e riappare Pietro Gambadilegno, il personaggio più longevo creato da Disney perché ha esordito nel 1925 in “Alice Solves the Puzzle”. Gambadilegno (Pete, Peg Leg Pete, Big Bad Pete e Black Pete) è un gatto nero che diventerà il più acerrimo nemico del Topo, che qui incontra per la prima volta. Parodia del film “Il gaucho” del 1927 (The Gaucho, di F. Richard Jones con Douglas Fairbanks e Lupe Vélez), il cartone viene proiettato in versione muta e sarà distribuito il successivo 30 dicembre dopo l’aggiunta del sonoro.

La leggenda vuole che Walt Disney (Chicago, 5 dicembre 1901-Burbank, 15 dicembre 1966) abbia inventato Topolino nella primavera del 1927, durante un viaggio in treno da New York a Los Angeles, sede del suo terzo studio di produzione e animazione. Disney aveva aperto il primo studio a Kansas City (Missouri) nel gennaio del 1920, con il socio e amico Ub Iwerks. Nel 1922 è la volta della “Laugh-O-Gram Films”, che fallisce nel luglio 1923. Quindi, su invito del fratello Roy, si trasferisce a Hollywood (Los Angeles, California), con poche decine di dollari in tasca ma tante straordinarie idee in testa. Nascono i Disney Brothers Studio: prima sede il garage dello zio Robert, che nel 1928 diventano la Walt Disney Productions, con sede in Hyperion Avenue, periferia di Los Angeles. Nel 1940, gli studi si trasferiscono a Burbank, cittadina a una ventina di chilometri dalla Mecca del Cinema, in una nuova struttura di cui Disney ha curato personalmente ogni dettaglio perché la voleva consona ai bisogni della produzione e, al tempo stesso, a misura d’uomo. Un altro successo e base strategica delle fondamenta dell’impero, tanto che è proprio come l’uomo di Burbank che Walt Disney viene ricordato ancora oggi.

Quella primavera del 1927 Walt Disney era reduce da due sconfitte, con pochi soldi in tasca e alla ricerca di nuove idee. La sua prima serie, “Alice Comedies”, figlia di “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” di Lewis Carroll (Alice’s Adventures in Wonderland, 1865), era giunta al capolinea stoppata dalla distribuzione. Si tratta di una serie composta da 55 cortometraggi in bianco e nero, con cartoni animati mischiati a riprese dal vero, realizzata dal 1924 al 1927 nel suo studio di Kansas City (Missouri), dove esordirà, appunto, Pietro Gambadilegno. Come se non bastasse, un contratto capestro gli aveva fatto perdere i diritti su Oswald the Lucky Rabbit (Oswald il coniglio fortunato), inventato nel 1927, e il distributore gli aveva sottratto quasi tutti gli animatori del suo studio. Disney impara la lezione e da quel momento avrà cura di protegge i diritti di tutti i suoi personaggi.

Quindi, un mesto ma non sconfitto Disney ritorna a Hollywood con la moglie Lillian e il fido Ub Iwerks, l’unico a non averlo abbandonato. Sembra che l’idea di Mortimer Mouse (Topo Mortimer) sia nata durante questo viaggio, esattamente a ovest del Mississippi; mentre Mickey (Michele) è il nome proposto dalla moglie perché più adatto al carattere sbarazzino del personaggio.

Facile da disegnare e da animare, è un insieme di pochi cerchi, poche linee e una coda che da sola movimenta i fotogrammi, graficamente Topolino è figlio di Felix the Cat (conosciuto in Italia come Mio Mao) inventato nel 1917 da Otto Messmer per lo studio di Pat Sullivan. Per disegnare Felix, infatti, bastano due cerchi sovrapposti, uno per la testa e uno per il corpo, tecnica che Disney affinerà qualche anno dopo per il suo Topo, grazie al quale vincerà il primo Oscar onorario alla carriera nel 1932.

A Disney piaceva ricordare che nel suo studio di Kansas City i topolini scorrazzavano liberamente, ed è stato questo a dargli l’idea del topo umanizzato. Ma se sia stato lui oppure Ub Iwerks a disegnare il primo bozzetto è discussione oziosa. Due grandi cerchi, uno per la testa e uno per il corpo, due cerchi più piccoli per le orecchie, usando delle monete per semplificarsi il lavoro, infine gambe e braccia a tubo: ecco Topolino che nasce mentre il treno corre. Iwerks non ha mai rivendicato ruoli particolari nella creazione e Disney, pur avendo iniziato nel 1917 come disegnatore, non ha mai negato il valore dei suoi collaboratori. Lui era impegnato a cercare “il bambino che è dentro ciascuno di noi”, troppo genio, troppo creativo, troppo perso nel far diventare realtà i suoi sogni di infinita grandezza per dedicarsi a cose banali come il disegno.

MINNI E LA SUA STELLAMeglio pensare in grande: “se puoi sognarlo puoi farlo”, era solito dire e ha ampiamente dimostrato di aver ragione. Così, da un semplice Topo nascerà un impero multimiliardario che trasformerà la piccola casa di produzione in uno dei giganti dell’intrattenimento, in una corporazione multimediale composta da una serie infinita di società. L’elenco incompleto comprende Walt Disney Productions, Walt Disney Pictures, Walt Disney Animation Studios, Walt Disney Studios Motion Pictures, Miramax, Touchstone, Hollywood, Disney Channel, National Geographic Channel, Pixar. Poi ci sono i parchi sparsi per il mondo, tra cui Disneyland, il primo nato, Disney Word Resort , Epcot, Disneyland Paris e Tokio Disneyland. Senza dimenticare l’acquisizione di giornali, reti radiofoniche e televisive, internet, spettacoli e serie televisive, fra cui il Mickey Mouse Club, merchandising, giochi e giocattoli, videogiochi, abbigliamento, peluche, alberghi e navi da crociera.

Le ultime acquisizioni sono state i Muppets, la Marvel (Spider-Man, Avengers, Iron Man, Thor e almeno altri 5mila personaggi da sfruttare in tutte le maniere possibili), la Lucasfilm (l’universo di Star Wars) e la 21st Century Fox. L’ultimo bilancio conosciuto parla di un fatturato di oltre 55 miliardi di dollari per un utile netto vicino ai 9. Niente male per essere partiti da un topo disegnato su un treno in corsa che, stando alle statistiche, è il personaggio (non religioso) di fantasia che ha prodotto più soldi in assoluto. Tanti sono stati i giudizi sul Topo nel corso di 90 anni, alcuni fortemente critici anche da un punto di vista politico, e fiumi di inchiostro hanno sparso favorevoli e contrari, noi lasciamo che ciascuno esprima la proprio opinione e preferiamo considerarlo per quello che è ancora oggi: la più perfetta macchina fabbrica quattrini mai esistita.

Il Topolino delle prime apparizioni nei cartoni animati non è quello degli anni successivi: è un ragazzaccio vivace, dispettoso ma non cattivo, che cerca di scoprire il suo ruolo nel mondo. Il disegno è ancora rudimentale e il nostro vive avventure da allegro ragazzo di campagna. Il ritmo è travolgente con gag scatenate e situazioni che ricordano molto da vicino le comiche dell’epoca, tipo quelle di Mack Sennett e di Charlie Chaplin, di cui Disney era un grande estimatore. Ed è tra la fine degli anni Venti e i primi Trenta che nascono anche gli amici di sempre: Pluto, Pippo, Clarabella e Orazio.

Dal successo mondiale dei cartoni animati ai fumetti il passo è breve e il 13 gennaio 1930 ecco la prima striscia di “Topolino nell’isola misteriosa”, realizzata per i quotidiani, con Disney ai testi, Iwerks alle matite e Win Smith alle chine. Grazie ai comic arriva anche il terzo papà di Topolino: Floyd Gottfredson che si occupa dei testi e delle matite dal 17 maggio 1930, con “Topolino nella valle infernale”, sino al 15 novembre 1975, realizzando storie leggendarie. Sue la trama delle avventure e l’invenzione di tutti i nuovi personaggi, buoni e cattivi: Tip e Tap, i nipotini gemelli, Eta Beta, Giuseppe Tubi, il commissario Basettoni, Macchia Nera, il pirata Orango, il dottor Enigm. Nel giro di pochi anni Gottfredson fa crescere il Topo con storie di ampio respiro e di taglio avventuroso ambientate non solo a Topolinia ma in ogni parte del mondo. Sarà sempre lui a occuparsi del restyling grafico a partire dal 22 dicembre 1938: arrivano i pantaloni lunghi, la giacca e altri orpelli, che lo trasformano in un serioso borghese, togliendogli lo spirito sbarazzino degli esordi.

C’è mai stato un vero declino di un personaggio che ancora oggi rappresenta il succedersi dell’uomo medio americano, però troppo noioso e perfettino, che vince sempre e che sembra un falso modesto? Certamente no, perché Topolino è ancora oggi una delle più famose icone della cultura pop mondiale, il più grande successo della Disney, simbolo unico e insostituibile della Casa di Burbank, il primogenito che non può essere e che non sarà mai tradito.

Ma ci sono anche altri fratelli del Topo che hanno aperto nuove strade esplorate con successo, e almeno due meritano di essere citati. Il 1937 è l’anno di “Biancaneve e i sette nani” (Snow White and the Seven Dwarfs) , il primo lungometraggio a cartoni animati della storia, una nuova avventura per Walt Disney che ha l’ennesimo colpo di genio grazie al quale reinventerà il modo di raccontare le fiabe classiche dell’Occidente.

La seconda grande intuizione è che il pubblico non può identificarsi per sempre con un palloso vincente, occorre un perdente pieno di difetti e proprio per questo più simpatico. Inizia così la serie di cartoni animati con protagonista Paperino (Donald Duck), nato come “spalla” del Topo nel 1934. Nevrotico, sfortunato, sfaticato, attaccabrighe, disoccupato perenne, è molto più simpatico di Topolino e con lui è più facile identificarsi perché incarna l’uomo medio, i suoi insuccessi e le sue frustrazioni. La scelta si rivelerà vincente ancora una volta, ma questa è tutta un’altra storia.

Antonio Salvatore Sassu

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