martedì, 24 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

70 anni di Tex. G.L. Bonelli creò il ranger inossidabile
Pubblicato il 15-02-2018


tex willer“Per tutti i diavoli, che mi siano ancora alle costole?” è la frase con cui, il 30 settembre 1948, Tex Willer esordisce nella storia “Il totem misterioso” con l’immancabile pistola Colt in mano. Se era rivolta ai milioni di lettori, non solo italiani ma sparsi per il globo, che in settant’anni si sono appassionati alle sue avventure di carta, questa frase stampata e ristampata centinaia di volte suona come una profezia. Nel senso che sì, i lettori gli stanno ancora alle costole e proprio non lo vogliono mollare.

Tex Willer, ranger del Texas e capo della tribù dei Navajo con il nome di Aquila della Notte, ha alle sue spalle una carriera di tutto rispetto: ancora oggi è il personaggio italiano più venduto, uno dei più longevi del mondo con 70 anni di storie inedite, secondo solo a Topolino. Ma Tex non guarda al passato e i festeggiamenti della Sergio Bonelli Editore per il suoi 70 anni lo trasporteranno verso nuovi record da Guinness dei Primati. Così le sue avventure, vissute accanto agli inseparabili pard: il figlio Kit, l’amico e collega Kit Carson e l’indiano Tiger Jack, continueranno ancora per molto tempo.

Settant’anni di vita editoriale con tante storie di carta realizzate da una pattuglia di sceneggiatori e disegnatori. Per evitare di scrivere una sorta di libro, tratteremo un argomento per volta e iniziamo da Gian Luigi Bonelli (Milano 22 dicembre 1908 – Alessandria 12 gennaio 2001), più che l’inventore è il padre di Tex Willer di cui ha sceneggiato centinaia di storie, lasciando alla prossima puntata Galep, il primo e il più celebre dei disegnatori.

Gian (Giovanni) Luigi Bonelli è nato cinque giorni prima del “Corriere dei Piccoli”, costola del “Corriere della Sera” che ha lanciato il fumetto in Italia e veniva considerato il patriarca del fumetto italiano. Quindi quest’anno insieme ai 70 anni di Tex si festeggiano anche i 110 anni della sua nascita. G.L. si definiva un narratore prestato ai fumetti, e mai più restituito, più per necessità che per volontà propria. E come sceneggiatore di storie a fumetti aveva una tecnica quasi cinematografica. G.L., infatti, realizzava un bozzetto con la sequenza di vignette in cui era divisa la storia, con tutti i particolari e gli spazi già definiti, per cui il disegnatore doveva solo trasferire queste indicazioni in bella copia.MEFISTO 04

Anche se come sceneggiatore ha al suo attivo decine di personaggi e migliaia di storie, originali o tratte da classici della narrativa d’avventura, è riduttivo definirlo un mero sceneggiatore di fumetti perché è stato il più grande scrittore italiano di narrativa popolare del Novecento, anche se ha usato le tavole dei fumetti e non le pagine dei libri. Sicuramente è l’erede di Emilio Salgari che catturò l’immaginario dei lettori tra fine Ottocento e inizio Novecento.

E a proposito di necessità (economiche), G.L. ha dichiarato nel corso di un’intervista che in Italia “La letteratura non paga, non può pagare. Non c’è una tradizione di narrativa di evasione come nei Paesi anglosassoni, dove lo scrittore scrive perché sa che c’è della gente che vuole leggere gialli o avventure o storie d’amore, e non per mettere il suo nome sulla copertina di un libro”.

G.L. Bonelli esordisce alla fine degli anni Venti proprio nel Corrierino pubblicando le sue prime poesie. Agli inizi degli anni Trenta scrive articoli per “Il Giornale illustrato dei viaggi e delle avventure di terra e di mare” edito da Sonzogno, e inizia la sua breve carriera di scrittore di romanzi avventurosi. Nel 1936 esce a dispense “L’ultimo corsaro” (“Le Tigri dell’Atlantico” nell’edizione in volume del 1940), l’anno dopo “I Fratelli del Silenzio” e nel 1940 “Il Crociato Nero”. I primi due romanzi hanno come protagonista l’investigatore italo-americano John Mauri, che è quindi il suo primo eroe seriale. Nel 1956 esce “Il massacro di Goldena”, illustrato da Galep, con Tex come protagonista. Nel 1969 il romanzo diventa una storia a fumetti disegnata da Giovanni Ticci e pubblicata nei numeri 108 e 109 della collana di Tex.

Dopo una vita avventurosa con scorribande degne di un personaggio di Jack London, e dopo aver praticato mille mestieri come tutti i self made man, Gian Luigi Bonelli entra nel mondo del fumetto nel 1936 come direttore di una serie di testate dell’editore Lotario Vecchi, giornalini per i quali scriverà anche tante storie. Eccolo quindi al timone di “Rin-Tin-Tin, Il giornalino dei ragazzi”, dove nel 1937 appare la sua prima sceneggiatura: “TB4”, disegnata da Carlo Cossio, di “Primarosa”, “L’Audace” e “Jumbo”. Le sue storie sono realizzate da disegnatori tipo Rino Albertarelli e Walter Molino. Inoltre diventa uno dei più apprezzati collaboratori del settimanale cattolico “Il Vittorioso” e de “L’Avventuroso” di Nerbini.

G.L. BONELLI 01Funambolico nel lavoro come nella vita, sempre alla ricerca di nuovi stimoli e di nuove sfide, nel 1947 si associa con l’editore Giovanni Di Leo. Si occupa del rilancio del settimanale “Cow Boy” e del lancio in Italia di due fumetti francesi: “Robin Hood” e “Fantax”, personaggi dalla vita breve perché scatenano giudici e censori vari a causa dei loro contenuti molto realistici, crudi e violenti.

Ai fini di Tex è importante ricordare la travagliata vita editoriale de “L’Audace” che, dopo una serie di cambi di proprietà, viene rilevata nel 1940 proprio da G.L. Bonelli che fonda la casa editrice omonima che oggi si chiama Sergio Bonelli Editore.

G.L. preferisce occuparsi della scrittura e affida il timone della casa editrice alla moglie Tea, da cui si separerà al termine della Seconda guerra mondiale, e al figlio Sergio, che come Guido Nolitta inventerà tanti personaggi fra cui Zagor e Mister No.

Anche se “L’Audace” chiude i battenti nel 1944, la famiglia Bonelli inizia la sua avventura editoriale e col tempo la piccola impresa artigiana diventerà la più importante casa editrice di fumetti d’Europa.

La svolta inizia appunto il 30 settembre 1948 quando esce “Il totem misterioso”, la prima avventura di Tex Willer scritta da G.L. Bonelli e disegnata da Galep, pseudonimo di Aurelio Galleppini. L’albo è in formato striscia (cm. 17 x 8), 32 pagine in bianco e nero più la copertina a colori e costa 15 lire. Non possiamo non citare che il giorno dopo esce “Occhio Cupo”, firmato dagli stessi autori. La testata, che tratteremo parlando di Galep, chiude il 30 dicembre dello stesso anno.

Il formato striscia, cm. 17 x 8, va ricordato perché ha caratterizzato il fumetto italiano almeno sino agli anni Sessanta. Una grande fortuna editoriale perché gli albi lunghi e stretti potevano essere nascosti dai giovani lettori in tasca oppure in mezzo a libri o quaderni, sfuggendo così ai severi controlli dei tanti irriducibili nemici dei fumetti.

Il formato striscia è stato inventato negli Usa nel 1947 per una iniziativa promozionale dei cereali Cheerios e subito dopo è stato importato in Italia perché permetteva di stampare tre albi di 32 pagine alla volta, magari con carta di bassa qualità ma con grandi risparmi e buoni guadagni in edicola. Apripista gli “Albi dell’ardimentoso illustrato”, editi nel 1947 a Roma dalle Edizioni Illustrate Americane, seguiti da “Kid Diluvio”, dell’Alcea di Milano.

Ma è proprio nel 1948 che il formato inizia a imporsi. A gennaio, Mondadori presenta “Gli Albi Tascabili di Topolino”, a giugno esce “Il Piccolo Sceriffo”, dell’editore e sceneggiatore Tristano Torelli, disegnato da Camillo Zuffi, e il 30 settembre arriva, appunto, la “Collana del Tex”.

In fase di lavorazione il nostro ranger era stato battezzato Tex Killer ma per evitare guai con la censura il cognome viene cambiato in Willer prima della stampa. Al di là del formato striscia, e senza voler sminuire l’esercito di valenti disegnatori e sceneggiatori che si sono alternati in settant’anni alla realizzazione delle storie, il più famoso ranger dei fumetti deve il suo successo inossidabile tanto al tratto di Galep quanto alla penna di G.L. Bonelli, alle sue invenzioni, alla sua capacità di catapultare il lettore dentro le storie, con ruoli e personaggi immediatamente riconoscibili e con una scrittura asciutta e stringata, che arriva subito al dunque senza troppi fronzoli e con un ritmo indiavolato. Ma pur se stringate, queste storie mozzafiato sono scritte da un narratore di razza e continuano a stregare generazioni di lettori.TEX GIGANTE N. 1

G.L. Bonelli ha inventato anche altri personaggi, molti di genere western, senza mai bissare il successo di Tex. Citiamo “Yuma Kid”, “I tre Bill”, “El Kid”, “Hondo”, “Giubba Rossa”, “Plutos” e “Za La Mort”.

L’ultima storia di Tex scritta da G.L. Bonelli è “Il medaglione spagnolo”, disegnata da Guglielmo Letteri e pubblicata l’1 febbraio 1991nel numero 364 della collana che questo mese di febbraio è arrivata al 688, e che tra un anno taglierà il ragguardevole traguardo dei 700 numeri senza interruzione, un altro record da Guinness. Pur abbandonando le sceneggiature, G.L. continua a occuparsi del suo “figlio” prediletto, supervisionandone tutta la produzione sino alla morte, avvenuta a 92 anni.

Nel corso degli oltre quarant’anni che ha dedicato al ranger, G.L. ha inventato tanti personaggi buoni e cattivi per vivacizzare le avventure di Tex. Personaggi nati da una fantasia sfrenata e sempre attenta ai ritmi dell’avventura. Citiamo solo quello che rappresenta uno dei più grandi cattivi di tutti i tempi: Mefisto, che da spia e prestigiatore di second’ordine diventa il Signore della Magia Nera, tanto irriducibilmente nemico di Tex e dei suoi pard da essere riuscito a tornare dagli Inferi per continuare a tessere le sue vendette.

La casa editrice ha già annunciato che l’anno prossimo sarà pubblicata un’avventura inedita del diabolico mago e che nel 2020 uscirà un albo speciale a colori con l’ennesimo scontro finale. Ma non ci crediamo più di tanto perché se il bene vince sempre, almeno nei fumetti di Tex, un super cattivo come Mefisto non smetterà mai di stimolare la fantasia di lettori e sceneggiatori. E poi, ricordiamoci che il Male non muore mai altrimenti gli eroi rischiano di andare in pensione.

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