giovedì, 19 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Angelo Corsi, socialista che difese i minatori sardi
Pubblicato il 07-02-2018


Tra gli uomini più rappresentativi del socialismo sardo Angelo Corsi occupa con Giuseppe Cavallera, Claudio de Martis, Giuseppe Fasola, Cesare Loi un posto di primo piano per l’impegno nell’attività propagandistica e organizzativa e per la difesa dei minatori e della economia di quell’isola. Nacque a Capestrano, in provincia dell’Aquila, il 6 ottobre del 1889. Aveva appena 16 anni quando si trasferì in Sardegna, ad Iglesias, centro minerario di primaria importanza, che dava carbone, piombo, zinco, sotto il controllo di imprenditori stranieri. Compì gli studi universitari a Firenze, dove seguì i corsi di scienze sociali, e conobbe alcuni degli uomini di cultura più impegnati nel campo progressista, tra i quali in particolare Gaetano Salvemini, che gli comunicò la fede nella redenzione del Meridione. Sotto le suggestioni dei suoi maestri e della problematica meridionalistica prese a considerare con particolare interesse la situazione in cui versava l’Iglesiente, come facevano già alcuni propagandisti di orientamento socialista, decisi a sottrarre quell’importante bacino minerario agli industriali stranieri, che sottraevano ricchezze alla Sardegna e nel contempo sfruttavano pesantemente migliaia di lavoratori. Lo sfruttamento dei lavoratori veniva allora esercitato in tutta l’isola, provocando forti agitazioni, come nel 1906 quando una serie di moti agitò vaste aree isolane, provocando la reazione del padronato, in difesa del quale le forze dell’ordine intervennero provocando diversi morti e feriti. Fu in quegli anni che Angelo Corsi, pieno di entusiasmo e di fede nel riscatto del lavoro, aderì al socialismo e partecipò all’attività propagandistica che veniva svolta da qualche tempo in diverse aree isolane e portavano molti operai, contadini, lavoratori del mare a organizzarsi nel PSI e nel sindacato. Nel 1913 venne eletto consigliere comunale a Iglesias e poi sindaco, l’anno dopo consigliere provinciale. Amministrare allora non fu cosa facile: mancavano i fondi , esauriti per il malgoverno delle città, e la situazione generale diveniva sempre più difficile per l’incombere e poi per l’inizio della Grande Guerra. I sindaci socialisti elaborarono allora un piano di attività e di interventi che mirava ad alleviare le difficoltà in cui versavano gli strati popolari e le famiglie dei combattenti. Fu questa una attività che gli procurò larga notorietà nel partito, sicchè la Direzione lo nominò responsabile politico per la provincia di Cagliari. Nel dibattito tra le correnti e nelle lotte in favore degli lavoratori egli mostrò sempre di aderire al riformismo. All’indomani della guerra elaborò alcune idee, che propose in uno scritto nel quale chiedeva il decentramento regionale, il potenziamento delle funzioni dei comuni, e respingeva le posizioni separatiste. Montava già la polemica politica e si radicalizzavano le posizioni tra i lavoratori, che manifestavano contro l’insostenibilità delle loro condizioni di vita e chiedevano riforme (nel maggio del 1920 a Iglesias ci fu uno scontro di dimostranti con la polizia, che provocò sette morti e numerosi feriti). Nel partito era in corso lo scontro tra massimalisti rivoluzionari e riformisti, ed egli si trovò in difficoltà e quasi sempre in minoranza. Tuttavia nelle elezioni del 1921 venne eletto deputato alla Camera per il collegio di Cagliari. Dovette allora muoversi in una situazione che diveniva sempre più difficile per il montare della marea reazionaria e l’azione delle squadracce. Questa situazione si aggravò ulteriormente dopo la marcia su Roma, e in particolare nel 1924, durante la campagna elettorale per il rinnovo della Camera, nella quale, impedita in ogni modo l’attività delle minoranze politiche, non venne rieletto. Nel 1925 venne arrestato e di lì a poco assegnato al confino per cinque anni, poi commutati in ammonizione per due anni. Alla caduta del fascismo riprese il suo posto nel partito, partecipò ai primi congressi dell’antifascismo meridionale e fece parte delle Consulte regionale e nazionale. Fu anche sottosegretario alla Marina mercantile nei governi presieduti da Ivanoe Bonomi, poi da Ferruccio Parri, infine da Alcide De Gasperi, che nel suo secondo ministero lo volle sottosegretario agli Interni. Il 2 giugno del ’46 venne eletto deputato alla Costituente. Co-protagonista del dibattito interno al Partito socialista, seriamente travagliato per lo stretto rapporto col Partito comunista, nel gennaio del ’47 aderì alla scissione socialdemocratica che diede vita al PSLI, di cui in Sardegna fu naturalmente il massimo rappresentante. Venne poi rieletto alla Camera nell’aprile del ’48 in rappresentanza delle liste di US (PSLI e gruppi diversi), ma si dimise per assumere la presidenza del Comitato del Fondo per il finanziamento dell’industria meccanica e poi dell’INPS (Istituto Nazionale per la Previdenza Sociale. Lavorò ancora per diversi anni fuori dal Parlamento, distinguendosi per capacità e dedizione, fino alla morte, che avvenne a Roma il 16 dicembre del 1966.

Giuseppe Miccichè

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