venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Carceri. Ok a decreti. Ma per la riforma bisogna aspettare
Pubblicato il 22-02-2018


carceri

Varati i tre decreti attuativi sulle carceri mentre per la riforma dell’ordinamento sarà necessario aspettate il prossimo consiglio dei ministri. I tre decreti attuativi – su lavoro per i detenuti, ordinamento penitenziario minorile e giustizia riparativa – inizieranno ora il loro iter davanti alle Commissioni Giustizia di Camera e Senato. Mentre il decreto sull’ordinamento penitenziario, approvato in via preliminare lo scorso dicembre è slittato alla prossima riunione di Cdm.

“Abbiamo varato tre decreti attuativi della riforma dell’ordinamento penitenziario, è un lavoro in progress, lavoriamo con strumenti diversi con l’obiettivo innanzitutto che il sistema carcerario contribuisca a ridurre il tasso recidiva da parte di chi è condannato per reati” Ha detto il premier Paolo Gentiloni nella conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri. Alcuni decreti attuativi, ha spiegato Gentiloni, “sono stati adottati, altri lo saranno nelle prossime settimane, tenendo conto delle indicazioni del Parlamento”. “Noi – ha sottolineato il premier – lavoriamo con strumenti diversi, innanzitutto con l’obiettivo che il sistema carcerario contribuisca a ridurre notevolmente il tasso di recidiva da parte di chi è accusato o condannato per reati”.

Sulla riforma del sistema penitenziario invece è ancora in corso una riflessione per sottoporre alle Camere, in terza lettura, un testo condiviso. È stato invece approvato in via provvisoria il decreto legislativo di riforma dell’ordinamento penitenziario con il quale viene introdotto per la prima volta un modello di intervento che mette al centro la vittima di reato, promuovendo percorsi di riparazione del reo nei confronti di chi ha subito il reato.

I servizi di giustizia riparativa sono promossi attraverso convenzioni e protocolli tra il ministero della giustizia, gli enti territoriali o le regioni. L’intervento legislativo – spiegano al ministero della Giustizia – risponde all’esigenza di responsabilizzazione del reo, garantendo alla vittima che ne faccia richiesta di poter partecipare alla fase di esecuzione della pena.

Punto fondamentale del testo sono le misure penali di comunità e la previsione di un modello penitenziario che guardi all’individualizzazione del trattamento. L’obiettivo è quello di “individuare un’esecuzione penale che ricorra alla detenzione nei casi in cui non è possibile contemperare le esistenze di sicurezza e sanzionatorie con le istanze pedagogiche”. Viene posto un limite alla possibilità di concessione dei benefici previsto dall’ordinamento penitenziario ai detenuti sottoposti a regime di 41 bis. Tutte le misure dovranno prevedere uno specifico programma di intervento educativo, “costruito sulla specificità del singolo condannato, che miri a riassicurare un proficuo reinserimento sociale”.

Per la parte relativa alla vita detentiva e al lavoro penitenziario, il testo esaminato oggi e composto da 5 articoli ha l’obiettivo di “incrementare le opportunità di lavoro, sia intramuriario che esterno, nonché di potenziare le attività di volontariato e di reinserimento sociale dei condannati”; “migliorare la vita detentiva, attraverso norme volte a garantire il rispetto della dignità umana, la qualità delle strutture, e la responsabilizzazione dei detenuti”. Il terzo decreto disciplina giustizia riparativa e mediazione tra il reo e la vittima.

Delusione arriva da chi sperava in una più rapida approvazione del decreto. Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone esterna il so rammarico: “Speravamo che non vincessero la tattica e la preoccupazione elettorale. Oggi si è sprecata un’occasione storica per riformare le carceri italiane”. La “speranza” però “non è del tutto persa – aggiunge il presidente di Antigone – speriamo che anche dopo le elezioni le autorità vogliano portare a compimento una riforma storica. Il tempo tecnico c’è. I decreti, scritti da persone della massima competenza e supportati dagli Stati Generali dell’esecuzione penale, anche. Bisogna solamente avere la volontà politica di farlo”.

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