mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Alberto Caruso
Nuovi meriti e bisogni per una sinistra riformista
Pubblicato il 07-02-2018


“Non voto, tanto sono tutti uguali, pensano tutti a mangiare e basta”. Tre giorni fa un mio vecchio compagno delle scuole medie ha risposto così quando gli ho chiesto il voto per la lista del mio partito.
“Ma sei candidato tu? Ti posso votare? Ma sono regionali o nazionali?” Questa è invece la curiosità di una ragazza alla richiesta del voto da parte di un compagno di un’altra provincia.
Questi sopracitati sono soltanto due dei tantissimi esempi di quello che è il rapporto tra giovani(molti) e politica. Urge una premessa: per giovani si intendono donne e uomini di età compresa tra i 18 e i 35 anni; per politica tutto ciò che è gestione ed indirizzo della cosa pubblica, non soltanto elezioni e voti.
Quando si sentono certe risposte, certi “ragionamenti”, è impossibile non chiedersi il perché di tanto disinteresse e di tanta repulsione verso ciò che , in fondo, riguarda da molto vicino tutti noi, soprattutto in fasce di popolazione che per età e trascorsi di vita non possono definirsi disilluse; smaltita la voglia di una generale e generazionale “chiamata alle armi”, penso a quello che è stato ed a quello che è oggi il ruolo dei giovani nella vita pubblica. Dici giovani e pensi al ‘68, ma non ci sono più quelli lì e menomale, altrimenti avrebbero fallito, soltanto che di loro non ci sono più, purtroppo, neanche quello spirito partecipativo e quell’impegno che non devono essere intesi necessariamente come lotta, ma che possono essere declinati diversamente oggi e con risultati senz’altro significativi. Del resto nella storia dell’Italia unita ci sono sempre stati certi fermenti all’interno delle scuole e delle università, nelle figlie e nei figli di chi era indietro e più in basso nella scala sociale e chiedevano, bramavano i diritti che oggi diamo per scontati, ma anche nelle loro madri e nei loro padri fremevano quei bisogni. Oggi tutta la voglia di partecipare, di “contare” nelle decisioni delle proprie comunità si è quasi definitivamente persa, o almeno così pare.
Allora mi guardo attorno, cerco di capire come si è sviluppato il rapporto dall’altro angolo visuale, quello dei partiti, della politica nel mio territorio. Guardo verso destra e vedo che li “la politica” ha scelto di candidare in un collegio importante, nella parte maggioritaria, come figura nuova e fresca un ragazzo dal cognome importante per significato sia letterale sia elettorale ed a detta di alcuni ha anche delle chance di vittoria. Io questo ragazzo lo conosco, come molti, di nome, poiché il padre, oltre ad essere senatore, ha avuto incarichi di rilievo in diversi degli ultimi governi, anche in quest’ultimo, lo zio siede da che ho memoria nel consiglio regionale e la cugina è stata vicesindaco di Cosenza per un breve periodo, eppure io questa persona non l’ho mai vista né sentita impegnata nella politica del nostro territorio; conosco diversi giovani del centrodestra che da anni fanno avanti indietro per le strade della provincia cercando, in occasioni pubbliche e private, di portare un voto in più, un iscritto in più ai loro partiti, però di questi nelle liste e nei collegi non v’è traccia. Perché gli è stato preferito qualcuno di diverso? Mi si potrà rispondere sciorinandomi in faccia il lungo e fitto curriculum del figlio del senatore( N. B. Personalmente non posso e non voglio fare la facile polemica retorica contro i “figli di”) e mi sta bene, tutto ammirevole, non fosse altro che tutti i ruoli e gli incarichi li presenti sono stati svolti fuori Regione, poco per essere candidato in quello che si presenta come uno dei più territoriali agoni elettorali degli ultimi tempi.

Poi guardo dall’altra parte, a sinistra, non la sinistra del Presidente del Senato, che ha ben pensato di avere una squadra di super esperti, e li noto qualcosa di diverso, li forse ai giovani guardano in un altro modo perché, sebbene in posizioni difficili, i candidati under 35, i candidati più vicini alla mia classe(non siamo più bambini se abbiamo l’onere di votare per il Senato, diciamolo) sono ben due ed hanno entrambi storie politiche nette, contraddistinte da un impegno duraturo e costante notato e premiato dai maggiorenti dei loro partiti di appartenenza, voluti e scelti per ricoprire incarichi di rappresentanza dalle istituzioni giovanili di cui fanno parte(la “nostra” Francesca Rosa D’Ambra, commissaria regionale FGS e Mario Valente segretario regionale GD).

Probabilmente loro non ce la faranno ad essere eletti, ma non fa niente, il senso di queste candidature è un altro ed i diretti interessati sono i primi a saperlo; questa presenza nelle liste è un premio per quanto fatto finora, ma è soprattutto un trampolino per quanto c’è ancora da fare, una possibilità per conoscere e per farsi conoscere, una prova per prendere ciò che di buono è rimasto da chi è passato prima e dare ciò che di buono deve ancora essere dato a chi passerà dopo, perché in fondo i giovani, lo sappiano anche i giovani stessi, non vogliono altro che veder premiati impegno e meriti.
Cosa deduco da ciò? Innanzitutto che i giovani che hanno una coscienza civile, un senso sociale di comunità, che danno valore a ciò che li circonda, ancora ci sono, forse in numero inferiore, forse meno o peggio organizzati, ma ci sono; in secondo luogo, che quelli che partecipano con impegno costante ed abnegazione vengono premiati solo nel centrosinistra e non anche negli altri poli; infine, da come sono organizzate le campagne elettorali, che i giovani sono contenti di collaborare, non di lottare, con i “vecchi saggi”.
Che poi, se sono saggi, i “vecchi” sono i primi a volersi circondare di giovani in gamba.

Alberto Caruso
FGS Cosenza

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