venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

A Tabacci, oltre l’utero in affitto!
Pubblicato il 06-02-2018


Caro Bruno, grazie a te ed al tuo simbolo, la nuova creatura di “Più Europa” con Emma Bonino ha saltato l’ostacolo iniziale della raccolta delle firme, che poteva essere più coerentemente superato grazie a un alleanza coi socialisti e i verdi, ed è potuta nascere. Ma perché la tua disponibilità vada oltre certe interpretazioni riduttive e dispregiative  “di utero in affitto”, ritengo necessario che siano meglio esplicitati alcuni obbiettivi  da te tenacemente perseguiti nelle condizioni date, in primo luogo da una lotta per la sopravvivenza che non è sempre la migliore consigliera. Tenacemente senza gettare la spugna di fronte alle difficoltà incontrate, hai tenuto la barra ferma per un raccordo stretto tra le forze di centrosinistra disponibili ad essere determinanti nella prossima legislatura all’insegna di una scelta discriminante di  schietta natura degasperiana, qual è quella di una Europa che non si discute ma nella quale si discute e come su cosa sarà da grande per fronteggiare le sfide planetarie che incombono. Il primo anello di questo tuo disegno perseguito con tenacia nelle condizioni date è finalizzato perchè si vada oltre un centro come il Pd con satelliti interscambiabili che non sarebbero più competitivi in un sistema politico tripolare. Perciò mi pare opportuno sin d’ora riproporre per il dopo elezioni il disegno autonomistico e plurale concepito insieme con Pisapia a partire dal raccordo stretto con Insieme (socialisti, verdi e civiche). Poiché finora secondo i sondaggi non ci sarà nessun vincitore in grado di governare da solo ma ci saranno altrettanti vincitori quanti avranno perso di meno rispetto alle previsioni, essendo in atto una gara di tutti contro tutti fra e dentro le coalizioni, sarebbe miope non dare indicazioni per il dopo decisive per l’orientamento degli elettori, specie per la vasta platea degli astensionisti .Sfuggenti sul dopo per la segreta speranza di fare appello al voto utile, l’unica ipotesi avanzata è che si modifichi la legge elettorale (senza dire quale) e si vada ad elezioni ravvicinate in autunno. Ad una preoccupata e pressante  domanda “Cosa farete se non ci sarà una maggioranza?” varrebbe la pena invece riformularla chiedendosi  per la governabilità cosa ritenete utile per il Paese? Risponderei di evitare le sabbie mobili del trasformismo di un ritorno al proporzionale e tenuto conto del sistema tripolare prenderei in esame le due ipotesi prevalenti nelle forze più affini nel centrosinistra, col pregio di prescindere dal mercato delle preferenze e dalla connessa tentazione del connubio tra potere politico ed economico: l’uninominale col doppio turno alla francese più volte auspicato nel PD o l’uninominale ad un turno all’inglese caro ai radicali, tenendo conto che quest’ultimo, modificatesi le forze in campo, pur riducendo la proliferazione, non garantisce che sia esclusa la necessità della coalizione come avvenuto di recente. Ma l’altro punto, congeniale con l’alleanza con i radicali e la loro vocazione a promuovere referendum risolutivi per il Paese, è quello di farsi carico di un nodo strutturale per la governabilità. Occorre riconoscere che con la bocciatura referendaria, ammesso e non concesso che tutto il resto fosse acqua sporca, è stato buttato via anche il bambino di una drastica riduzione del bicameralismo perfetto, quella vera e propria palla al piede che, unici ormai in Europa, ci impedisce di marciare al ritmo degli altri Paesi europei. Chi ci impedisce nella corsa ai saldi della seconda Repubblica di provocare tutte le forze in campo a pronunciarsi sin d’ora sul ricorso ad un’Assemblea costituente delimitata nei punti da riformare e nei tempi per deliberare, oltre che caratterizzata da membri incompatibili con il mandato parlamentare e di governo? Atteso che la commistione dei due compiti, quelli costituenti e quelli degli equilibri di governo ha visto quest’ultimi in oltre un trentennio sempre prevalere sui primi, col concorso di tutti e perciò senza commistione  con altri interessi, i cosiddetti inciuci, perché non far coincidere l’elezione dei suoi membri con le elezioni europee del 2019 senza aggravio di costi e con lo stesso metodo proporzionale? Ed in caso di risposta negativa l’impegno a raccogliere le firme mettendo tutte le forze politiche di fronte al proprio elettorato e giustificare il muro contro muro su questo tema cruciale dell’ammodernamento della casa comune?

Roca

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