sabato, 17 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Di Maio: partiti-tangenti. Bonelli: “Faccia nomi”
Pubblicato il 06-02-2018


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La bassa propaganda dei 5 Stelle è tutta espressa nelle parole pronunciate dalla punta di diamante del movimento, impegnata oggi in una conferenza stampa al Senato sui finanziamenti privati ai partiti e sulle lobby. “Il registro delle lobby della Camera – ha detto il candidato premier Luigi Di Maio  – è un colabrodo. Lo hanno osannato e poi invece entrare è facilissimo. Tutti i proclami di questa legislatura sono stati solo fumo negli occhi”. E poi il bersaglio preferito del giovane aspirante premier: i partiti. Tutti nessuno escluso. “I partiti – ha detto – nonostante sia arrivata la seconda Repubblica e a breve spero la terza, restano ‘tangenti-dipendenti’, ma ormai sono in svendita. Non chiedono più nemmeno i voti, solo i soldi”. “Se avremo la maggioranza – ha continuato – elimineremo il 2 per mille ai partiti e le detrazioni del 20% sulle donazioni. Faremo in modo che ci sia massima trasparenza su fondazioni e casse dei partiti e faremo una legge sul conflitto di interessi”. “I partiti sono in svendita in realtà perché sta finendo la terza Repubblica” ha sostenuto.

Parole a cui risponde Angelo Bonelli coordinatore nazionale dei Verdi e promotore della lista Insieme: “L’ipocrisia e la demagogia di Luigi Di Maio non ha limiti, dice no a finanziamenti pubblici ai partiti ma dimentica, volutamente, che il finanziamento ai partiti è stato abolito dal governo Letta. Ora si vorrebbe abolire il 2 per mille che funziona su base volontaria, ovvero sono i cittadini che decidono se versare al partito che desiderano. Perché Di Maio non spiega invece come il M5S ha usato gli oltre 32 milioni di euro di finanziamento pubblico ai gruppi parlamentari?”. “Di Maio – ha aggiunto Bonelli – parla di partiti tangenti-dipendenti. Con chi ce l’ha? Faccia i nomi! Se no lo denuncio, non avere il coraggio di fare i nomi è da vigliacco. A noi hanno bruciato case, minacciato di morte nostri militanti per le battaglie di legalità. Questa diffamazione generalizzata non è consentita”, ha concluso Bonelli.

Redazione Avanti!

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