lunedì, 23 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

I giovani dell’Unione europea sono a rischio povertà
Pubblicato il 24-01-2018


italia_giovani_povertàIl Fondo monetario internazionale ha lanciato l’allarme di povertà sui giovani dell’UE. Lo staff economico del FMI ha curato un lungo lavoro sulla diseguaglianza tra generazioni nell’Unione Europea. L’analisi non lascia spazio a dubbi e recita: “Oggi, i giovani sono il gruppo anagrafico a maggior rischio di povertà in Europa. Nel sud del continente la situazione è più drammatica: ad essere minacciato è addirittura un ragazzo su 4. Ai giovani tra i 16 ed i 34 anni, fa capo appena il 5% della ricchezza netta in Europa e la loro ricchezza mediana è soltanto un decimo di quella del gruppo di persone di età superiore ai 65 anni. Sempre tra le generazioni più giovani si ritrova il più alto rapporto tra debito e patrimonio (49%) e la maggiore possibilità di finire tra i ‘protestati’ (12,4%). Il rischio di povertà giovanile è crescente nel vecchio continente. E se prima della crisi i tassi di povertà relativa di giovani (18-24) e anziani (oltre i 65 anni) erano ampiamente simili, oggi la minaccia è cresciuta significativamente per i primi che sono diventati il gruppo anagrafico a maggior rischio di povertà, tanto in termini relativi che assoluti”.

Gli economisti del Fondo Monetario affermano: “A pesare sui destini dei ragazzi europei sono stati gli sviluppi del mercato del lavoro, ma anche i modelli scelti per riformare i sistemi di protezione sociale e consolidare i conti pubblici. La crisi ha esacerbato la già alta disoccupazione giovanile e la tendenza verso la precarizzazione del lavoro”.

Secondo quanto si legge nel rapporto del Fmi: “I problemi della disoccupazione giovanile e della conseguente povertà stanno raggiungendo proporzioni macroeconomiche in molte economie europee. E mentre la ripresa ciclica in corso migliora le opportunità occupazionali per i giovani, i governi devono fare di più per assicurare che i giovani d’oggi non restino ulteriormente indietro rispetto al resto della popolazione con effetti durevoli sulle loro prospettive sociali. Per ridurre le possibilità che i giovani si impoveriscano e soffrano perdite di reddito durante la loro vita, è essenziale facilitare la loro integrazione nel mercato del lavoro. Il suggerimento è di fornire agli imprenditori incentivi che li spingano ad assumere giovani, comprese riduzioni mirate del cuneo fiscale o crediti fiscali per i salari più bassi. Ma per raggiungere l’obiettivo è necessario anche migliorare e adattare le competenze dei ragazzi europei. Per questo le spese per l’educazione e l’aggiornamento professionale dovrebbero essere escluse dal risanamento dei conti e andrebbe migliorata la cooperazione tra aziende, sindacati e governi nella definizione dei programmi”.

Il Fmi ha messo sotto accusa quei sistemi di protezione sociale “che durante la crisi hanno protetto gli anziani meglio dei giovani”.

I tecnici del Fmi hanno scritto: “Per far fronte ai vincoli di bilancio, sono stati spesso tagliati gli strumenti non pensionistici, con la conseguenza che i giovani non sono stati adeguatamente coperti contro il rischio di disoccupazione e l’impatto di posti di lavoro precari. In definitiva, le riforme previdenziali adottate durante la crisi finanziaria hanno protetto chi è già in pensione e spostato la maggior parte del peso dell’aggiustamento sulle future generazioni di pensionati. Anche il sistema fiscale andrebbe rivisto. Un’eventuale riforma dovrebbe riequilibrare il peso delle tasse tra le diverse generazioni e aumentare l’effetto redistributivo della tassazione, tramite un incremento della progressività delle tasse sul reddito e dando maggior ruolo redistributivo all’imposizione sui redditi di capitali e la ricchezza”.

In conclusione nel rapporto si legge: “Ma bisogna fare in fretta: c’è una generazione intera da salvare”.

Il condivisibile rapporto del Fmi è un invito a correggere le scelte di politica economica adottate negli ultimi anni. Non c’è più tempo da perdere. L’Unione Europea, assieme ai Paesi membri, dovrebbe affrettarsi a risolvere il problema dei giovani e delle generazioni future. Per l’umanità c’è bisogno di una politica di ampio respiro, che guardi lontano nel futuro, e non della politica del giorno dopo giorno che quasi sempre risulta miopica, limitata ed insufficiente.

Salvatore Rondello

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