martedì, 13 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Giovanni Nerbini, editore dell’Avanti! della Domenica
Pubblicato il 09-02-2018


avanti della domenicaI novant’anni di Topolino offrono anche l’occasione per celebrare l’editore Giovanni Nerbini, che non ha solo pubblicato i grandi fumetti d’avventura statunitensi ma che ha al suo attivo anche quell’Avanti della Domenica dal quale anche noi dell’Avanti online discendiamo.

Firenze, capitale dal 1865 al 1871, proprio nell’Ottocento decide di abbracciare un modello di sviluppo diverso dalla grande industrializzazione del Nord, preferendo puntare su un livello culturale e internazionale capace di farla diventare l’Atene d’Italia, la capitale culturale della penisola. Turismo, arte e cultura sono quindi le tre grandi direttrici su cui la città punta, con scuole d’arte e di artigianato artistico pensate per assecondare questa scelta. E si sviluppano anche case editrici, riviste e giornali di grande prestigio e linea grafica innovativa che lasciano una traccia indelebile nella cultura non solo italiana tra l’Ottocento e il Novecento.

Un crogiolo di idee e di iniziative che è il crocevia di tanti intellettuali e fior di scrittori non solo locali, pensiamo ad Alessandro Manzoni che va a sciacquar i panni in Arno per la versione definitiva dei suoi “Promessi Sposi”, riconoscendo al fiorentino la status di lingua ufficiale del nascente Stato. Vedasi la relazione del Manzoni al governo sulla lingua da usarsi in Italia, cioè il fiorentino parlato, pubblicata da “La Nazione” nel 1868.

50 ANNI DI SOCIALISMO IN ITALIAUno sviluppo culturale di questo genere attrae anche le idee più progressiste e rivoluzionarie dell’epoca, con grande lavoro per spie, forze di polizia e tribunali. L’anarchico Michail Bakunin, per esempio, ha soggiornato nella città dei Medici, dove nel 1880 si svolge un processo che farà epoca, quello contro Anna Kuliscioff, tra i fondatori del Partito Socialista Italiano, accusata di cospirare con gli anarchici per sovvertire l’ordine costituito.

Grazie a tutto questo lavorio la città dei Medici diventa la capitale italiana della cultura e delle riviste, ovviamente per persone colte e istruite. E grazie alle intuizioni e all’impegno di Giuseppe Nerbini (Firenze, 30 marzo 1867 – 28 gennaio 1934) lo diventerà anche dell’illustrazione e della narrativa popolare, soprattutto di quel genere che poteva essere scelto da un figlio del popolo, anarchico, socialista e anticlericale. Una scelta editoriale volta a istruire, a informare e a lottare per l’emancipazione dei ceti più deboli, quella maggioranza ignorante e ignorata dalla cultura ufficiale. L’intensa attività di Giuseppe Nerbini inizia nel 1897 con la pubblicistica socialista, prosegue con la narrativa d’appendice post romantica, il feuilleton, il western, il sensazionalismo, l’umorismo, la satira politica e, infine, i fumetti, con la sua testata più celebre ,“L’Avventuroso”, che approda in edicola qualche mese dopo la sua morte.

GIUSEPPE NERBINIGiovanni Nerbini, figlio di Rosa Nerbini e di padre ignoto, frequenta solo le elementari, probabilmente a causa della ristrettezza di mezzi in cui viveva. Non smette di leggere e di studiare e il suo essere un autodidatta lo aiuterà anche nell’attività editoriale. Da ragazzo frequenta il circolo radicale fiorentino “Giordano Bruno” e a 17 anni viene condannato un paio di volte per manifestazione sediziosa. Il resto del suo palmarès riguarda solo processi per reati di stampa, con qualche periodo in carcere.

Il giovane Nerbini, infatti, senza rinunciare all’edicola, dalla quale trarrà l’idea per molte delle sue iniziative, prima di dedicarsi all’editoria, fonda e dirige una serie di testate. Ricordiamo “La frusta. Giornale politico e amministrativo”, nato per appoggiare i candidati socialisti, “La mitraglia elettorale”, “Giornale per fugare i monellacci politici”, “Il lampione. Giornale per tutti” e “La Gran Via”. I contenuti sono polemici, irriverenti e pungenti, tipici di un toscanaccio autentico, tanto da fare intervenire più volte la censura con sequestri, processi e brevi condanne. Per non perdere il vizio, nel 1906 fonda “Cristo. Giornale di propaganda anticlericale”, un’altra fonte di guai che chiuderà l’anno dopo.

Il salto dai sentimenti mazziniani e garibaldini al socialismo di fine Ottocento per Giovanni Nerbini è quasi naturale e lui diventerà uno dei primi editori di opere e saggi socialisti, e di quella letteratura che al vento nuovo del socialismo si ispira. Da militante socialista, pur non iscritto al partito, Nerbini mantiene sempre un carattere indipendente e una curiosità intellettuale che lo porta a dare spazio nelle sue pubblicazioni, senza mai prendere una posizione, alle due anime del partito da sempre in conflitto: quella riformista di Filippo Turati e Leonida Bissolati e quella rivoluzionaria di Enrico Ferri e Arturo Labriola. Basta leggere l’“Avanti della Domenica” e il “Garofano rosso”.

Nato come risposta laica e socialista alla barbosa, borghese e bigotta “Domenica del Corriere”, il settimanale dell’Avanti viene titolato “Quo Vadis? Periodico di letteratura sociale” Esordisce il 24 dicembre 1901, stampato dalla Tipografia Cooperativa, direttore Alfredo Angiolini (con G. Gualtierotti), gerente responsabile Arturo Riconda. La rivista cambia formato e impostazione, pur mantenendo gli stessi timonieri, e domenica 4 gennaio 1903 diventa “L’Avanti della Domenica”, edito appunto da Nerbini.

La rivista, che anticipa le avanguardie, punta a educare i lettori alla bellezza in tutte le sue declinazioni e alla conoscenza, ma con una scelta politica di fondo: la produzione artistica deve essere legata ai bisogni e alle passioni dei lavoratori, non il contrario. Nelle otto pagine stampate in bianco e nero, e dalla grafica elegante e raffinata, troviamo cronaca politica, letteraria e operaia, racconti, satira, recensioni, illustrazioni e anche la pubblicità.

Nell’estate del 1903 viene nominato un nuovo direttore di 27 anni, Vittorio Piva, che darà un grande impulso alla rivista, che però passa a un altro editore. La prima parte della storia editoriale de “L’Avanti della Domenica” si concluderà nel 1907 con la morte di Piva.

Ma stiamo anticipando i tempi. Ripartiamo dal giovane anarchico, socialista e mangia preti degli esordi, che è anche un difensore dei diritti e del ruolo delle donne, e non a caso inaugura la sua attività editoriale nel 1897 con “La redenzione della donna nel socialismo” del politico socialista belga Jules Destrée. Anche se non è sicuro che questo sia proprio il primo libro perché alcuni ipotizzano che abbia iniziato nel 1892 con “Lotte sociali” di Edmondo De Amicis, ricordato più per quella discesa nel maelstrom di melassa che è il libro “Cuore” che per i suoi scritti politici sul socialismo utopico. Sempre De Amicis, nel 1899, fornisce il carburante per il lancio in grande stile della neonata editrice con “Il danaro degli altri” e “Lotte civili”, raccolta di scritti e di testi di conferenze dedicate al socialismo.

La fede e la militanza di Nerbini la ritroviamo anche ne “L’Almanacco socialista per il 1900” e nello “Statuto e programma minimo del Partito Socialista Italiano”. Sempre nel 1899 pubblica “L’assassinio Notarbartolo” fatti e misfatti della mafia siciliana di allora, di Paolo Valera.

Il Novecento si apre con “Cinquant’anni di socialismo in Italia” di Alfredo Angiolini, di seguito “Il canzoniere dei socialisti”, “Cos’è la Camera del Lavoro?”, “Come si diventa elettori”, “Ai contadini” di Eugenio Ciacchi, “Il socialismo” di Andrea Costa, primo deputato socialista in Italia e compagno della Kuliscioff, “Dio e lo Stato” di Michail Bakunin e “Consigli e moniti” di De Amicis, un best seller che brucia tre edizioni in poco tempo.

Il suo essere socialista ma non allineato alle diverse linee di pensiero o fazioni armate, in cui il partito si divideva anche allora, gli permette di passare dal socialismo utopico, “Cos’è la proprietà” di Pierre-Joseph Proudhon, al socialismo scientifico con “Il Manifesto dei comunisti” di Carl Marx, nel 1901. L’anno dopo darà alle stampe “Il Capitale” sempre di Marx e “Socialismo utopico, socialismo scientifico” di Friedrich Engels. . Trovano spazio anche testi di Filippo Turati, Camillo Prampolini e LeoneTolstoj.

Nel 1905 Nerbini riesce a scontarsi con entrambe le anime del socialismo grazie a “Massoneria alla sbarra”, dove nella prefazione suggerisce un avvicinamento in chiave anticlericale tra la società segreta e il partito. Un’ipotesi che non piace proprio a nessuno.

Nel catalogo di Nerbini, ad affiancare i testi dedicati al socialismo, trovano spazio i classici italiani e i grandi romanzi dell’Ottocento francese e russo, venduti a dispense e a prezzi popolari. Tra i titoli: “Guerino detto il Meschino”, “Arduino d’Ivrea, primo re d’Italia”, “I vespri siciliani”,”Mastro Titta”, le memorie del boia di Roma con all’attivo oltre cinquecento esecuzioni, “Ettore Fieramosca”, “Giovanni dalle Bande Nere”, “Garibaldi”, “Ivanhoe”, “Il Conte di Montecristo”, “I misteri di Parigi”, “Nanà”, “Nostra Signora di Parigi ovvero Esmeralda”, “Le due orfanelle”, “I promessi sposi”, “Don Chisciotte” illustrato da Gustav Doré, “Le Mille e una notte”, “L’Iliade” e “Il Decamerone”, e anche volumi sui Savoia e sul Risorgimento.

GASTONE LEROUXNerbini non disdegna il genere poliziesco e il mistery che in Italiana viene ribattezzato “giallo” da Arnoldo Mondadori, pubblicando dispense dedicate a fatti di cronaca nera e giudiziaria, sempre con illustrazioni ad accompagnare i testi. Nel 1908 appaiono i “Racconti straordinari” di Edgar Allan Poe e lo Sherlock Holmes di Conan Doyle. Nel 1914 ecco un personaggio oggi dimenticato: “Gigolò (L’amante del cuore)” di Pierre Souvestre e Marcel Allain, che ha meno successo di Fantomas. Nel 1930, nella Collana di Romanzi Popolari, esce il volume con “Le nuove imprese di Sherlock Holmes”.

Nerbini ha inventato le prime edizioni economiche italiane, opuscoli di facile lettura rivolti principalmente alla classe operaia e lavoratrice dell’epoca, e romanzi pubblicati a dispense, a basso costo e diffusi capillarmente grazie alle edicole, in seguito raccolti in volumi sempre tenendo d’occhio i prezzi popolari. Una scelta, quella dei prezzi bassi, a cui Nerbini resterà sempre fedele anche se gli scarsi guadagni e gli alti costi di una distribuzione capillare in tutta la Penisola, non gli permetteranno certo di arricchirsi, anzi ne causeranno il fallimento nel 1914.

Una grande sconfitta per l’editore che puntava all’emancipazione del popolo e delle classi operaie, ma non il colpo finale. Il nostro riuscirà a tacitare i debitori e a riprendere l’attività con rinnovato entusiasmo e con un importante cambiamento di militanza politica.

Negli anni Venti, segnati dalla crisi del dopo Prima guerra mondiale, Nerbini, infatti, abbandona il socialismo per aderire al movimento fascista e partecipa con i figli Mario e Renato alla marcia su Roma del 28 ottobre 1922.

Ma non interrompe la sua attività di editore. Nel 1920 ecco le dispense settimanali illustrate dedicate alle avventure dei grandi personaggi dell’immaginario collettivo dell’epoca: Buffalo Bill, Nick Carter, Petrosino, Lord Lister (Raffles). Senza dimenticare i romanzi di appendice, le cartoline illustrate e le riviste molto curate nella grafica e nei contenuti: “Il 420”, che annovera tra i disegnatori anche un giovanissimo Federico Fellini, “Le ore allegre”, “La sigaretta” e “La Risata”, fra le tante.

TOPOLINO N. 1Nel 1928 esplode il fenomeno di Topolino che nel 1930 approda nei giornali americani. Nerbini manda in stampa una produzione autarchica, cioè un plagio, che esce nelle edicole il 28 dicembre 1932, primo giornale al mondo dedicato al Topo di Walt Disney, diretto da una figura prestigiosa nel mondo della letteratura: Carlo Lorenzini junior, nipote dell’autore di Pinocchio.

Gli americani si accorgono della manfrina e propongono un accordo. Così dal numero 7 appaiono le tavole originali di Floyd Gottfredson, con i ballon accompagnati dai tradizionali versi in rima sotto la vignetta. Con l’arrivo della produzione Usa le vendite schizzano alle stelle passando da 30mila a 300mila copie a numero, un record ancora oggi a distanza di ottantasei anni, un sogno proibito per quasi tutte le testate attuali del fumetto italiano.

Nel 1933 il paginone centrale di Topolino pubblica le avventure di Cino e Franco (Tim Tyler’s Luck di Lyman Young) e apre la strada al fumetto d’avventura americano. Tutti contenti meno il direttore, che si dimette. Giuseppe Nerbini decide allora di affidare la direzione del giornale al figlio Mario, da tempo suo stretto collaboratore.

Padre e figlio vogliono cavalcare l’onda del successo delle storie made in Usa e pensano a una pubblicazione ad hoc acquistando i diritti per l’Italia di personaggi straordinari tipo Gordon, Mandrake, L’Uomo Mascherato, L’Agente Segreto X9, e tanti altri che conquisteranno l’immaginario di più generazioni.

Contemporaneamente mettono in allerta una pattuglia di grandi disegnatori italiani tra i quali Guido Moroni-Celsi, Giorgio Scudellari, Buriko e Yambo, con il compito di produrre storie d’avventura originali o tratte dai classici della letteratura per ragazzi.

Purtroppo, come in uno dei romanzi d’appendice che il nostro amava tanto pubblicare, il destino è in agguato e una tragedia familiare porterà in pochi mesi Giuseppe Nerbini alla tomba. Il giovane figlio Renato viene ucciso con un colpo di pistola dall’amante, una ballerina stanca delle sue promesse di matrimonio. Per Nerbini è una tragedia immane: non mangia più, non lavora più e si reca ogni giorno sulla tomba del figlio. Si ammala di polmonite e muore il 28 gennaio 1934. Sarà il figlio Mario a realizzare la sua ultima grande intuizione.

L'UOMO MASCHERATOPochi mesi dopo, il 14 ottobre per l’esattezza, esce nelle edicole il primo numero de “L’Avventuroso”, un giornale settimanale che pubblica i grandi eroi dell’età d’oro dei fumetti made in Usa e grandi autori italiani. E’ la prima volta che un editore si rivolge ai lettori oltre i dodici anni e anche agli adulti, piuttosto che ai bambini. Il formato gigante, cm. 32 x 43,5, l’uso del colore e la prima pagina con le tavole di Flash Gordon di Alex Raymond, sono gli elementi di un successo tanto grande da fare entrare “L’Avventuroso”, con il suo mezzo milione di copie vendute a settimana, nella leggenda.

“L’Avventuroso” è ricordato anche perché, assieme a “Jumbo”, di Lotario Vecchi, è stato l’artefice di una vera e propria rivoluzione culturale nel fumetto italiano. Nerbini, infatti, ha scelto di pubblicare per la prima volta in Italia i fumetti completi dei ballon originali senza più le strofe in rima sotto le vignette, come aveva fatto nei primi numeri di Topolino e come facevano tutti gli altri editori. Rompendo così una scelta politica e pedagogica che risaliva alla fine dell’Ottocento/primi del Novecento, quando venne deciso che le didascalie in rima erano più consone ai piccoli lettori di fumetti rispetto ai plebei e diseducativi ballon.

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