mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Alitalia, frenata la vendita, tutto rinviato a dopo elezioni
Pubblicato il 15-02-2018


Alitalia-EthiadIl ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha sintetizzato in questo modo lo stato dell’arte della procedura di vendita della compagnia aerea: “I pretendenti la pensano diversamente e per ballare bisogna essere in due. E, per questo, la vendita di Alitalia è destinata a concludersi dopo le elezioni del 4 marzo”. Così, Calenda ha fissato un punto fermo sui tempi dell’operazione, dopo che, fino a qualche settimana fa, ancora si puntava a tentare un affondo per chiudere la partita prima della scadenza elettorale.
L’obiettivo, però, con il passare dei giorni, è diventato sempre meno fattibile fino alla presa d’atto di questi giorni, da parte del ministro Calenda che, nei giorni scorsi, ha scritto su Twitter: “Avrei già chiuso ma i pretendenti hanno frenato causa elezioni”. Ma, anche il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, la settimana scorsa ha affermato di non ritenere imminente la vendita della compagnia. Sulla procedura si farà, intanto, il punto, come annunciato da Calenda, lunedì prossimo al Mise  con i commissari straordinari di Alitalia. Un passaggio, spiegano fonti vicine al dossier, che rientra nel costante e continuo confronto tra il Governo e la gestione commissariale e che avrà al centro un aggiornamento sui negoziati in corso.
La speranza di chiudere prima del 4 marzo si è, dunque, infranta contro la  prudenza dei potenziali acquirenti  di evitare, vista la materia altamente sensibile, i condizionamenti della campagna elettorale e procedere a una stretta, se vi saranno le condizioni, nel nuovo contesto che si definirà con il responso delle urne. Le posizioni non sono state espresse ufficialmente ma, in alcuni casi, lasciate trapelare più o meno esplicitamente.
Nei giorni scorsi, questo è stato, il messaggio veicolato da fonti vicine al quartier generale di Air France. La parola d’ordine è quella di  evitare accelerazioni  e attendere l’esito delle elezioni. Se il colosso francese, scottato dalla precedente campagna del 2008, sembra avere le sue buone ragioni, non sorprende, quindi, che lo stesso ragionamento possa essere condiviso anche degli altri soggetti in pista, da Lufthansa a EasyJet.
Intanto, ieri Alitalia e sindacati sono tornati a vedersi per affrontare  il nodo del rinnovo del contratto di lavoro. Prima della scadenza di fine gennaio, le parti si sono accordate su un’ulteriore proroga al 28 febbraio prossimo. Nel pomeriggio si è svolta una riunione preliminare ristretta in vista della ripresa del confronto contrattuale. Sul tavolo, riferiscono fonti sindacali, ci sono le richieste su possibili voci di risparmio quali congedi parentali. Altro tema è quello dell’indennità di volo, prevista dagli accordi del 2008 al momento della privatizzazione della compagnia, che consentiva ai piloti, a fronte di un determinato numero di ore volate, di non scendere sotto la soglia del 93% della retribuzione dei piloti della vecchia Alitalia.
Ci siamo chiesti, in articoli già pubblicati recentemente, perché vendere la compagnia aerea italiana, quando le prospettive sono quelle di un ritorno agli utili dopo avere già conseguito un equilibrio dei flussi di cassa.
Sarà difficile spiegarlo agli italiani anche dopo il risultato elettorale. Con la vendita di Alitalia, in Italia, il settore dei trasporti parlerà sempre più un linguaggio straniero. Ma, dalla vendita di Alitalia, potrebbero esserci anche conseguenze negative sui bilanci di Banca Intesa ed Unicredit che detengono una importante fetta del capitale sociale.

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