giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Embraco, Calenda a Bruxelles per chiedere una deroga
Pubblicato il 20-02-2018


commissione_berlaymontUn lavoratore dell’Embraco, Daniele Simoni, da 25 anni operaio presso Riva di Chieri, si è incatenato ai cancelli della fabbrica. L’operaio ha spiegato: “Non voglio mollare, è la mia fabbrica che mi ha dato da mangiare per 25 anni, finché c’è uno spiraglio non mollerò”.

Intanto, il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, oggi a Bruxelles, ha incontrato la commissaria alla concorrenza Vestager. Al termine dell’incontro il ministro ha detto : “La riunione è andata bene, mercoledì la commissaria farà una conferenza stampa, ha molto ben chiaro il problema e mi ha assicurato che la Commissione è molto intransigente nel verificare i casi segnalati in cui c’è un problema o di uso sbagliato o non consentito degli aiuti o, peggio, di aiuto di Stato per attrarre da Paesi che sono parte dell’Ue”.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, manifestando la sua vicinanza ai lavoratori, ha annunciato: “Pronti ad utilizzare gli ammortizzatori sociali.  Noi ci impegneremo a fianco dei lavoratori per favorire il processo di reindustrializzazione di quel sito e siamo pronti a utilizzare gli ammortizzatori sociali a favore di un progetto che dia continuità a questa impresa”. Il ministro Poletti, sulla vertenza Embraco, ha aggiunto: “Giudichiamo inaccettabile il comportamento dell’impresa che ha scelto di non ritirare i licenziamenti. Ciò avrebbe consentito di attivare un percorso per la reindustrializzazione. Cosa che in questa fase invece non è possibile”.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ha chiesto oggi alla commissaria Ue alla concorrenza, Vestager, una deroga ai trattati per singoli casi, come per esempio quello di Embraco. A Radio Anch’io, il ministro Calenda ha detto: “Ci sono condizioni che sono strutturali, per cui alcuni Paesi in una diversa fase di sviluppo come la Polonia hanno un costo del lavoro più basso: io non potrei fare una norma che dice che per Embraco il costo del lavoro è un x più basso, perché sarebbe un aiuto di Stato. Ma penso si possano interpretare i trattati nel senso di dire che in questo specifico caso, cioè di un’azienda che si muove verso la Slovacchia, verso la Polonia, questa normativa può essere derogata. Vedremo quale sarà la risposta della Vestager”.

Ieri l’azienda del gruppo Whirlpool ha detto no alla richiesta di sospendere i 500 licenziamenti nello stabilimento di Riva di Chieri, nel torinese, e va avanti sulla strada della delocalizzazione in Slovacchia della produzione italiana di compressori per frigoriferi. Niente cassa integrazione per consentire di esaminare proposte di reindustrializzazione, spiegano i legali dell’azienda presenti all’incontro. I lavoratori in sciopero, delusi ed arrabbiati, hanno bloccato il traffico sulla statale Torino-Asti. Oggi in circa cento si sono ritrovati alle 8 davanti alla fabbrica dove ci sono fotografi e televisioni. Al momento non sono previste manifestazioni. Dario Basso, segretario generale della Uilm torinese ha affermato: “Serpeggia lo sconforto. I lavoratori sono disgustati dall’atteggiamento dell’azienda e sfiduciati perché non vedono alcun tipo di prospettiva positiva. Lavoreremo fino al 25 marzo per far cambiare idea all’azienda”. Ugo Bolognesi della Fiom ha osservato: “A questo punto il governo deve agire, i tempi sono strettissimi. Se un’azienda vuole insediarsi bisogna fare in fretta”.

L’atteggiamento di chiusura dell’azienda ha mandato su tutte le furie il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, all’incontro di ieri. Nell’articolo di ieri, l’Avanti ha riportato le parole infuocate del ministro alle quali ha fatto eco il presidente della Regione Piemonte, Sergio Chiamparino, mentre la sindaco di Torino ha parlato di “presa in giro per i lavoratori”.

Fiom ed Uilm hanno affermato: “L’azienda ha dimostrato totale disinteresse nei confronti delle proposte formulate dal Governo e totale irresponsabilità, in particolare nei confronti dei dipendenti di Riva di Chieri”.

Le principali forze politiche di tutti gli schieramenti hanno criticato l’Embraco ed hanno chiesto un intervento delle istituzioni europee. Così l’attenzione si è spostata oggi proprio a Bruxelles, dove Calenda ha posto a Vestager il nodo del dumping all’interno dell’Unione attraverso un uso distorto dei fondi europei.

Calenda, ieri ha spiegato: “Vogliamo sapere come s’intenda affrontare il problema. Esiste una norma nei trattati che potrebbe consentire al governo italiano di derogare al principio degli aiuti di Stato, quindi di potere aiutare le aziende quando si è in presenza di un pacchetto che viene offerto da un altro Paese e di potere offrire le stesse condizioni. Voglio capire se sia utilizzabile perché in questo caso saremmo in un’altra partita che possiamo combattere ad armi pari”.

Il caso Embraco fa tornare alla ribalta le problematiche di fuga dall’Italia. Forse è necessario fare una analisi seria sulle cause che danno origine alle fughe che non riguardano solo le imprese ma anche molti onesti cittadini che si trasferiscono all’estero per poter migliorare la propria condizione di vita.

Le imprese delocalizzano per tagliare i costi. In alcuni casi, per usufruire di condizioni fiscali più convenienti. Il dumping fiscale, procedura con la quale alcuni Paesi attraggono produzioni da altre parti del mondo, abbassando le aliquote e la pressione fiscale, (e in alcuni casi offrendo anche sconti e incentivi). In questa ipotesi si colloca lo scontro tra il governo e la società brasiliana, Embraco, del gruppo Whirlpool che è pronta a trasferire la produzione in Slovacchia.

Ma la Embraco non è la sola realtà ad aver scelto di fare le valigie per l’Est. A volare in Slovacchia c’è stata anche un’altra multinazionale statunitense, la Honeywell, che realizza compressori per motori diesel ad Atessa, in provincia di Chieti, dando lavoro finora a circa 400 persone, senza contare l’indotto. Per non parlare di moltissime altre imprese che negli anni hanno deciso di spostare la produzione in Slovacchia.

Sul proprio sito, Sario, la Slovak Investment and Trade Development Agency, un’agenzia che opera sotto la supervisione del ministero dell’Economia della Repubblica Slovacca, cita tra i casi di successo le francesi PSA Peugeot-Citroën, Orange, Gaz de France, la tedesca Siemens, le spagnole Aluminium Cortizo, ESNASA e le italiane Magneti Marelli, Sisme, Came e Zanini. Tutte aziende che hanno deciso di spostare la produzione nella Repubblica Slovacca.

Ma qual è il motivo di tanta delocalizzazione? Per vederci chiaro, qualche giorno fa il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda ha scritto alla commissaria Margrethe Vestager, invitando l’esecutivo a monitorare le politiche fiscali e gli incentivi diretti messi in campo dalla Slovacchia per attrarre imprese sul suo territorio e appurare che le relative misure siano messe in atto nel pieno rispetto e nella piena compatibilità con le regole e i regolamenti Ue sugli aiuti di Stato.

Calenda ha detto: “Questo fatto che i paesi dell’Est che beneficiano peraltro di fondi europei facciano dumping per attirare produzioni dal resto dell’Europa è una cosa che deve finire, non è più tollerabile”. Oggi, il ministro è andato a Bruxelles per incontrare la commissaria Vestager e per verificare che non ci siano stati aiuti di Stato alla Slovacchia per le aziende di Honeywell ed Embraco.

Le norme Ue sugli aiuti di Stato dovrebbero impedire agli Stati membri di utilizzare denaro pubblico per incentivare la delocalizzazione di posti di lavoro da un Paese dell’Unione in un altro, una questione che è il nocciolo stesso della concorrenza leale tra Stati nel Mercato unico. Per questo nel 2014 sono state introdotte condizioni specifiche, per far sì che gli investimenti regionali non possano essere garantiti per incentivare la rilocalizzazione di attività economiche da un Paese all’altro. Condizioni che sono state rese più stringenti nel maggio 2017.

L’Italia, oltre a farsi valere sul rispetto delle norme della UE, dovrebbe porsi, al più presto, anche il problema di un miglioramento strutturale del Paese.

Salvatore Rondello

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