mercoledì, 19 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Atp di Rotterdam e Wta di Doha: Federer sempre n. 1 e Kvitova regina
Pubblicato il 22-02-2018


Federer-trofeo-rotterdam-2018-696x464L’Atp di Rotterdam e il Wta di Doha hanno regalato una gioia immensa rispettivamente a Roger Federer e Petra Kvitova: il primo per essere tornato n. 1, la seconda semplicemente per essere ritornata ai vertici, entrando in top ten proprio alla posizione n. 10. Già dopo la vittoria su Robin Haase nei quarti (rimontando al terzo set, sotto di uno, con il punteggio di 4/6 6/1 6/1), era riuscito a piazzarsi nuovamente sulla vetta della classifica mondiale. Per questo il direttore del torneo Richard Krajicek gli aveva donato un simbolico n°1 con la scritta: “il più anziano di sempre”. Ma la corsa per lui non era finita lì. Da vero campione non si è accontentato dell’obiettivo raggiunto che ha bissato; lo era già diventato nel 2004 per la prima volta, dopo aver sconfitto Marat Safin in semifinale agli Australian Open, li ha riconquistati anche quest’anno e da allora la sua ascesa non si è arrestata: fortuita coincidenza? Sicuramente il Grand Slam di Melborune gli ha portato bene; ma qui all’Atp 500 di Rotterdam non ha mai perso di vista il suo scopo di conquistare anche il titolo del torneo olandese. Soprattutto è sembrato inarrestabile e sempre in crescita, mai stanco o scarico (sia fisicamente che mentalmente), tanto da strapazzare un buon e più che valido Grigor Dimitrov in finale, annientandolo con un doppio 6/2 forse troppo severo (nel finale il n. 5 al mondo, è sembrato davvero arrendersi alla maggiore prestazione del campione svizzero). Tra l’altro il bulgaro arrivava forse anche più riposato, poiché nella semifinale contro David Goffin (che veniva dal ritiro di Berdych che non aveva neppure giocato la partita), il belga si era ritirato nel secondo set per un infortunio ad un occhio (a causa del colpo di una pallina che gli ha provocato un ematoma che gli ha impedito di proseguire il match): il bulgaro, comunque, era avanti per 6/3 e 0-1. Dimitrov, poi, tra l’altro aveva convinto anche contro Rublev, apparso molto nervoso e infastidito nel finale, che ha ‘piegato’ con il punteggio di 6/3 6/4.

Il torneo dell’ABN AMRO ha legato il destino dell’elvetico all’Italia. Non solo era stato in grado di dominare e controllare bene un insidioso giocatore come il tedesco Philipp Kohlschreiber per 7/6(8) 7/5, ma in semifinale è riuscito a tenere a bada il nostro Andreas Seppi, artefice di uno dei suoi migliori tornei e che ha mostrato un tennis molto dinamico e vario, con ottimi colpi (anche in attacco a rete, molto offensivi e aggressivi, cercando di sorprendere l’avversario e di prendere l’iniziativa). Con un 6/3 7/6(3) Federer è venuto a capo di Seppi; ma per l’azzurro la gioia e la soddisfazione di aver giocato e lottato alla pari con il numero uno, di averlo impensierito a tratti e di aver battuto altri campioni come l’altro talento tedesco Alexander Zverev (per 6/4 6/3) e poi l’altro giovane emergente Daniil Medvedev, dopo una dura battaglia terminata al terzo set (il punteggio a favore dell’italiano è stato: 76(4) 46 63). Proveniente dalle qualificazioni, prima dei successi contro Zverev e Medvedev poteva annoverare la vittoria su Joao Sousa per 6/4 1/6 6/2.

A proposito di Italia, poi, il pensiero rimanda alla Federation Cup delle ragazze a Chieti. Una super Sara Errani ha trascinato la squadra di Fed Cup capitanata da Tatiana Garbin, affiancata da Chiesa e Paolini. Oltre alla buona notizia di battere la Spagna di Carla Suarez-Navarro per 3 a 2 in casa, l’altra piacevole sorpresa è che si sono rivelate delle campionesse nostrane molto valide e giovani. Oltre alla migliore delle Sara Errani mai viste prima d’ora, con un gioco profondo, potente, aggressivo con slanci a rete e soprattutto con tanta convinzione e tenacia di poter vincere e tanta voglia di trionfare e di riscattarsi (vincendo entrambi i suoi due singolari e regalando, nella seconda giornata, il punto decisivo che ci serviva); occorre citare, infatti, anche l’impegno enorme delle due giovanissime Chiesa e Paolini. La prima, di Trento e classe 1996, ha iniziato a giocare a tennis sin dall’età di sei anni, debuttava da singolarista in Fed Cup l’11 febbraio scorso, ma è riuscita a battere Lara Arruabarrena per 6/4 2/6 7/6(5); merito anche di Tatiana Garbin che, dopo la pausa a fine secondo set, durante il rientro in campo dagli spogliatoi per il break le ha detto: “vuoi essere ricordata come una leonessa o no?” e lei ha risposto affermativamente, dimostrando di esserne convinta. Partita bene, ha avuto un calo nel secondo set: l’avversaria ha stravolto il match attuando il suo stesso gioco, applicando il medesimo schema, ovvero l’attacco in controtempo, facendole fare molti errori gratuiti, infastidendola soprattutto col back che non permetteva a Deborah di spingere sui colpi e tirarli in top spin. Forte soprattutto di dritto, si è dimostrata coraggiosa nel venire a rete, anche se lì deve migliorare ancora un po’. Così come l’altra nostra atleta: Jasmine Paolini, classe 1993, nata a Bagni di Lucca da padre italiano e madre ghanese e polacca; in carriera ha vinto 5 tornei di singolare e 1 di doppio del circuito ITF. Quest’anno si era fatta notare al torneo di Shenzhen (dove sarà battuta dalla Wang per 6/0 6/4), eliminando nelle qualificazioni anche Schmiedlová e Lu. Anche lei ha spinto molto sui colpi, con coraggio, cercando sempre di fare il punto più che di ricercare solamente l’errore dell’avversaria, con il massimo del rischio, prendendo l’iniziativa anche a costo di rimetterci nel punteggio. Buon servizio per entrambe e non è cosa da poco (anche il servizio dell’Errani è migliorato e per le due giovani anche qualche aces). Entrambe rovescio bimane e buona mobilità in campo, anche se spesso si sono fatte trovare o un po’ lontane dalla palla o con la palla addosso, perdendo un po’ di timing. Ma hanno convinto soprattutto per il carattere: hanno lottato sino all’ultimo (anche la Paolini che ha perso il suo singolare), senza scoraggiarsi e mantenendo sempre costante l’impegno. Ultima nota per quanto riguarda Sara Errani: il fatto di aver battuto Lesia Tsurenko per 6/4 6/3 al primo turno dell’Atp di Dubai, per poi perdere dalla Kerber per 6/4 6/2 in poco più di un’ora di gioco; contro la tedesca ha tenuto abbastanza nel primo set, poi nel secondo la ex n. 1 ha dilagato sino al 4-1 con la possibilità (con il servizio a disposizione) di arrivare sino al 5-1, ma è riuscita a strappare il servizio a 0 ad Angelique e ad accorciare lo svantaggio; poi, però, la tedesca ha subito recuperato il break ed è andata a chiudere agevolmente per 6/2 il secondo parziale. Una buona e generosa Sara Errani non è bastata a fermare una dilagante Kerber, anche se complice un po’l’azzurra, che ha insistito troppo a giocare sul dritto mancino della tedesca, che le ha piazzato dei lungo-linea e dei dritti potenti ad uscire a chiudere paurosi, imprendibili (uno lungolinea e due incrociati in particolare sono stati da rimarcare). Forse avrebbe dovuto giocare più sul rovescio della Kerber e, soprattutto, in attacco a rete, dive Sara ha fatto dei punti interessanti dimostrando di avere tutte le capacità di una giocatrice d’attacco e da vera doppista. Si ferma, così, a Dubai la corsa della Errani a un passo dai quarti di finale. La Kerber nei quarti affronterà, invece, la Pliskova.

Ed a proposito di tennis femminile, non si può non sottolineare il successo di Petra Kvitova al Wta di Doha. Si è imposta in maniera strepitosa in semifinale su Caroline Wozniacki in tre set: 3/6 7/6(3) 7/5. Si va al terzo set anche in finale, contro la Muguruza: 3/6 6/3 6/4 il risultato finale. Ma è una Kvitova da record. Vince rimontando al terzo set, sotto di uno, per ben tre volte nel torneo: oltre che contro la Wozniacki e la Muguruza, anche contro la Radwanska (che batte per 6/7 6/3 6/4). Quindi sorprende tutti per la sua tenuta fisica, per la sua resistenza da vera maratoneta del tennis, per la sua caparbietà e capacità di restare nel match, concentrata e di reagire, recuperando terreno. La sua forza di volontà è stata la sua arma vincente: certo complici qualche chiamata strategica di time-out medico per problemi fisici dell’avversaria (come la Muguruza per il ginocchio), che hanno fatto recuperare anche lei, che ha risposto chiedendo il coaching, e qualche polemica poco utile (come quella della Wozniacki che ha chiesto che fosse ripetuto il punto su una chiamata errata che ha assegnato il 15 alla Kvitova). Ma ci si aggrapperebbe a sterili stratagemmi. È stata una Kvitova impeccabile, quasi perfetta, da primati: dopo la rimonta in tre set per ben tre volte, il fatto di vincere la sua 22esima finale su 29, di portare a casa 12 vittorie consecutive nelle ultime 3 settimane e di battere quattro top ten in sei partite: Muguruza, Wozniacki, Svitolina (per 6/4 7/5), Goerges al Wta di Doha; oltre ad aver sconfitto al Wta di San Pietroburgo (conquistando il titolo con una wild card) la Mladenovic, la Ostapenko e la stessa Goerges nuovamente.

Al termine del Wta di Doha la Wozniacki resta comunque n. 1. Per la ceca un montepremi incassato di 391.750 dollari. Ma il torneo è stato messo in luce anche per altri due episodi rilevanti: il forfait in semifinale della Goerges (proprio contro Petra), sul punteggio di 6/4 2/1 (per un problema all’anca); poi il fatto che a dare partita vinta senza giocare sia stata proprio la rumena Simona Halep, in semifinale contro la Muguruza, che accedeva così alla finale senza fatica.

Riemerge anche Dominic Thiem, che si impone facilmente senza difficoltà in finale all’Atp di Buenos Aires (su terra rossa); su Bedene, che non è sembrato mai impensierirlo troppo (nonostante qualche ‘regalo’ che gli ha concesso il giovane tennista austriaco). Dopo essersi imposto con un netto 6/2 6/1 su Monfils in semifinale, Thiem ha conquistato la finale e il titolo in Argentina per 6/2 6/4: faticando un po’ di più nel secondo set, rischiando di rimettere in partita l’avversario, ma bravo a riprendersi nel momento giusto e cruciale e a sfruttare le occasioni decisive a disposizione per non allungare il match al terzo, dopo qualche chance sprecata da parte sua. Thiem ha stupito tutti con il suo rovescio ad una mano in top spin in accelerata (che finalmente sembra aver ritrovato decisamente), ben mascherato dal movimento del braccio, di cui era quasi impossibile leggere ed intuire la traiettoria.

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento