domenica, 24 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Achille Corona, fedeltà assoluta al partito e ai lavoratori
Pubblicato il 27-02-2018


Achille_Corona

Fu per diversi anni uno dei più noti dirigenti socialisti, fortemente impegnato nelle organizzazioni del partito e per  suo conto consigliere comunale, assessore, parlamentare e ministro. Nato a Roma il 30 luglio 1914, studiò fino al conseguimento della laurea in Legge.  Era ancora giovanissimo quando si  fece notare per la critica  rivolta al regime fascista, promotore di nuove guerre, di leggi liberticide e di alleanza innaturali e impopolari, e si avvicinò a noti antifascisti che, sfidando fermi ed arresti, svolgevano una discreta attività propagandistica.

Con l’entrata in guerra  dell’Italia a fianco della Germania hitleriana, nel 1940, radicalizzò la propria posizione politica, e nel 1943 si schierò apertamente coi socialisti. Il 26 luglio, subito dopo l’arresto di Mussolini, si unì a un gruppo di patrioti, tra cui era Tullio Vecchietti, che nella tipografia dove in passato veniva stampato “Il Lavoro fascista” riuscirono a compilare e stampare un numero dell’Avanti! che poi diffusero in città.Successivamente  fece parte della redazione dell’organo socialista che venne ancora stampato anche quando i tedeschi occuparono la città. Per questa attività venne arrestato  e rinchiuso nelle carceri di Regina Coeli. Riacquistata la libertà dopo la liberazione di Roma da parte degli Alleati, partecipò alla costituzione del Movimento di Unità Proletaria, una formazione  quasi interamente di giovani, tra cui erano Leo Solari, Giuliano Vassalli, Tullio Vecchietti,  che si proponeva un rinnovamento profondo del Partito socialista alla luce dell’esperienza fatta soprattutto nel primo dopoguerra dal vecchio PSI e dal PSU. Nel ’45 il gruppo ritenne matura la situazione  per fondersi col  PSI, e nacque il PSIUP, (Partito Socialista di Unità Proletaria), che si accinse a  guidare  le forze progressiste nella ormai prossima battaglia per una Italia  nuova, repubblicana, democratica, sociale.

Circa la posizione del partito nello scacchiere nazionale, egli si espresse  per  l’unità dei due partiti della sinistra nell’azione, ma respinse l’idea della loro fusione in un partito unico che avrebbe  cancellato la specificità socialista. Nella primavera del successivo anno fu attivissimo nella propaganda per le elezioni amministrative e subito dopo per il Referendum istituzionale e la Costituente. Non lo fu meno nei successivi mesi, che videro il partito fortemente scosso dallo scontro  tra “autonomisti”  e “unitari” e avviato  alla scissione  dalla quale nacque  il PSLI.  Egli non approvò  la separazione, cosciente del fatto che, come la storia insegnava, ogni lacerazione produce indebolimento del corpo che la subisce. Il PSIUP, infatti, ridenominatosi PSI, perdette la forza che lo aveva  reso guida  della sinistra, venendo da allora scavalcato dal PCI.

Nell’ aprile del ’48  Corona iniziò una esperienza nuova. Costituitosi il Fronte Democratico Popolare  per la convergenza di PCI, PSI e Indipendenti,  egli venne  candidato alla Camera nelle Marche e fu tra gli eletti. Dopo il breve intervallo della Direzione centrista di Jacometti e Lombardi, avutasi dopo la sconfitta del Fronte e la forte perdita di parlamentari socialisti, entrò nella  nuova Direzione del partito, nella quale  resse con grande abilità  l’ Ufficio Enti locali e successivamente l’Ufficio Internazionale e dal ’51 l’Ufficio stampa e propaganda e l’Ufficio per i rapporti con i gruppi parlamentari, guadagnandosi una fiducia ancor più vasta a livello nazionale. Ripresentato per la Camera  nel 1953, 1958, 1963 e 1968, venne  sempre eletto con ampio suffragio. Nel 1956  fu  ad  Helsinki al Congresso dei partigiani della pace, nel quale con Lombardi e Fogliaresi  espresse  il disimpegno dei socialisti da una organizzazione che non mostrava più l’indipendenza di giudizio e di azione nei confronti della politica sovietica. Ai vari livelli se ne apprezzava la  preparazione e l’equilibrio, per cui veniva designato  per incarichi locali e nazionali. A partire dal 1951 fu consigliere comunale e anche assessore al Comune di Pesaro. Nel 1963 fu Ministro del Turismo,  successivamente dell’Ambiente e dello Spettacolo. In questi settori egli incise  fortemente: soprattutto nel mondo del teatro e di quello lirico più in particolare egli lasciò il segno della sua attività, tra l’altro promuovendo  nel ’67  una legge che favoriva in misura notevole l’attività musicale.  Per lunghi anni a fianco di Francesco De Martino, vi-segretario con Nenni e poi segretario,  ne condivise le idee e ne sostenne convintamente l’azione. Quando perciò all’interno del partito si costituì una nuova maggioranza e Bettino Craxi assunse la segreteria, egli lasciò gradualmente ogni carica e si ritrasse sempre più nell’ombra. Morì a Roma appena sessantacinquenne il 23 novembre 1979.

Giuseppe Micciché 

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