mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Craxi. Gli smemorati e il decreto di San Valentino
Pubblicato il 14-02-2018


craxi“A proposito di statisti. Il febbraio 1984 non fu un mese qualsiasi. Prima venne varato il decreto di San Valentino, uno dei pilastri della ripresa economica italiana, poi venne rinnovato il Concordato con la chiesa cattolica, il 18 febbraio. Lo ricordo volentieri ai tanti smemorati”
Lo ha dichiarato Riccardo Nencini segretario del Psi e promotore della Lista “Insieme”, candidato nel collegio uninominale del Senato di Arezzo e Siena per il centrosinistra, in un incontro elettorale a Lucca per presentare la lsita ‘Insieme’. Nel momento il cui la polemica politica resta alta ricordare la figura di Craxi è un modo per rammentare che la politica va fatta sulle cose serie e non sulle polemiche quotidiane che restano invece prevalenti nelle cronache di palazzo.

I numeri sono in miglioramento. La ha ricordato anche il premier. “Proprio oggi che i numeri della nostra situazione economica stanno migliorando – ha detto Gentiloni all’inaugurazione dell’anno accademico 2017-18 della scuola dell’arma dei carabinieri – i cittadini hanno diritto a sentirsi più sicuri e grazie a voi possono contare su un impegno per la sicurezza che non ha precedenti”. “Dopo anni di grandi difficoltà economiche stiamo gradualmente mettendo in campo un impegno di cui i cittadini hanno bisogno. Rassicurare il Paese è un compito fondamentale del governo se vogliamo contribuire a una generale ripresa”, aggiunge. Ma ai Cinque stelle non fa comodo parlare di numeri. Preferiscono giocare sul terreno della demagogia e dello scontro perpetuo.

Parlando del dopo elezioni, il segretario del Pd Matteo Renzi, glissando la domanda sul futuro premier, ha parlato dell’ipotesi grande coalizione escludendo in modo assoluto una intesa con la destra estrema. “Guardate la Germania – ha detto il segretario del Pd – al governo stanno insieme Merkel e i socialdemocratici. Berlusconi invece si è messo mani e piedi nelle mani della Lega”. “Quello che conterà il 5 marzo sarà chi arriverà primo come gruppo e quindi o il Pd o M5s. Non potrà essere così per nessun partito della destra, che sta insieme anche se sono divisi su tutto”. Renzi ha sottolineato che il Pd è l’unico partito a presentarsi agli elettori con una ‘squadra’. Parlando poi di lui e Gentiloni, ha affermato: “Dicevano ‘litigheranno’ e invece abbiamo dimostrato che siamo una squadra, che siamo giocatori complementari”. “Di Maio chi ha? Di Maio – ha aggiunto – vuol parlare con Trump e Putin e poi ha paura di parlare con Renzi” nei confronti Tv.  E su Di Maio ha detto ancora di “insopportabile moralismo double face”. “Questa cosa che M5s restituisce 25 milioni viene ripetuta senza ricordare che per una legge fatta dal Pd, ogni anno prendevamo 38 milioni e ora non ne prendiamo alcuno. Io premier prendevo la metà di Luigi Di Maio. Da un anno e mezzo faccio politica senza indennità, rimborsi e senza pesare sulla comunità. Ma mica vengo qui a farmi bello. Se tu ogni giorno vai in tv a vantarti e poi ti beccano con le mani nella marmellata, non devi lamentarti”.
E ancora: Luigi Di Maio “ha una squadra di taroccatori di professione”, “non mi interessa la dinamica interna al M5s, anche io ho avuto a che fare con dei lestofanti nel Pd ma è finita la bandierina che gli altri sono banditi e loro, i Cinquestelle, sono gli unici onesti”.

A mettere in guardia dalle conseguenze economiche di una destra al governo il ministro Carlo Calanda. “La politica economica della Lega è disastrosa” e rischia di portare a “un processo di deindustrializzazione” con una “perdita di posti di lavoro” e “passi indietro nel progresso tecnologico”. La Lega “vuole mettere dazi protezionistici e tasse sulla robotica, vuole cacciare dall’Italia le multinazionali che danno lavoro a 1 milione e 200mila persone, mentre io sono impegnato a farne venire di più – continua Calenda -. Infine, la Lega dichiara che vuole Alitalia pubblica, una frase inaudita se si pensa che l’elettorato della Lega era fatto di artigiani e piccoli imprenditori”.

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