lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Utøya, al Teatro dei Filodrammatici il racconto della strage
Pubblicato il 09-01-2018


Utoya_Mattia-Fabris_Arianna-Scommegna5_FotoSerenaSerrani--e1497970961201A quasi sette anni dalla strage che ha sconvolto l’Europa, l’attentato di Utøya, dopo il libro del giornalista parlamentare Luca Mariani, a parlarne ancora è il teatro. A Milano al teatro dei Filodrammatici da stasera, martedì 9, fino al 14 gennaio, sarà in scena Utøya. L’opera scaturisce dal libro di Luca Mariani ‘Il silenzio sugli innocenti’ e con il giornalista si potrà discutere il 10 gennaio alle 21 quando ci sarà un dibattito al termine dello spettacolo. Scritto da Edoardo Erba, con la consulenza di Luca Mariani; regia Serena Sinigaglia; scene Maria Spazzi (vincitrice del Premio Hystrio-Altre Muse 2017); luci Roberto Innocenti; con Arianna Scommegna, Mattia Fabris; co-produzione ATIR Teatro Ringhiera, Teatro Metastasio di Prato, con il patrocinio della Reale Ambasciata di Norvegia in Italia.
“Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utøya, in Norvegia, nel 2011 è un’impresa impegnativa”, dice Edoardo Erba che spiega: “La riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è. Quando da ragazzo aprivo il giornale avevo una griglia, un po’ rozza ma funzionale, per classificare quel che succedeva. Pareva che alcune semplici categorie bastassero per inquadrare un avvenimento e consentissero di reagire”. Per l’autore “dopo il 1989 il mondo è diventato molto più complicato e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto: il teatro può solo trovare personaggi in grado di percorrerlo e restituirlo attraverso la loro personalità e i loro rapporti”. “Per questo – conclude Erba – abbiamo scelto di osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo, in Norvegia, in quel terribile 22 luglio del 2011. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione che, anche se non ci da’ tutto il filo per uscire da quel labirinto, almeno ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia”.

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