Resto al Sud. Oltre cinquemila domande di giovani che vogliono fare impresa nel Mezzogiorno

Inps

PREMIO ALLA NASCITA ANCHE A STRANIERI REGOLARMENTE PRESENTI

Con le circolari n. 39 del 27/02/2017, n. 61 del 16/03/2017 e n. 78 del 28/4/2017 L’Inps ha impartito alle proprie Sedi periferiche le prime indicazioni sul premio di 800 euro per la nascita o l’adozione di un minore di cui all’articolo 1, comma 353, della legge 11 dicembre 2016, n. 232.
Con Ordinanza del 12 dicembre 2017, emessa nella causa iscritta al n. di R.G. 6019/2017, il Tribunale di Milano ha accolto il ricorso  dell’Apn, Asgi e Fondazione Giulio Piccini c/Inps avverso le citate circolari Inps,  in materia di “Premio alla nascita”, nella parte in cui è stato limitato l’accesso al predetto beneficio economico ad alcune categorie di donne straniere e precisamente alle donne titolari del permesso di soggiorno Ue per soggiornante di lungo periodo di cui all’articolo 9 del decreto legislativo n. 286/1998, della carta di soggiorno o carta di soggiorno permanente di cui agli articoli 10 e 17 del decreto legislativo n. 30/2007.

Con il citato provvedimento è stato, inoltre, ordinato all’Inps di eliminare la condotta discriminatoria attraverso “l’estensione del beneficio assistenziale denominato “premio alla nascita” a tutte le future madri  regolarmente presenti in Italia che ne facciano domanda e che si trovino nelle condizioni  giuridico-fattuali  previste dall’art. 1 comma 353 della L. n. 232 del 2016”, procedendo alla pubblicizzazione dell’ampliamento del novero dei beneficiari “attraverso la pubblicazione  di una nota informativa sulla home page del proprio sito internet” (così l’Ordinanza).

Al fine di ottemperare all’Ordinanza in questione, l’Ente ha fornito alle sue strutture decentrate sul territorio le prime istruzioni per l’estensione del beneficio nei termini disposti dal Tribunale di Milano.
Anche la procedura di presentazione telematica della domanda è stata, in tal senso, implementata.
Le richieste di premio alla nascita inoltrate dalle donne straniere regolarmente presenti in Italia, in precedenza respinte in applicazione delle circolari n. 39/2017, n. 61/2017 e n. 78/2017, saranno quindi oggetto di riesame alla luce dell’Ordinanza n. 6019/2017.

Il riesame della domanda sarà effettuato su istanza della richiedente da presentarsi alla Struttura territoriale competente utilizzando un apposito modello opportunamente predisposto dall’Inps.
L’Agenzia territorialmente competente valuterà, in base alla citata Ordinanza, la sussistenza dei requisiti sia con riferimento alla regolare presenza in Italia sia con riferimento agli altri requisiti giuridico-fattuali richiesti dalla legge.

In ottemperanza al disposto dell’Ordinanza è stata, inoltre, pubblicata  una nuova scheda informativa ed una news sull’Home page del sito dell’Istituto, finalizzata a pubblicizzare l’ampliamento del novero dei beneficiari.

I premi verranno corrisposti con riserva di ripetizione se, all’esito del giudizio di impugnazione del citato provvedimento giudiziale da parte dell’Istituto, emergerà un diverso orientamento giurisprudenziale.

Lavoro

AL VIA OSSERVATORIO SULLA LEGALITA’

Promuovere il lavoro etico e contrastare quello irregolare e sommerso. E sensibilizzare imprese, lavoratori e operatori del mercato del lavoro sulle criticità derivanti da pratiche di dumping contrattuale e sociale, appalti irregolari, somministrazione e intermediazione illecite, fenomeni di caporalato e utilizzo distorto dell’istituto della cooperativa. Questi gli obiettivi del protocollo d’intesa siglato recentemente, a Roma, presso l’auditorium dei consulenti del lavoro, tra il Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro e l’Ispettorato nazionale del lavoro, che punta a creare un ‘Osservatorio nazionale per la legalità’.

Durante l’incontro, il Consiglio nazionale e l’Ispettorato hanno colto l’occasione per siglare un accordo per contrastare l’abusivismo e tutelare la professione di consulente del lavoro, soprattutto nei confronti di quei soggetti che svolgono gli adempimenti in materia di lavoro senza i requisiti previsti.

“Queste intese -ha spiegato la presidente del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Marina Calderone- sono la sintesi di una collaborazione che va avanti da anni con l’Ispettorato nazionale del lavoro oggi e ancora prima con la direzione generale delle attività ispettive del ministero del Lavoro. E l’obiettivo è di promuovere il lavoro etico e soprattutto contrastare quei fenomeni distorsivi del mercato del lavoro che poi si traducono in un inasprimento dell’abusivismo professionale, da un lato, e delle condotte illecite dall’altro”.

“Negli ultimi mesi -ha continuato Calderone- abbiamo assistito a situazioni in cui delle cooperative e delle realtà che poi avevano come finalità quelle di proporre alle aziende il lavoro a basso costo hanno tentato, a mio avviso, di ‘desertificare’ il mercato del lavoro. Contrastare questi fenomeni, secondo me, non vuol dire solo ricondurre alla legalità tanti rapporti di lavoro, ma dare delle opportunità di lavoro concreto ai giovani e, soprattutto, consentire ai professionisti di accompagnare le aziende in un contesto di legalità dove il rispetto delle regole parla di etica e di costruzione di una società diversa in cui il lavoro diventa ancora una volta il vero pilastro”.

L’intesa punta a rendere l‘Osservatorio nazionale per la legalità fulcro nevralgico per la corretta regolamentazione del mondo del lavoro, l’analisi delle problematiche e lo sviluppo di iniziative volte alla tutela dei lavoratori. L’accordo si pone in continuità, spiegano i consulenti, con l’impegno profuso negli ultimi anni dalla categoria nel denunciare e osteggiare tutti quei fenomeni elusivi che destabilizzano il mercato del lavoro.

Il riferimento è, in particolare, alle segnalazioni effettuate dal Consiglio nazionale dell’Ordine al ministero del Lavoro sulle attività di appalto irregolari realizzate da cooperative spurie, che si concretizzano attraverso il rifornire di personale le piccole e medie imprese ricorrendo a tariffe estremamente basse rispetto al costo del lavoro. In alcuni casi, inoltre, le cooperative, continuano i consulenti, suggeriscono all’impresa il licenziamento della forza lavoro già dipendente, che poi viene reimpiegata presso la stessa a costo ribassato.

Condotte di questo tipo sono state poste sotto la lente dell’Ispettorato e denunciate all’Autorità giudiziaria e hanno portato all’irrogazione di verbali, ad una cooperativa in particolare (M&G Coop. Multiservizi), per un totale di 26 milioni di euro. “Nel corso del 2017 due aziende su tre sono risultate irregolari, per un totale di 48.073 lavoratori sommersi”, ha dichiarato Paolo Pennesi, capo dell’Ispettorato nazionale del lavoro.

“Per combattere più efficacemente fenomeni di questo tipo – ha continuato – abbiamo accolto con grande interesse la proposta del Consiglio nazionale dell’ordine dei consulenti del lavoro di dare vita a un Osservatorio sulla cooperazione e l’avvio di attività di vigilanza straordinaria, soprattutto per quelle realtà cooperativistiche che operano nel settore della logistica e fanno ampio ricorso ad appalti e somministrazione”.

Secondo Pennesi, “i fenomeni di patologia e di irregolarità che caratterizzano il mercato del lavoro sono sempre nuovi e sempre multiformi e quindi bisogna monitorarli molto bene”. “L’aiuto di professionisti che ‘vivono’ la vita delle imprese – ha aggiunto – e che possono registrare anche loro fenomeni di carattere patologico nel mercato del lavoro possono rappresentare degli ottimi punti di osservazione per segnalare questi tipi di patologie e questi fenomeni. Sono fonti qualificate di notizie per orientare meglio la nostra attività di vigilanza”.

I consulenti del lavoro, del resto, sono impegnati a promuovere la legalità, non solo tra le imprese e i lavoratori, ma anche all’interno della categoria. E a questo punta il protocollo contro l’abusivismo della professione. Il Consiglio nazionale, infatti, metterà a disposizione degli ispettori una banca dati degli iscritti all’albo professionale col fine di far verificare l’effettività dell’iscrizione.

“Siamo a fianco delle imprese per favorirne la crescita nel rispetto delle regole del mercato del lavoro – ha puntualizzato Calderone – e siamo impegnati a promuovere la cultura della legalità tramite la certificazione dei contratti e l’AsseCo, l’asseverazione della regolarità contributiva e retributiva delle imprese. Con la nascita dell’Osservatorio per la legalità miriamo a valorizzare il lavoro etico facendo leva sul nostro ruolo sussidiario ovvero trasmettendo al personale ispettivo tutte le segnalazioni che perverranno dagli iscritti e dai Consigli provinciali. Organizzeremo incontri, seminari e iniziative culturali che possano sensibilizzare gli operatori del mercato del lavoro e l’intera collettività”, ha concluso Calderone.

Nel passato probabilmente, ha spiegato Pennesi, quello “dell’esercizio abusivo della professione non è stato un tema al centro dell’attenzione”. “Oggi, però, avere professionisti altamente qualificati – ha avvertito – capaci di dare un contributo adeguato e di livello nella consulenza nei confronti delle imprese è per noi fondamentale. E anche bonificare il settore da tutti quei soggetti che non hanno i requisiti prefigurati dalla normativa vigente per svolgere questa attività di consulenza nei confronti delle imprese è un altro risultato che ci proponiamo proprio con la firma del protocollo anti-abusivismo che dà ai Consigli provinciali il compito di segnalarci quei casi in cui le aziende non ricorrono a professionisti ufficialmente abilitati”.

Altro tema centrale, per i consulenti, nella costruzione della legalità nel mondo del lavoro, è quello della verifica dell’effettiva rappresentatività sindacale ai fini della contrattazione, come ha sottolineato Rosario De Luca, presidente della Fondazione studi dei consulenti del lavoro.

“Arriva la richiesta -ha affermato- di dare certezze alle aziende e agli operatori professionisti come noi. E la certezza si può avere solo dotando tutti e quindi rendendoli pubblici i dati sulle iscrizioni ai sindacati. Perché da questo, dalla scelta del contratto collettivo sottoscritto dalle organizzazioni che hanno i requisiti richiesti dalla legge dipende poi il poter usufruire delle agevolazioni, della decontribuzione e di tutte quelle forme per cui è richiesto questo requisito”.

“Per questo, occorre che si metta a disposizione i dati, anche rilevandoli dall’Inps: questo è importantissimo -ha concluso- perché se si continua a restare in una nebulosa, in una zona non chiara, questo va a discapito della certezza creando situazioni che possono portare a contenzioso”.

Resto al Sud

GIA’ OLTRE 5MILA DOMANDA DA UNDER 36

A poche settimane dall’apertura dello ‘sportello’ web, sono 5.143 le domande – già presentate o in compilazione – per ‘Resto al Sud’, l’incentivo del governo rivolto ai giovani under 36 che vogliono fare nuove imprese nel Mezzogiorno. I progetti finora ricevuti da Invitalia sono 875 ed è già in corso la valutazione in base all’ordine cronologico di arrivo. Il 15 febbraio scorso, con un forte anticipo rispetto ai tempi previsti, sono state anche approvate le prime iniziative.

Le oltre 800 proposte di nuove imprese già presentate prevedono investimenti per 56,3 milioni di euro, con richieste di agevolazioni per 26,5 milioni e la creazione di 3.201 nuovi posti di lavoro. Il finanziamento medio richiesto è di circa 66.000 euro per progetto. Le agevolazioni coprono fino al 100% delle spese: il 35% a fondo perduto, il 65% con un finanziamento bancario garantito dal Fondo di garanzia delle Pmi. I relativi interessi saranno a carico dello Stato.

Tra le otto regioni interessate dall’incentivo, al primo posto c’è la Campania con il 49,3% delle domande, seguita da Sicilia (15,8%), Calabria (13,2%), Sardegna (8%), Abruzzo (6,8%), Puglia (3,6%), Molise (1,7%), Basilicata (1,6%). Il settore turistico-culturale è il più rappresentato con quasi il 43% dei progetti, al secondo posto le attività manifatturiere (27%), quindi i servizi alla persona (13%). Il 37% dei proponenti si colloca nella fascia d’età 30-35 anni e il 38% di essi ha un elevato livello di istruzione (laurea, master, dottorato di ricerca). Significativa la quota di under 25, che arrivano al 32% del totale.

“Con ‘Resto al Sud’ – ha affermato l’amministratore delegato di Invitalia, Domenico Arcuri – mettiamo in condizione i giovani di inventarsi un lavoro e non semplicemente di aspettarlo o di essere costretti a cercarlo lontano dalla propria terra d’origine. I numeri ci confermano che nel Mezzogiorno c’è una forte vocazione imprenditoriale da incoraggiare e sostenere, anche con l’obiettivo di consolidare i segnali di crescita provenienti dal tessuto economico meridionale. Per il secondo anno consecutivo, infatti, il Sud è cresciuto più del Nord. Siamo convinti – ha proseguito Arcuri – che gli under 36 stiano cogliendo l’opportunità di avviare un’impresa con un incentivo che per la prima volta può coprire il 100% degli investimenti e che consente di abbattere il muro, spesso invalicabile soprattutto nel Mezzogiorno, dell’accesso al credito”.

Per favorire la presentazione delle domande, è prevista una rete di enti accreditati che, in ogni regione, forniscono assistenza gratuita ai giovani neoimprenditori. Sono più di quaranta i soggetti già accreditati. Nell’elenco, consultabile e aggiornato quotidianamente sul sito di Invitalia, figurano, tra gli altri, il Comune di Napoli, Unioncamere Calabria, le Camere di commercio di Potenza e di Foggia e numerose associazioni territoriali.

Anche sul fronte bancario è stato attivato un meccanismo per facilitare le procedure di concessione dei finanziamenti ai neo imprenditori. Invitalia e Abi hanno, difatti, firmato una convenzione che stabilisce le modalità di erogazione del contributo da parte delle banche e alla quale gli istituti di credito possono aderire. La lista degli istituti che hanno raccolto l’invito è già numerosa e comprende, tra gli altri, Mediocredito Centrale-Banca del Mezzogiorno, Unicredit e molte banche di credito cooperativo.

Carlo Pareto

Franz Ferdinand e Mogwai in un unico doppio concerto a Roma

mogwaiIl Roma Summer Fest, la nuova estate di concerti nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica presenta una data unica e il primo doppio concerto della stagione estiva: sul palco della cavea il 10 luglio saliranno Franz Ferdinand – premiati recentemente dal New Musical Express come “migliore live band” e a pochi giorni dall’uscita del nuovo album “Always ascending” – e in apertura una delle band più importanti della scena post rock internazionale, i Mogwai.

Una serata da non perdere, un doppio evento unico in esclusiva per il Roma Summer Fest.

MARTEDÌ 10 LUGLIO CAVEA ORE 20.45
AUDITORIUM PARCO DELLA MUSICA

I Franz Ferdinand fanno ritorno sul suolo italiano con il nuovo tour a supporto della raccolta di inediti ‘Always Ascending’, uscito il 9 febbraio. Registrato ai RAK Studios di Londra e ai Motorbass di Parigi con l’aiuto dello straordinario produttore francese Philippe Zdar (Cassius, Phoenix, The Beastie Boys) ‘Always Ascending’ segna una sorta di rinascita, una trionfante rielaborazione del gruppo, che esplode con fresche idee e vigorosi esperimenti sonori.

I Mogwai, la storica band scozzese simbolo del post-rock mondiale, tornano in Italia per 3 incredibili appuntamenti, tra il 10 luglio a Roma all’interno di Roma Summer Fest, in apertura ai Franz Ferdinand. La band di Stuart Braithwaite fin dagli esordi con “Young Team” ha sempre avuto un occhio di riguardo verso un sound avanguardista, tanto che, dopo 21 anni di attività, 8 album in studio, 2 album live e 4 colonne sonore, suona quasi riduttivo inquadrarli in un singolo genere, e più corretto consacrarli come una delle band più rappresentative della scena underground internazionale.

I biglietti saranno disponibili in prevendita dalle ore 11.00 di giovedì 1 marzo su www.ticketone.it e in tutti i punti vendita autorizzati.

SVILUPPO E COESIONE

calenda cipe

“Oggi il Cipe ha deliberato 200 milioni per il fondo per il contrasto alle delocalizzazioni e 850 milioni per i contratti di sviluppo: 1 miliardo e 50 milioni per gestire i processi di reindustrializzazione, transizioni e crisi industriali. La politica industriale di sviluppo rappresentata da Impresa 4.0, dal piano straordinario Made in Italy e dalla Sen, viene ora affiancata da una politica industriale di protezione per i lavoratori e le aziende spiazzate da innovazione tecnologica e globalizzazione”. Lo ha detto il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda. Il Cipe, che si è riunito questa mattina a Palazzo Chigi, ha ripartito circa 4,3 miliardi di investimenti su settori strategici del fondo per lo sviluppo e la coesione.

La riunione del Cipe, l’ultima prima delle elezioni è stata presieduta dal presidente del consiglio Gentiloni e ad ha assunto, ha detto il premier in apertura dei lavori, “decisioni molto rilevanti” sulle “infrastrutture”, il cui rilancio è “fondamentale per i nostri investimenti”, sui fondi per la cultura e il turismo, “con un’attenzione particolare alle Regioni Meridionali”, sui “piani operativi per l’ambiente”. “Sottolineerei – ha aggiunto – anche l’importanza delle decisioni sul tema dei fondi per contrastare le delocalizzazioni industriali”.

Il Ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti ha definito i progetti approvati dal Cipe “di grande rilievo”. “Quelli ambientali e infrastrutturali come, per esempio, il potenziamento del Piano di rimozione dell’amianto, la manutenzione di invasi e impianti idrici, la statale 106 Jonica, la 372 Telesina, il Porto di Ravenna, il nodo ferrostradale di Casalecchio di Reno, la sicurezza ferroviaria. Quelli – ha detto ancora – per la valorizzazione del patrimonio artistico e culturale del nostro Paese, come gli interventi di rigenerazione urbana dei centri storici di quattro città del Mezzogiorno, che si aggiungono al piano nazionale per le periferie e a quello per le aree urbane degradate, ai quali si collegano anche interventi in materia di impianti sportivi per le periferie”.

De Vincenti ricorda infine, tra i progetti che oggi hanno avuto il via libera, il rifinanziamento dei contratti di sviluppo per gli investimenti delle aziende in aree di crisi; il varo del Fondo per il contrasto ai fenomeni di delocalizzazione; il sostegno della strategia nazionale di innovazione nel campo delle scienze della vita e quello alla Regione Piemonte per il Parco della Salute.

“Gli interventi di oggi – conclude il Ministro – attuano le indicazioni fornite dalla Cabina di regia Governo-Regioni-Comuni che fanno del Fondo sviluppo e coesione, rafforzato con l’ultima Legge di bilancio, uno strumento fondamentale per la crescita economica di tutto il Paese”.

In tutto 59 interventi, tra i quali 360 mln per i centri storici di Napoli, Palermo, Cosenza e Taranto, 10 mln per la buffer zone di Pompei, 32 mln per Ostia antica, 20 mln per il litorale domizio, 135 mln per audiovisivo e imprese creative, 55 mln per il turismo sostenibile. Così ha detto Franceschini, “Sale a oltre 4,2 miliardi di euro il valore dei cantieri della cultura”. Il ministro della Cultura non si lascia sfuggire l’occasione per lanciare una puntura di spillo a Salvini: “Salvini che si occupa di cultura è come Erode che si occupa di asili”. “Peccato – ha aggiunto il ministro della cultura replicando agli annunci del segretario della Lega – che per 5 anni la Lega in Parlamento abbia mostrato il più totale disinteresse per tutte le riforme, dal cinema ai musei, lo spettacolo, l’art bonus che abbiamo approvato”. E l’interesse di Salvini, aggiunge, “arriva nel giorno in cui abbiamo deliberato al Cipe 740 milioni per i beni culturali, superando i 4 Mld nella legislatura. E avevamo trovato 37 milioni di euro in tutto”.

Un impegno rilevante che il ministro delle infrastrutture e dei trasporti Graziano Delrio commenta positivamente, sottolineando il valore dei “nuovi investimenti approvati, completamento delle opere e nella messa in sicurezza del territorio e del patrimonio infrastrutturale esistente, con attenzione ai progetti pronti e importanti per la vita delle città e dei territori”.

Ci sono stanziamenti per 934,4 milioni per la messa in sicurezza delle strade, connessioni ferroviarie, rinnovo materiale rotabile, porti, dighe, ciclovie. Il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti precisa inoltre che al Mezzogiorno vanno risorse per 711,8 milioni, al Centro Nord per 225,5.

Redazione Avanti!

Luciano Fontana. L’Italia alla ricerca di una nuova leadership

luciano fontana libroVenticinque anni dopo l’ingresso nella Seconda Repubblica, l’esigenza di dare agli Italiani uno strumento di riflessione sulla loro recente storia politica è appagata da Luciano Fontana nel suo libro Un paese senza leader. Storie, protagonisti e retroscena di una classe politica in crisi (Longanesi, Milano 2018, pp. 223). La chiarezza di linguaggio e lo stile scorrevole, che caratterizzano la narrazione, sembrano scontrarsi con la crisi politica e istituzionale che l’Italia attraversa da diversi decenni. Il collasso (o per altri «l’impazzimento») del sistema politico e l’attesa delle elezioni del 4 marzo rendono necessaria una ricerca dei suoi aspetti negativi come assenza di veri leader, governi instabili, tassazione elevata, intralci burocratici.
Nel corso della sua narrazione l’Autore indica una via d’uscita, che trova nella scelta di una classe politica competente e nella selezione oculata dei suoi membri sulla base del merito e delle aspirazioni degli elettori. Forse egli chiede troppo, ma l’invocazione di nuova leadership è connessa ad un vocabolo antico e sempre attuale, che è quello della serietà, finalizzata al «bene comune» e alla ricerca di riforme compatibili con la situazione critica del Paese. Così il compito del politico non deve racchiudersi in vacue promesse, ma proiettarsi nella definizione di serie risposte ai problemi impellenti dell’economia e di altri come quelli relativi al mercato del lavoro, alla pubblica amministrazione, alla ricerca scientifica e all’efficienza del sistema giudiziario.
L’incipit è dedicato a Silvio Berlusconi (classe 1936), protagonista di «un centrodestra sempre ricco di voti ma in crisi di strategia e di progetti unificanti» (p. 20). La discesa in campo avviene nell’inverno 1993 con l’aiuto di funzionari delle sue imprese e la costituzione di un partito politico denominato Forza Italia. Esso, rileva l’Autore, «deve occupare un preciso spazio di mercato» (p. 26), costituito da anticomunisti e da persone attratte dal nuovo mercante di sogni sulla scia del noto e fortunato libro Il venditore. Storia di Silvio Berlusconi e della Fininvest (Milano 1995). Tra «scivolate e tante cadute» la leadership di Berlusconi rimane integra grazie alle televisioni e ad una speciosa abilità, volta a trasformare un pubblico di spettatori in acquirenti e potenziali elettori. Tra peripezie parlamentari e vicissitudini giudiziarie l’imprenditore milanese passa in modo disinvolto dal rifiuto della «vecchia politica di palazzo» a un corredo di promesse elettorali, di cui l’esempio più vistoso è per l’Autore quello firmato l’8 maggio 2001 nel corso della trasmissione televisiva Porta a Porta condotta da Bruno Vespa. Di queste promesse le più note sono quelle relative alla riduzione delle tasse, alle misure per la sicurezza dei cittadini, all’elevazione delle pensioni minime, alla creazione di nuovi posti di lavoro e all’apertura di cantieri pari almeno al 40% degli investimenti previsti nel Piano per le grandi opere. L’avventura di Berlusconi, che comincia all’insegna dei giudici con l’auspicio di un loro intervento per scardinare la vecchia classe politica, prosegue dopo cinque lustri nello stesso modo con la battuta e la barzelletta come registro comunicativo, con cui il direttore del «Corriere della Sera» apre il capitolo sull’imprenditore lombardo.
Di Matteo Renzi, nato a Firenze il 1° gennaio 1975 e segretario del Partito democratico (Pd) eletto per la seconda volta alle primarie del 30 aprile 2017, l’Autore dà un giudizio veritiero, paragonandolo a un giocatore di poker «che rilancia sempre, anche se si tratta solo di un bluff» (p. 52). Egli riporta alcune battute scambiate con il leader fiorentino durante la presentazione del suo libro Avanti (2017), in cui – dopo la sconfitta referendaria – racconta aneddoti inediti dei mesi trascorsi a Palazzo Chigi dal 22 febbraio 2014 al 12 dicembre 2016. Dalla sua esperienza giovanile trascorsa nelle file dell’Azione Cattolica a quella politica, compiuta nei Comitati Prodi nel 1996 e segretario provinciale del Partito popolare nel 1999, l’Autore segue il suo percorso politico dall’adesione alla Margherita alle cariche amministrative come presidente della Provincia e sindaco di Firenze. Proprio in veste di sindaco, Renzi lancia nel 2010 la sua sfida al Pd con l’insistenza di «rottamazione» che rivolge ai vecchi dirigenti e «a quasi tutti gli esponenti politici di primo piano che hanno accompagnato con alterne fortune l’esperienza del Pds-Ds-Pd» (p. 62). Quella «logica inesorabile» lo porta alla defenestrazione di Enrico Letta e alla carica di premier, rivolta dal febbraio 2014 ad una politica per l’Italia dei prossimi anni, dalla battaglia per modificare l’assetto europeo fino all’introduzione dell’assegno generale per i figli, dal numero chiuso per gli immigrati all’investimento nell’ambito culturale e nel rilancio ambientale delle periferie. Nella lista – aggiunge l’Autore – «ci sono anche la riforma dei contratti, il famoso Jobs Act, lo sblocco dei debiti della pubblica amministrazione, i fondi per l’edilizia scolastica, la messa all’asta di millecinquecento auto blu»: il tutto presentato con la patente di un perfetto imbonitore.
Di Matteo Salvini l’Autore ripercorre una vicenda politica che si snoda dalla sua iscrizione alla Lega Nord (1990) fino all’elezione del 7 dicembre 2013 di segretario federale. Consigliere comunale per vent’anni a Milano, egli non ha esperienza amministrativa diretta e non ha mai ricoperto «ruoli di particolare rilievo nella fase epica del leghismo» (p. 145). Quella fase che, dominata dal focoso leader Umberto Bossi, propone la separazione del Nord per realizzare il sogno federalista e sganciare la Padania dall’«assistenzialismo clientelare e mafioso del Mezzogiorno» (p. 151). Dopo un periodo di scarsa visibilità, Salvini compie la sua esperienza di deputato nel Parlamento europeo e, dal 2004 al 2006 e poi dal 2009 ad oggi, stringe un legame politico con i partiti populisti alla ricerca di un futuro diverso per la Lega, non più basato sul «secessionismo nordista» così caro ai vecchi leader. Avverso a questa visione politica estromette Bossi e assume la leadership, promuovendo un programma incentrato su tre condizioni: «un partito radicato in tutta Italia, una linea antieuropea, una rete di collegamenti con forze simili agli altri Paesi» (p. 162).
La storia politica del M5S si snoda invece dalla descrizione biografica di Beppe Grillo e dal suo legame amicale con il dentista Flavio Gaggero, contattato da Pier Luigi Bersani per ottenere il sostegno alla formazione di un nuovo governo dopo le elezioni del 2013. Il comico genovese, «ma in realtà nato a Savignone, in Valle Scrivia», manifesta un disinteresse iniziale verso la politica, che cede via via il posto alla «passione per le questioni ambientali» (p. 172 e p. 173) e alle «battute feroci sui risultati elettorali». L’idea di allestire un blog personale gli nasce durante la presentazione del libro Veni, vidi, web (2015) che contiene un capitolo su Gengis Khan e la Rete di Gianroberto Casaleggio, convinto della possibilità di un nuovo modo di fare politica attraverso l’utilizzo della Rete. Dai primi temi – incentrati sull’ambientalismo, sulle energie alternative, sui crac bancari e il fallimento di aziende – l’autore ne sottolinea altri tipici delle consorterie politiche e denunciati nei primi due V-Day, quello di Bologna (8 settembre 2007) e l’altro di Torino (25 aprile 2008). Il decennio successivo, avviato dalla sfida al Pd di Piero Fassino, è un susseguirsi di proposte come «l’abolizione dell’ordine dei giornalisti, la cancellazione della legge Gasparri sulle televisioni e la fine dei finanziamenti pubblici ai quotidiani» (p. 176). Assurta a «luogo simbolico di tutte le scelte fondamentali dei Cinque Stelle», la Casaleggio Associati diventa «la forza dirompente della Rete e costituisce la piattaforma tecnologica» dei pentastellati (p. 177). La morte di Gianroberto Casaleggio non interrompe questa visione, che è confermata dal figlio Davide, già autore del libro Tu sei rete (2013) con la prefazione di Alessandro Bergonzoni. Un visione politica che l’Autore segue fino ai nostri giorni con le ultime vicende del M5S, le diatribe tra Alessandro Di Battista e Luigi Di Maio e la sua candidatura alla premiership.
Corredato da alcune vignette di Giannelli, la narrazione presenta uno scenario complesso caratterizzato da una crisi politica e istituzionale, da cui è possibile uscire solo attraverso il ripristino di alcuni valori come serietà e responsabilità, senza che la carrozza parlamentare precipiti nel burrone. Una conclusione in armonia con la vignetta più significativa posta nella copertina, là dove viene raffigurata una carrozza guidata da Sergio Mattarella con a bordo i protagonisti della scena politica, con i cavalli dal pennacchio tricolore e il cocchio sull’orlo di un burrone.

Nunzio Dell’Erba

Centrodestra, pronto l’ultimo duello Salvini-Berlusconi

salvini, meloni, berlusconiMentre Giorgia Meloni è in Ungheria, continua lo scontro in casa Centrodestra tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi per la carica di presidente del Consiglio. Domani ci sarà l’ultimo appuntamento sul palco dei tre leader, ma per il momento la partita tra i due contendenti è ancora aperta. L’Ex Cavaliere dopo aver proposto più volte la sua candidatura o quella del Presidente Tajani, a chi gli chiede se sarà lui il candidato premier di Fi nel caso si tornasse al voto tra un anno, ribadisce: “Contro la mia voglia temo che dovrò essere io, che sarò riabilitato dopo una sentenza assurda”. “Io non ho ambizione politica, sono in campo come nel 94 per senso del dovere, questa volta l’ho fatto di nuovo per evitare che la setta M5s arrivasse a prendere i voti degli italiani per governare. Ci sono solo io che posso evitare questo, se io non fossi stato in campo, la metà di chi vota Fi si sarebbe astenuto”, dice ancora Silvio Berlusconi a radio anch’io.
Mentre il leader della Lega oggi continua a riproporsi come vincitore indiscusso: “La Lega sarà prima in Veneto come in Lombardia, andremo avanti in Emilia. E per la prima volta nella storia avremo tanta fiducia di uomini e donne nel Sud: saremo prima forza del centrodestra”.
Ma Berlusconi punta a essere lui il primo partito e a decidere così le sorti di un eventuale Governo dopo il 4 marzo, tanto che non ha ancora confermato la sua presenza sul palco della manifestazione indetta da Matteo Salvini giovedì a Roma. Il leader del Carroccio per il momento non può far altro che assecondare l’uomo di Arcore per poter conquistare i voti necessari per le consultazioni elettorali. Un primo passo verso l’ala moderata Salvini lo ha già fatto quando ha dato la sua indisponibilità a una intesa con CasaPound, lo ha fatto in nome di un’intesa con i Forzisti che vogliono una coalizione il più possibile moderata e con Fratelli d’Italia già di malumore per aver visto perdere il suo bacino di voti a favore della Lega.

Modena, i candidati di Insieme con il pullman usato da Prodi nel 1996

Ad accompagnare le iniziative elettorali di oggi dei candidati alla Camera della lista Insieme, Giulio Santagata (coordinatore nazionale) e Serse Soverini, sarà il ‘pullman di Prodi’, il bus che, durante la campagna elettorale del 1996, accompagnò Romano Prodi nel suo ‘Giro per le cento città d’Italia’. Serse Soverini era un volontario di quella campagna elettorale che fu coordinata da Giulio Santagata e seguì in modo particolare quella iniziativa tanto da procurarsi il titolo di ‘ragazzo del pullman’. Così, in vista della conclusione della campagna elettorale che vede Soverini e Santagata candidati, scende in pista anche il pullman storico di Prodi. L’appuntamento è oggi alle 17 nel piazzale antistante l’ingresso principale dell’Autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola.

La Meloni vola in Ungheria a lezione da Orban

meloni orban

C’è chi va a prendere lezioni di come si sta in Europa dal premier ungherese Viktor Orban. Proprio lui, quello che ha messo a tacere la stampa a lui non favorevole. Quello del reticolato anti-immigrati. Quello che ha speso un miliardo di euro in filo spinato e fortificazioni per chiudere l’Ungheria come fosse un fortino della seconda guerra mondiale e che ora richiede all’Europa la restituzione di almeno la metà delle spesa. Quella Europa stessa che li ha accolti dopo essere rimasti “orfani” all’indomani del crollo del muro di Berlino.

Chi oggi va da lui per cercarne il sostegno alla vigilia delle elezioni politiche è la leader di Fratelli D’Italia Giorgia Meloni. Una iniziativa alquanto bizzarra, ma in Italia siamo abituati. Tra rosari elettorali e liste dei ministri mandate per fax anche se non richieste, il livello di questa campagna elettorale sta scendendo a livelli mai conosciuti prima d’ora.

La Meloni giustifica la sua visita con una propria visione strategica. Quella dell’abbandono di un rapporto privilegiato con Francia e Germania per abbracciare invece l’est europeo. “Mi interessa – ha he detto – quello che accade nell’Est Europa, dove c’é un gruppo di nazioni, il gruppo di Visegrad, che invece si sta occupando di difendere l’economia reale dalla grande speculazione e di difendere l’identità europea dall’islamizzazione. Io penso che l’Italia di domani dovrebbe dialogare con questo gruppo piuttosto che con l’asse Franco Tedesco”.

Orban ha fatto della xenofobia e dell’antieuropismo un programma di governo. Evidentemente l’etnonazionalismo di Orbano è la cifra a cui questo centrodestra, guidato culturalmente e politicamente da Meloni e Salvini. Centrodestra e M5S si ispira. Ne deriva con chiarezza anche l’ispirazione anti-europeista di un centrodestra a trazione salviniana. Una alleanza che porterebbe l’Italia, ora in stretto contatto con i membri fondatori ed economicamente più forti e trainanti, a una emarginazione, alleandola con gli illiberali alla Orban.

“La Meloni – ha commentato in una nota il coordinatore nazionale dei Verdi e promotore della Lista Insieme Angelo Bonelli – ha preso l’aereo per farsi un selfie con Orban, colui che ha messo il bavaglio all’informazione attraverso l’istituzione dell’Autorità nazionale delle comunicazioni, che sanziona con multe salate tutti i media che violano l’interesse pubblico, tradotto: è vietato criticare Orban e il suo partito. È l’attuazione nel XXI secolo delle famose ‘veline’ di memoria fascista. ” “La Meloni – ha proseguito Bonelli – è andata contro l’interesse nazionale italiano, e ciò è un fatto gravissimo, andando a rendere omaggio ad Orban, perché è colui che si rifiuta di applicare le quote di immigrati previste dall’Unione Europea. Tali quote consentirebbero di integrare in tutta Europa i migranti che arrivano in Italia. Il quadro è quindi completo e chiaro della deriva della destra verso posizioni estremiste e xenofobe: ieri Salvini ha aperto ai fascisti di Casapound, oggi la Meloni va contro l’Italia abbracciando Orban, che ha messo il bavaglio all’informazione in Ungheria e che impedisce una soluzione serena dei migranti che arrivano in Italia”.

“Siamo sempre più convinti – ha detto ancora Bonelli – che oggi sia urgente e necessario, per la qualità della nostra democrazia, costruire un argine politico e culturale a questa deriva estremista rappresentata oggi dal centro destra. La lista Insieme, all’interno della coalizione di centro sinistra, può rappresentare un punto di riferimento per tutti quei cittadini e cittadine che non vogliono che l’Italia venga governata da Salvini-Meloni e Berlusconi”.

Sindacati-Confindustria, intesa sui contratti

Confindustria-PIL-rialzo

Tra il presidente della Confindustria, Vincenzo Boccia ed i rappresentanti sindacali di CGIL, CISL e UIL, si è conclusa durante la scorsa notte la trattativa per il rinnovo del modello per il rinnovo dei contratti di categoria che fanno capo a Confindustria. Si tratta del cosiddetto ‘patto della fabbrica’. La negoziazione era partita un anno e mezzo fa.

La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, in un messaggio twitter ha scritto: “L’accordo tra Confindustria e sindacati è un vero piano di sviluppo per il sistema-paese. Un nuovo modello di relazioni industriali partecipative e stabili per alzare la produttività, con più salari, più formazione, più competenze per i lavoratori. Le parti sociali indicano al paese una strada condivisa e responsabile per favorire la crescita”.

L’accordo sarà firmato ufficialmente il prossimo 9 marzo. I punti salienti dell’accordo riguardano una maggiore chiarezza perimetrale per il contratto nazionale e quello aziendale; la determinazione dei minimi tabellari; il welfare nello stipendio complessivo; misurazione della rappresentanza per legittimare la sottoscrizione dei contratti collettivi di lavoro.

La definizione dei livelli della contrattazione verrebbe definita con questa affermazione: “La contrattazione collettiva continuerà ad articolarsi su due livelli, nazionale e aziendale, ovvero territoriale laddove esistente secondo le prassi in essere, e dovrà garantire, per ciascuno dei due livelli, specifiche caratteristiche e funzioni”.

I minimi tabellari sono definiti al punto H dell’accordo che recita: “Il contratto collettivo nazionale di categoria individuerà i minimi tabellari per il periodo di vigenza contrattuale, intesi quali trattamento economico minimo (TEM). La variazione dei valori del TEM (minimi tabellari) avverrà secondo le regole condivise, per norma o prassi, nei singoli CCNL in funzione degli scostamenti registrati nel tempo dall’indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi membri della Comunità europea, depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati come calcolato dall’Istat. Il contratto collettivo nazionale di categoria, in ragione dei processi di trasformazione e o di innovazione organizzativa, potrà modificare il valore del Tem”. Cruciale è stato negli ultimi Il passaggio cruciale della trattativa è stato l’inserimento della frase ‘secondo le regole condivise, per norma e per prassi, dai contratti collettivi’. Così ogni categoria potrà continuare a definire autonomamente la base di calcolo dei minimi contrattuali (oggi più elevata, per esempio, nel contratto dei chimici rispetto a quello dei metalmeccanici).

L’ingresso del welfare nello stipendio collettivo si trova nella parte dell’intesa che recita: “Il trattamento economico complessivo (TEC) sarà costituito dal trattamento economico minimo (TEM), come determinato alla lettera H, e da tutti quei trattamenti economici — nei quali, limitatamente a questi fini, sono da ricomprendere fra gli altri anche le eventuali forme di welfare — che il contratto collettivo nazionale di categoria qualificherà come “comuni a tutti i lavoratori del settore, a prescindere dal livello di contrattazione a cui il medesimo contratto collettivo nazionale di categoria ne affiderà la disciplina. Il contratto collettivo nazionale di categoria avrà cura di evidenziare in modo chiaro la durata e la causa di tali trattamenti economici e il livello di contrattazione a cui vengono affidati dovendosi, comunque, disciplinare, per i medesimi trattamenti, gli eventuali effetti economici in sommatoria fra il primo e il secondo livello di contrattazione collettiva”.

Cgil, Cisl e Uil hanno firmato un accordo che autoregolamenta la misurazione della rappresentanza dei sindacati. Confindustria si è aperta alla misurazione della rappresentanza nelle organizzazioni datoriali. Nel relativo paragrafo c’è scritto: “Conoscere l’effettivo livello di rappresentanza di entrambe le parti stipulanti un CCNL, infatti, è indispensabile se si vuole davvero contrastare la proliferazione di contratti collettivi, stipulati da soggetti senza nessuna rappresentanza certificata, finalizzati esclusivamente a dare ‘copertura formale’ a situazioni di vero e proprio ‘dumping contrattuale’ che alterano la concorrenza fra imprese e danneggiano lavoratrici e lavoratori. In quest’ottica Confindustria e Cgil, Cisl, Uil, nel definire i reciproci impegni in materia, ritengono utile che si definisca un percorso condiviso anche con le altre Associazioni datoriali per arrivare ad un modello di certificazione della rappresentanza datoriale”.

Il 9 marzo, con la firma ufficiale, si potrà valutare più compiutamente gli effetti prodotti sui lavoratori dalla nuova relazione industriale tra Cofindustria e Sindacati. Inoltre, rispetto al trattamento economico complessivo (TEC), bisognerà distinguere tra le voci fiscalmente imponibili e quelle esentate.

Il tavolo, considerata la sua importanza, anziché bilaterale, sarebbe stato preferibile che fosse stato trilaterale con il coinvolgimento del Ministero del Lavoro.

Salvatore Rondello

Il nuovissimo, l’usato sicuro, l’abusato cronico!

Non voglio argomentare a lungo per poi esprimere la mia preferenza, ma parto da una considerazione generale che potrebbe trovare un consenso più ampio oltre le appartenenze politiche tradizionali, in sintesi da cittadino pensoso delle sorti del Paese.

Mettiamo che in un consiglio scolastico, con genitori in prima fila, ci sia da dare l’affidamento del ruolo di autista di un pullman che accompagna i figli a scuola. Primo requisito che abbia una patente abilitante alla guida del mezzo; secondo è auspicabile che abbia alle sue spalle un’esperienza acquisita e terzo ma non ultimo che sia adeguato per un rapporto di fiducia con i suoi utenti ed i loro genitori ed insegnanti. Passando in rassegna le tre maggiori forze in campo, i nuovissimi per antonomasia e cioè i Grillini, meglio i pentastellati perché il padre Grillo ha già preso le distanze, è impossibile che possano esibire una patente di governabilità. Mi si può osservare che c’è pure un momento d’inizio e uno scotto da pagare, comunque è un salto nel buio e se proprio vogliamo affidarci a dei precedenti di rilievo le credenziali dalle due maggiori amministrazioni a loro affidate, Roma e Torino,con un eufemismo potremmo dire che lasciano molto a desiderare.

Mi si può opporre che anche lì non avevano alcuna patente ma l’elettorato scappava letteralmente da una gestione intollerabile ed a qualche santo doveva affidarsi. Possiamo dire che anche a livello nazionale ci siano le condizioni da dover scappare? Tutti i dati, a partire da quelli Istat a quelli europei ed internazionali confermano che la ripresa in Italia è in atto. A chi obbietta che l’Italia rimane il fanalino di coda in Europa è facile controdedurre che anche le condizioni di partenza non solo erano peggiori ma furono necessarie cure da cavallo ( governo Monti e quelli a seguire) per evitare il collasso. Non è possibile navigare nell’era globale, a partire da quella europea, pagando prezzi altissimi all’improvvisazione ed alla mancanza di esperienza. Il governo Gentiloni in toto, Presidente del Consiglio e squadra di governo, rappresenta in questo momento, anche grazie alle forze alleate alle elezioni, quell’usato sicuro che impedisce salti nel buio e di vanificare gli immensi sacrifici compiuti ed i primi significativi risultati.

Tornando ai nuovissimi non può sfuggire il tentativo di Di Maio di accreditarsi come diverso da tutti, il primo di una classe di alunni superdotati e super partes come nella presentazione del suo governo prima ancora che all’opinione pubblica, il vero obbiettivo per smentire di non avere una squadra di governo, nientedimeno che al Quirinale, che tace per prudenza e niente altro potrebbe fare perché la Costituzione non lo consente ed il metodo codificato non è solo forma ma sostanza. La presentazione della lista di governo è doverosamente affidata a chi è stato designato perché il più in grado di garantire una maggioranza di governo affidabile e non è detto affatto anticipatamente che l’accordo avvenga su di un monocolore, quasi la pretesa d’essere predestinato ad avere l’incarico anche se dovesse essere il primo partito in Parlamento. Inesperienza, presunzione di vincolare il Presidente? C’è una terza ipotesi che nessuno ha avanzato, quella di una drittata, di porre fine alla immancabile corsa ai ministeri per l’oggi e per il domani, tenere strette le redini del comando qualunque cosa accada.

La terza opzione, quella dell’abusato cronico si confà allo scontro in atto tra centrodestra e destra alleati e favoriti nei sondaggi ma mai così radicalmente divisi ed antitetici perfino rispetto all’alleanza del 94 quando FI fece da collante per il potere tra Lega ed AN che nemmeno si parlavano. Al secondo patto di Berlusconi con gli Italiani, un espediente abusato con sempre mirabolanti promesse, il suo competitore nella coalizione oppone un giuramento sul Vangelo con annesso rosario che a qualcuno ha fatto pensare ad un avvicinamento alla Chiesa ai credenti, ad una mitigazione dei toni più aspri ed è invece una captatio benevolentiae verso i fedeli più tradizionalisti insofferenti verso il messaggio evangelico di Papa Francesco.Di qui al corteggiamento, per superare Berlusconi ed avere l’investitura a Presidente del Consiglio, degli aderenti alla destra estrema non c’è stato uno iato ma una continuità assoluta di strategia. In conclusione la disputa tra bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto per la conferma o meno degli indirizzi dell’attuale governo ha un criterio obbiettivo a cui fare riferimento: da dove si è partiti? Chi ha onestà d’intenti non può cambiare le carte in tavola ma l’incognita è forte perché c’è un piano inclinato da modificare con assoluta urgente nella necessaria revisione della legge elettorale, quel piano inclinato che ha aperto un’autostrada alle forze antisistema, la più pesante eredità lasciataci dall’abusato cronico ed è il passaggio dal regime degli eletti dal popolo a quello dei nominati dalle oligarchie dei partiti recidendo il cordone ombelicale permanente tra eletti ed elettori. Non averlo rimosso non è solo responsabilità di chi lo ha imposto ma anche di chi poteva farlo e non l’ha fatto analogamente per quanto avvenuto per un devastante conflitto d’interessi. Questa omissione ha fatto scuola ai nuovissimi che sulla demonizzazione di tutta la casta delegittimata hanno costruito la loro fortuna.

Roca

Il M5S presenta i nomi. È Bufera su Fioramonti

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“Le parole di Enrico Letta sono importanti. Come PD e centrosinistra andiamo avanti con impegno per un’Italia più forte e più giusta”. Cosi’ il vicesegretario del Partito Democratico, Maurizio Martina, a margine di un’iniziativa elettorale a Narni, in Umbria commenta le parole dell’ex premier Enrico Letta che si è augurato che dal voto del 4 marzo “Paolo Gentiloni ne esca rafforzato con la coalizione che lo sostiene”.

“Evidentemente – ha aggiunto Martina – Luigi Di Maio ci teme. Noi, il PD, siamo la squadra più forte per affrontare davvero i problemi del paese senza fare solo facile propaganda come i nostri avversari. Abbiamo competenze e persone che insieme fanno una squadra di livello europeo”. Intanto è bufera sul Movimento 5 stelle. Lorenzo Fioramonti, tra i primi nomi annunciati da Luigi Di Maio che faranno parte della futura squadra di governo in caso di vittoria, finisce nell’occhio del ciclone con l’accusa di essere anti Israele. Dure le critiche del Pd, di Forza Italia e delle comunità ebraiche italiane, che si dicono “indignate”.

“Non ho mai sostenuto e non sostengo tutt’oggi, ovviamente, alcun boicottaggio nei confronti di Israele”, si difende Fioramonti. “Ed è davvero triste che qualcuno prenda a pretesto un tema così delicato, come il conflitto israelo-palestinese, per muovere attacchi contro la mia persona e contro Luigi Di Maio, arrivando persino a parlare di antisemitismo”. Insomma, conclude, “tutto quel che sta accadendo è surreale”. Anche Luigi Di Maio, intercettato a Montecitorio, risponde che si tratta di una “notizia falsa”. A sollevare il ‘caso’ è il Pd Emanuele Fiano, che si rivolge al candidato premier pentastellato chiedendogli se sia a conoscenza del fatto che il docente dell’università di Pretoria, indicato quale futuro titolare del dicastero dello Sviluppo economico, “applica il boicottaggio di Israele”. Fiano ricorda inoltre che Fioramonti “si rifiutò di incontrare l’Ambasciatore di Israele. Pagine ebraiche 24, il quotidiano dell’ebraismo italiano, edito dalle Comunità ebraiche italiane, parla senza mezzi termini di “sdegno”. Si legge sul sito on line: “Ha destato inquietudine e indignazione nel mondo ebraico italiano la notizia della candidatura a ministro dell’Industria da parte del Movimento Cinque Stelle – in un eventuale governo con Luigi Di Maio premier – di Lorenzo Fioramonti, docente di economia contraddistintosi in passato per aver sostenuto la campagna d’odio e boicottaggio contro Israele. Fioramonti è arrivato persino a rifiutare di partecipare a un evento in Sudafrica, dove insegna, perché era prevista la presenza dell’ambasciatore israeliano in Sudafrica Arthur Lenk”. Una bella squadra in linea con le posizioni assunte nel tempo dal Movimento”, osserva il Pd Ernesto Carbone. “Siamo di fronte a una vicenda grave, pericolosa e soprattutto che testimonia un atteggiamento antisemita, inaccettabile. Di Maio chiarisca o dobbiamo pensare che sotto sotto è d’accordo con Fioramonti?”, chiede Stefano Esposito dei dem.

Mentre si allunga la lista dei fanta-ministri dell’ipotetico governo a pentastellato continua la gara tra Lega e 5 Stelle a chi prenderà più voti e farà il presidente del Consiglio. “Di Maio – ha detto il leader della Lega Salvini – è simpatico, può presentare la lista dei ministri che vuole a caso ma tutti i numeri dicono che vincerà il centrodestra. Si metta l’anima in pace”.