domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

STRETTA FINALE
Pubblicato il 20-02-2018


afrinUna sfida che rimette in gioco alleanze ed equilibri nella Siria martoriata dalla guerra civile. Dopo l’operazione ‘ramoscello d’Ulivo’ avviata da Ankara contro i curdi di Afrin, Damasco risponde in sostegno della popolazione e a difesa del proprio territorio. Obiettivo delle forze fedeli al governo, secondo quanto reso noto da un comunicato ufficiale, è quello di schierarsi lungo il confine con la Turchia a difesa della popolazioni civili.  In tutta risposta i caccia turchi hanno bombardato la strada che conduce ad Afrin, l’enclave curda nel nord della Siria. L’arteria è percorsa dalle unità militari filo-siriane venute in aiuto ai curdi assediati dai soldati di Ankara. Lo ha riferito la tv di Stato di Damasco.
Secondo quanto riferisce l’emittente curda “Rudaw”, un convoglio militare dell’esercito siriano sarebbe già partito ieri pomeriggio da Aleppo alla volta di Afrin. Una notizia simile è stata diffusa dall’agenzia di stampa siriana “Sana”, secondo cui alcune unità delle Forze armate sono partite alla volta di Afrin “per sostenere con fermezza la popolazione contro le aggressioni da parte delle forze del regime turco”. Ieri mattina era stata l’emittente televisiva pubblica siriana “al Ikhbariya” ad annunciare che l’esercito del governo di Damasco sarebbe stato prossimo a entrare nella regione di Afrin, al confine tra Siria e Turchia. Tuttavia Erdogan non demorde e sfida ancora Assad in ‘casa sua’. Controllare Afrin, per Assad vuol dire dimostrare alla comunità internazionale che la Siria non è uno Stato fallito e che il regime baathista estende sempre più il suo controllo sul territorio nazionale. L’inviato speciale Onu per la Siria Staffan de Mistura alla Conferenza internazionale sulla sicurezza di Monaco di Baviera, ha affermato: “Ci sono gruppi che mettono in discussione la legittimità di Assad, ma non sono nella posizione di deporlo”. Il presidente siriano, ha aggiunto il diplomatico dell’Onu, “controlla una grande parte del territorio e ha un esercito efficiente. Chi prenderà il suo posto se andrà via?”.
“Se davvero il regime siriano vuole entrare ad Afrin per proteggere il Pyd-Ypg nessuno fermerà i nostri militari. E questo vale per Afrin, per Minbeij e per l’est dell’Eufrate”. Così il ministro degli Esteri turco, Mevlut Cavusgolu, nella prima reazione di Ankara alla notizia dell’imminente ingresso nell’enclave curdo-siriana di forze filo-Assad. “Ma se il regime entra ad Afrin per eliminare l’Ypg non c’è nessun problema”, ha però aggiunto il ministro.
Ma l’offensiva turca e la risposta siriana potrebbe rappresentare un’ulteriore complicazione del quadro regionale, oltre che rimettere in subbuglio l’alleanza tra Iran, Russia e Turchia a Sochi. Inoltre a irritare Ankara non è solo il fatto che ci sia stato un accordo tra il presidente siriano e l’Ypg, ma anche che l’accordo pare aver ottenuto il pieno sostegno della Russia. “Stiamo assistendo a un tentativo di usare i curdi in un gioco geopolitico, che non ha nulla a che fare con i loro interessi e invitiamo tutti coloro, che sono coinvolti in questi processi a fermarsi e iniziare a cercare compromessi”, ha dichiarato il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov. “Abbiamo ripetutamente affermato che sosteniamo pienamente le legittime aspirazioni del popolo curdo”, ha aggiunto Lavrov. Inoltre precedentemente, della situazione ad Afrin hanno discusso al telefono i presidenti russo Vladimir Putin e turco Recep Tayyip Erdogan, sempre d’accordo su tutto tranne che sulla questione curda.
In base al nuovo accordo le milizie del presidente Bashar al Assad torneranno a posizionarsi lungo il confine con la Turchia, da dove si erano ritirate nel 2012. Tuttavia alcune voci smentiscono l’accordo, come quella del Portavoce YPG che fa sapere: “Non c’è accordo con il regime. Quelli che stanno entrando ad Afrin sono volontari provenienti da Aleppo che vogliono unirsi alla resistenza”.
Nel frattempo i curdi continuano a ‘resistere’ agli attacchi turchi, Erdogan ha annunciato l’assedio per Afrin. Mentre nuovi bagni di sangue sul fronte orientale siriano: nel Ghouta orientale, zona assediata in mano ai ribelli anti-regime ad est della capitale Damasco, almeno 733 civili sono rimasti uccisi o feriti nelle ultime 36 ore di bombardamenti del regime di Bashar al-Assad. Centinaia di persone sono state inoltre ferite nei bombardamenti dell’artiglieria e dell’aviazione, all’indomani del rafforzamento delle posizioni del regime intorno all’enclave sotto assedio che lascia presagire un’offensiva di terra. L’Osservatorio nazionale per i diritti umani denuncia la strage e la classifica tra le peggiori degli ultimi anni. “Si tratta della più pesante perdita di civili in un solo giorno dall’inizio del 2015”, scrive.

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