martedì, 23 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Altro scivolone dei Bitcoin. Giù del 60% in pochi mesi
Pubblicato il 02-02-2018


Bitcoin

Bitcoin ancora sotto pressione con un nuovo scivolone che ha portato la criptovaluta fin sotto la soglia degli 8.000 dollari. La criptovaluta perde il 12% e cala a 7.982 dollari, il livello più basso a dal 24 novembre. In caduta libera anche le monete rivali Ripple, Ether e Litecoin che vanno giù del 18%. Con il crollo dei Bitcoin ai minimi da due mesi a questa parte, nelle ultime 24 ore sono stati bruciati oltre 100 miliardi di dollari dalle diverse valute digitali sul mercato delle criptovalute. Dal picco di dicembre a circa 20.000 dollari, il Bitcoin ha perso il 60% del suo valore. In una intervista a Bloomberg tv, l’economista Nouriel Roubini, invita a prestare attenzione: “Bitcoin è “la madre di tutte le bolle” e le altre criptovalute sono anche peggio. Roubini spiega che la maggior parte delle altre criptovalute sono “una bolla alla seconda o terza potenza”, “anche peggio” dell’originale. Roubini, che individua nelle quotazioni raggiunte da Bitcoin quest’anno fattori di rischio ben maggiori rispetto alla bolla dei tulipani del ‘600 o alla Wall Street degli Anni Venti, non risparmia neanche la tecnologia sottostante alle criptovalute, blockchain: “’ in giro da 10 anni, e la sua unica applicazione sono state le criptovalute, che sono una truffa”, spiega l’economista della New York University.

Proprio in queste ore il Ministero del tesoro sta mettendo a punto uno schema di decreto per censire e comprendere il fenomeno delle valute virtuali. Il testo, sul quale è possibile inviare osservazioni e contributi fino al 16 febbraio, prevede, per chiunque sia interessato a svolgere sul territorio italiano l’attività di prestatore di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale, l’obbligo di comunicazione al Ministero. Riprendendo la definizione introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, il provvedimento chiarisce che la valuta virtuale seppur “utilizzata come mezzo di scambio per l’acquisto di beni e servizi non è emessa da una banca centrale o da un’autorità pubblica” e “non è necessariamente collegata a una valuta avente corso legale”. Il decreto del 25 maggio prevede già che i prestatori di valuta virtuale debbano assolvere agli obblighi antiriciclaggio per evitare che le transazioni effettuate con le cripto valute possano essere utilizzate per fini illegali. “Lo schema di decreto – si legge in una nota del Mef – disciplina le modalità con cui i prestatori di servizi relativi all’utilizzo di valuta virtuale sono tenuti a comunicare al Ministero dell’Economia e delle Finanze la loro operatività. Sono inclusi nell’obbligo di comunicazione anche gli operatori commerciali che accettano le valute virtuali quale corrispettivo di qualsivoglia prestazione avente ad oggetto beni, servizi o altre utilità”.

L’iniziativa mira a realizzare una prima rilevazione sistematica del fenomeno, a partire dalla consistenza numerica degli operatori del settore che, a regime, dovranno ad iscriversi in uno speciale registro tenuto dall’OAM, l’Organismo degli Agenti e dei Mediatori, per poter esercitare la loro attività sul territorio nazionale. La previsione di obblighi e cautele a carico dei prestatori di servizi relativi alle valute virtuali è coerente con le più stringenti regole dettate dalla quinta direttiva Ue antiriciclaggio, prossima alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale della comunità europea, di cui l’Italia ha di fatto anticipato l’adozione prevedendo già dal 4 luglio 2017 (data di entrata in vigore decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 90), norme più rigorose in materia di prevenzione dei reati finanziari.

Sempre l’OAM sarà incaricato di tenere anche un altro nuovo registro, quello dei compro-oro, dando attuazione alla regolamentazione del settore introdotta dal decreto legislativo 25 maggio 2017, n. 92. Il Dipartimento del Tesoro ha ultimato l’istruttoria del decreto ministeriale recante le specifiche tecniche di alimentazione del registro che quindi dovrà essere avviato nei 3 mesi successivi all’entrata in vigore del decreto. “C’è un presupposto comune agli interventi regolatori sulle valute virtuali e sui compro-oro – spiega nella nota Roberto Ciciani, direttore della Direzione Generale competente in materia di prevenzione dei reati finanziari – Entrambi rispondono alla necessità di censire puntualmente e dettagliatamente nuovi fenomeni, capirne le dimensioni, comprenderne anche la diffusione sul territorio. In particolare per quanto concerne le criptovalute, con i relativi rischi di utilizzo per fini illeciti, quali il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, la normativa italiana già prevede che i prestatori di servizi relativi alla valuta virtuale siano annoverati tra i soggetti tenuti all’assolvimento di obblighi di adeguata verifica della clientela e di segnalazione alla UIF (Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia) delle operazioni sospette di riciclaggio e finanziamento del terrorismo. Il censimento e l’avvio del registro consentiranno anche di vigilare meglio sul rispetto delle regole da parte degli operatori e daranno loro certezza sull’esercizio legale della propria attività”.

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