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Opinioni e commenti
 

Andrea Lorenzetti: prigioniero dei nazisti, libero sempre
Pubblicato il 19-02-2018


Dalle carceri di Milano al campo di transito di Fossoli e al lager di Mauthausen, si snoda dal marzo 1944 al maggio 1945 l’itinerario di speranze e di sofferenze di Andrea Lorenzetti.

Nato ad Ancona il 26 maggio 1907 da famiglia modesta (padre agente di commercio, madre casalinga), a sedici anni si diplomò ragioniere e cominciò a lavorare in banca ad Ancona.

Dopo qualche anno si trasferì a Milano al Crédit Commercial de France, finché nel 1934 entrò nello studio del banchiere Antonio Foglia, occupandosi di Borsa.

Nel 1937 fu promosso procuratore di Borsa.

Le prime notizie della sua attività politica risalgono all’autunno 1942, quando partecipò alle riunioni clandestine preparatorie alla rifondazione del Partito Socialista Italiano clandestino.

Subito dopo l’armistizio prese parte a una riunione presso lo studio di Antonio Foglia con i rappresentanti del costituendo CLN con l’obiettivo di prevenire l’occupazione tedesca di Milano.

Nel frattempo, l’ex.deputato socialista Domenico Viotto (Quinto Vicentino, 1887 – Milano, 1976), rientrato a Milano dal confino a Fabriano verso la fine del 1941, aveva affiancato Lelio Basso nella fondazione del “Movimento di unità proletaria”, organizzazione clandestina di opposizione antifascista che, nell’agosto del 1943 (dopo la caduta del fascismo e l’arresto di Mussolini), confluì, assieme ai militanti del PSI clandestino dell’Alta Italia e agli esponenti del PSI reduci dall’esilio in Francia, nel Partito Socialista di Unità Proletaria – PSIUP.

Viotto rappresentava il PSIUP nel CLN milanese, quando nel novembre 1943, in seguito a una vicenda personale che gli valse accuse di leggerezza cospirativa, dopo essere sfuggito per poco all’arresto, fu costretto a riparare in Svizzera.

Lo sostituì quale rappresentante del PSIUP nel CLN milanese Andrea Lorenzetti: questi il 3 gennaio 1944, su proposta del segretario Marcello Cirenei, venne nominato vice-segreterio del PSIUP per l’Alta Italia insieme all’avv. Ottaviano Pieraccini.

Inoltre, si occupò della redazione e diffusione dell’edizione milanese dell’Avanti! clandestino, di cui uscirono, nel periodo settembre 1943-maggio 1944, ben ventotto numeri, quasi uno la settimana.

Ricordò Marcello Cirenei: «L’Avanti! clandestino era regolarmente pubblicato: Lorenzetti si occupava della stampa e della ricezione e raccolta degli articoli: ne inviavano Guido Mazzali, e anche altri, tra i quali Ludovico d’Aragona, Lodovico Targetti, Giorgio Marzola.»

Fu uno degli organizzatori del grande sciopero del 1° marzo 1944, che paralizzò la produzione industriale delle fabbriche milanesi per un’intera settimana.

Ha ricordato Marcello Cirenei: «Lo sciopero generale riuscì una impressionante e davvero imponente dimostrazione della volontà e potenza delle masse lavoratrici — compresi gli intellettuali — di abbattere il nazifascismo e di conquistare la libertà. Il partito Socialista ha avuto nella preparazione e nella esecuzione dello sciopero una parte essenziale, in fraterna e intima collaborazione con il partito Comunista».

Il New York Times del 9 marzo 1944 scrisse: «In fatto di dimostrazioni di masse non è avvenuto niente nell’Europa occupata che si possa paragonare con la rivolta degli operai italiani. E’ il punto culminante di una campagna di sabotaggio, di scioperi locali e di guerriglie, che ha avuto meno pubblicità del movimento di resistenza francese perché l’Italia del nord è stata più tagliata fuori dal mondo esteriore. Ma è una prova impressionante che gli italiani, disarmati come sono e sottoposti a una doppia schiavitù combattono con coraggio e audacia quando hanno una causa per la quale combattere…».

La dura repressione seguita allo sciopero e probabilmente anche qualche spiata provocarono la cattura di quasi tutto il gruppo dirigente del PSIUP milanese clandestino.

Il 10 marzo 1944 Lorenzetti venne arrestato. Riferì Cirenei: «… per caso fortuito e fortunato, mentre mi avviavo per Via Borgonuovo, al quartiere generale del partito, mi imbattei in Lorenzetti, condotto da due agenti in borghese, e ad un suo cenno del capo, riuscii a comprendere ed a sottrarmi, successivamente constatando che il nostro quartiere generale di Via Borgonuovo 5 era occupato dalle SS …».

Vennero arrestati anche il tesoriere del partito, avv. Antonio De Giorgi (presso il cui studio di via Brorgonuovo 5 si tenevano le riunioni del PSIUP clandestino), Ottaviano Pieraccini, il sindacalista Umberto Recalcati, Riccardo Ronzoni, Aldo Valcarenghi, e a Torino, Filippo Acciarini e Alfonso Ogliaro. Finirono tutti nel lager austriaco di Mauthausen, da cui il solo Valcarenghi fece ritorno.

Dopo l’arresto, Lorenzetti fu tradotto nel carcere di San Vittore, dove restò in isolamento fino al 27 aprile 1944.

Fu poi inviato al campo di concentramento di Fossoli, vicino Carpi (Mo); il 21 luglio fu trasferito al lager di Bolzano. Ai primi di agosto (presumibilmente il 5, con il trasporto n. 73) fu deportato al lager di Mauthausen, in Austria. Smistato in uno dei peggiori sottocampi di Mauthausen, il Gusen III, Andrea riuscì a resistere fino alla liberazione del campo da parte delle truppe americane, il 5 maggio 1945.

Provato fisicamente dalle difficili condizioni di prigionia, venne ricoverato in ospedale, dove morì, in una data tra il 15 e il 17 maggio 1945. Prossimo alla fine, dettò al compagno di prigionia e collega operatore di borsa Aldo Ravelli (1912-1995), il suo testamento spirituale, che poi Ravelli consegnò ai famigliari. In esso Lorenzetti affermò: “… Prego i miei di perdonarmi il dolore che arreco loro. Non mi pento di quello che ho fatto; malgrado tutto quello che ho sofferto, sarei pronto a ricominciare, perciò non mi compiango. Penso a tutti, vi abbraccio”.

L’Avanti! del 25 dicembre 1946 ne riportò una commemorazione postuma.

Il 20 marzo 1949, su proposta di Antonio Foglia, gli venne intitolato l’Istituto di Studi sulle Borse Valori dell’Università Bocconi di Milano, presso il quale venne apposta una lapide commemorativa.

Il 22 marzo 2017 la “Fondazione Memoria della Deportazione” ha acquisito la donazione, da parte del figlio Guido, del Fondo archivistico di Andrea Lorenzetti.

Esso consiste nella corrispondenza da lui inviata ai famigliari dal carcere di San Vittore di Milano e dal campo di concentramento di Fossoli, in ritagli a stampa successivi alla morte, in documenti diversi attestanti il decesso e la qualifica partigiana, documenti che si inscrivono nell’arco cronologico 1944-1964.

Con questi documenti il figlio Guido ha realizzato un volume di memorie dal significativo titolo “Andrea Lorenzetti: prigioniero dei nazisti, libero sempre. Lettere da San Vittore e da Fossoli. Marzo- luglio 1944”.

Il libro è stato presentato dall’autore venerdì 16 febbraio ad Ancona, la città natale di Lorenzetti, presso la sala Ricci del Consiglio regionale delle Marche, nella cui Biblioteca è stata inaugurata una mostra che rimarrà visitabile fino al 23 febbraio 2018.

L’iniziativa è stata curata dall’ANPI di Ancona, in collaborazione con la Fondazione Memoria della Deportazione, l’Istituto Gramsci, la Fondazione Nenni ed il Circolo “Pietro Nenni” di Ancona, con il patrocinio dell’Assemblea Legislativa delle Marche e del Comune di Ancona.

Il direttore dell’Avanti! on line, on. Mauro Del Bue, ha inviato al convegno il seguente messaggio: «“Ci sono dei momenti nella vita che dentro di noi la coscienza chiama e dice ‘questo è il tuo dovere’ e non ci si può sottrarre senza perdere la stima di noi stessi”. In queste parole indirizzate da Andrea Lorenzetti ai suoi cari dal carcere milanese di San Vittore sono ben rappresentati il carattere, la forza di volontà e la lucida accettazione delle terribili conseguenze della sua scelta di combattere, assieme ai suoi compagni del partito socialista clandestino, il nazifascismo. Un giovane uomo morto a meno di trentott’anni per le fatiche e i maltrattamenti nel lager dove si perseguiva lo sterminio tramite il lavoro. Un socialista impegnato nella lotta per la libertà che trovò nel suo giornale uno degli strumenti più validi per condurre la sua battaglia. Il suo esempio deve guidarci nel continuare a far sentire ogni giorno la voce libera dell’Avanti! e del socialismo».

Alfonso Maria Capriolo

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