domenica, 22 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

LAVORO DA GALEOTTI
Pubblicato il 02-02-2018


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“Sono stato e sono un fautore dell’ampio utilizzo dei braccialetti elettronici da applicare ai cittadini che per ragioni di giustizia sono sottoposti a misure di limitazione della libertà, alleggerendo così i costi per la finanza pubblica e contenendo la detenzione cautelare in carcere solo per i casi più gravi”, ha dichiarato il Senatore Enrico Buemi, responsabile Giustizia del Psi e membro della commissione giustizia nella XVII Legislatura.

“Da qui ad applicare tecnologie simili ai lavoratori, in certi settori, mi sembra una semplice aberrazione inaccettabile. Si applichino le nuove tecnologie, certo per aumentare la sicurezza dei cittadini rispetto a chi delinque, ma con un po’ di visione si pensi ad applicazioni che aumentino la libertà dei cittadini e dei lavoratori onesti e la loro qualità della vita, facendo sì che il loro lavoro si svolga non in un regime di semi prigionia ma di maggiore libertà e flessibilità, pur nel rispetto degli obblighi derivanti alla giusta prestazione lavorativa” conclude il senatore socialista candidato delle lista Insieme.

Dopo la notizia trapelata ieri sull’utilizzo da parte di Amazon di braccialetti per monitorare i movimenti dei propri dipendenti, la polemica continua ancora più forte. Amanzon assicura che non vi è nessun intento “oscuro” ma solo la volontà di ottimizzare il lavoro per un migliore rendimento dell’azienda. Parole che non convincono in pieno. Anzi che no convincono per nulla. Tanto che a intervenire è il ministro dello sviluppo economico Carlo Calenda che ha messo qualche puntino sulle i, incontrando nella sede del Mise una delegazione di Amazon. “Ho spiegato loro che gli unici braccialetti che facciamo in questo paese sono quelli che produce la nostra gioielleria. Gli ho spiegato, e loro del resto hanno capito, che una cosa come quella, che non è in uso ma è stata brevettata, in Italia non ci sarà mai”. Calenda ha poi aggiunto che nell’incontro con la delegazione di Amazon è stato fatto il punto “sui nuovi investimenti, di cui siamo contenti, a patto che la cura principale che devono avere è la cura della qualità del lavoro e del personale e su questo loro hanno dato un impegno”.

A fare ulteriore chiarezza il ministero del Lavoro in una nota aggiunge che “il Jobs act ha adeguato la normativa contenuta nello Statuto dei lavoratori -risalente al 1970- alle innovazioni tecnologiche nel frattempo intervenute. La norma non ha dunque “liberalizzato” i controlli, ma ha fatto chiarezza circa il concetto di “strumenti di controllo a distanza” ed i limiti di utilizzabilità dei dati raccolti attraverso questi dispositivi, in linea con le indicazioni che il Garante della Privacy ha fornito negli ultimi anni”. Una nota resa necessaria dalle affermazioni, riportate da agenzie di stampa, secondo le quali il jobs act avrebbe autorizzato l’utilizzo di dispositivi per il controllo a distanza dei lavoratori. Si precisa quindi che queste affermazioni non rispondono alla verità dei fatti. In effetti la notizia, non vera, che il Jobs act autorizza lo spionaggio dei dipendenti, ha scatenato le penne sempre pronte delle opposizioni. Prima tra le altre quella dei 5 Stelle con Di Battista e Di Maio. Il candidato premier del Movimento 5 Stelle si è scagliato infatti contro il job acts. “Se in Italia si possono mettere dispositivi sui lavoratori per controllarli è grazie al Job acts. Io sono contro quel provvedimento che permette a aziende anche partecipate dallo Stato di mettere chip nelle scarpe dei lavoratori o i braccialetti controllare i dipendenti. È incredibile che il Pd che ha fatto la legge per mettere i trasponder addosso agli esseri umani che adesso critichi Amazon”.

Parole respinte al mittente da diversi parlamentari del Pd. “Il pressapochismo e l’ignoranza degli esponenti del Movimento 5 stelle – dice Titti Di salvo, vicepresidente dei deputati del Partito Democratico – sembra non avere fine. Quando Di Maio parla di Amazon dimostra non solo di non sapere di cosa sta parlando e di non conoscere le leggi italiane, ma di non aver neppure seguito, da vicepresidente della Camera, i lavori parlamentari. Evidentemente il candidato premier M5s era troppo impegnato a raccontare falsità in rete e tra i suoi militanti”. “Il bracciale elettronico di Amazon – spiega la deputata Dem – è in contrasto con le leggi, in primis con il Jobs Act, e i contratti che tutelano la libertà e la dignità dei lavoratori, oltre che con l’ordinamento in materia di protezione dati personali. A Di Maio – conclude – consiglio di studiare prima di parlare”.

Stesso concetto quello espresso da Giacomo Portas: “Di Maio è un ignorante, il jobs act non autorizza i controlli a distanza. Studi, almeno un po’”.

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