mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Aziende in crisi, record di vertenze al mise
Pubblicato il 26-02-2018


miseNel 2017 sono stati raggiunti i dati più alti dal 2012. Negli ultimi due anni 21 casi sono rimasti senza soluzioni.

Al ministero dello Sviluppo ci sono 162 tavoli aperti per le trattative di crisi aziendali. E’ in gioco il lavoro per 180mila persone. I dati del 2017 sono i più alti degli ultimi sei anni, con un aumento del 37% dei posti di lavoro a rischio che dal 2012, sia pur in un quadro che, come indica il ministero, è di ‘sostanziale stabilità quantitativa’. Oggi su Embraco, come sull’Aferpi di Piombino, i fari mediatici si accendono di volta in volta su vertenze diverse, ma lo scenario di fondo è più pesante. Nel 2012 i tavoli aperti erano 119, mentre i posti di lavoro a rischio erano 118mila. La media 2012-2017, dai dati comunicati dal Mise, è di 146 tavoli aperti per 143mila dipendenti interessati. Dal 2016 al 2017 i lavoratori coinvolti sono 25mila in più, dal 2012 +62mila: un aumento che, secondo il ministero, deriva dall’ingresso di alcune grandi imprese, come Alitalia, Almaviva, o l’Ilva che in precedenza pur essendo interessate da difficoltà non marginali non avevano ritenuto di attivare un tavolo di confronto al Mise; ma anche dal potenziamento delle strutture del ministero che consente la gestione di più vertenze.

Nel biennio 2016-2017, il ministero ha concluso positivamente 62 vertenze, 45 casi di successo di siti totalmente o parzialmente dismessi che hanno avuto interventi di nuovi investitori, e 21 casi senza soluzione. Il tasso medio di soluzione positiva sui 6 anni è del 58%. Tra le principali dinamiche nei sei anni pesa una crisi sistemica per gli elettrodomestici. Dal 2016 c’è stata una crescita rilevante delle crisi nella siderurgia. Dal 2015 c’è stato l’ingresso nei tavoli di crisi del settore dei call center, mentre tendono a scomparire le crisi aziendali nel settore dell’automotive. In media le vertenze restano aperte 28/30 mesi (in alcuni casi anche oltre i 60 mesi, come per Alcoa, Lucchini, Termini Imerese, Om Carrelli, Gepin, Ideal Standard). E spesso anche quando si trova una soluzione non sempre risulta efficace. Il 50% dei casi trattati si ripropone al tavolo ministeriale dopo aver risolto le cause. Non è l’impennata del 2017 a preoccupare gli esperti che, invece, leggono i dati rilevando che negli anni c’è una base che si trascina.

Il responsabile per le politiche industriali della CGIL, Salvatore Barone, ha spiegato: “Tra tavoli che si chiudono e nuovi casi è uno scenario che si mantiene sostanzialmente invariato”. Tra i casi irrisolti, alcuni hanno trovato una soluzione ma restano sotto un continuo monitoraggio (e quindi pesano nelle statistiche. Come per Electrolux e Whirlpool), e emergenze che (nonostante accordi di programma ed un forte sostegno pubblico a nuovi investimenti) si trascinano perchè il progetto messo in campo non decolla e non riassorbe lavoro.

E’ il caso, per esempio della ex Fiat di Termini Imerese dove dei 1200 dipendenti, ancora circa 750 sono da ricollocare (dopo pensionamenti o persone che hanno trovato un altro lavoro) ma dopo l’accordo con la Blutec che ha riconvertito lo stabilimento, e che si è impegnata a far rientrare gradualmente tutti, sono tornati al lavoro in circa 120. E’ una situazione di gravissima attesa. Quello di Salvatore Barone è uno degli sguardi più attenti sul fronte dei tavoli di crisi, con grande passione evidente nelle sue parole, come anche una grande amarezza. Ci sono altri casi esemplari come l’Irisbus in valle Ufita che era l’unica azienda insieme alla Menarini di Bologna a costruire autobus in Italia. Ora sono di proprietà della Industria Italiana Autobus ma sono solo poche decine i lavoratori rientrati. Anche in questo caso problemi della nuova proprietà non fanno decollare il progetto. Poi c’è Alcoa nel Sulcis, chiusa da cinque anni. Invitalia ha ceduto lo stabilimento alla svizzera Syder Alloys ma la fabbrica è ferma: deve partire una nuova trattativa sindacale su piano industriale e livelli occupazionali. Sempre nel Sulcis anche il caso di Eurallumina: ferma da cinque anni. Per i lavoratori è un dramma, anche se, per fortuna, per le 18 aree di crisi complessa è possibile accedere alla Cig anche per il 2018.

I lavoratori non si possono certamente accontentare della Cassa Integrazione Guadagni. C’è bisogno di trovare soluzioni per prevenire le crisi. L’intervento successivo alla crisi, dovrebbe essere finalizzato al ritorno alla produttività ed al lavoro nel più breve tempo possibile.

Salvatore Rondello

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