martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Il day after di Prodi
Pubblicato il 18-02-2018


La notizia del giorno, parlo di sabato 17, è stata indubbiamente la dichiarazione di voto (e di esplicito sostegno) di Romano Prodi alla lista Insieme. Non erano in tanti, anche all’interno della coalizione tra socialisti, verdi e civici, ad aspettarsela così esplicita. Il suo appoggio a Gentiloni era abbastanza scontato. D’altronde c’é qualcuno che nel centro sinistra ipotizza un’altra candidatura? Più complicato era prevedere un appoggio dichiarato alla lista che pur conta della presenza di prodiani storici come Giulio Santagata. Prodi si é esposto prima annunciando che riprendeva la parola dopo nove anni in un’assemblea politica, quella di Insieme appunto. E la scelta di intervenire in quell’assemblea e non in altre, non poteva essere casuale.

Poi nel dichiarare pubblicamente il suo sostegno al centro-sinistra come coalizione, ma in particolare alla lista Insieme. Non a caso però, ma con la motivazione che Insieme aggrega tre riformismi, quello socialista, quello ambientalista e quello cattolico, che erano stati alla base della formazione del suo Ulivo. Se si pensa che l’Ulivo prodiano é stato l’unico soggetto di centro-sinistra vincente negli ultimi ventiquattro anni allora il carico che si desume dal paragone è molto pesante, ma anche gratificante perché significativamente ambizioso. C’è dunque nel centro-sinistra uno spazio nuovo per un nuovo soggetto riformista che punti a competere col Pd sul piano ideale, programmatico e politico.

Come aveva del resto preannunciato Angelo Bonelli nel suo furente attacco ai mezzi d’informazione che avevano oscurato la lista Insieme contrariamente a quello che è capitato ad altre, alcuni giornali hanno omesso l’endorsement prodiano. Il quotidiano nazionale, ad esempio, richiama in prima pagina la non notizia, cioè lo scontato appoggio di Prodi a Gentiloni, e in settima per trovare un accenno alla lista Insieme bisogna mettersi gli occhiali e passare alla metà della terza colonna. Vedremo se nei talk show televisivi verrà ripresa la notizia e chi verrà invitato ad illustrarla. Ho l’impressione che Bonelli avesse ragione anche quando ha richiamato a tutti l’assenza di un uomo come Marco Pannella che, a differenza di altri suoi prestigiosi successori, faceva una battaglia per il diritto di tutti all’informazione televisiva.

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Commenti all'articolo
  1. Il voto rappresenterà un punto di partenza, non di arrivo.
    Si aprirà un cantiere per la rifondazione del centrosinistra, oggi disarticolato dalla biforcazione del PD tra il partito degli ex comunisti ed il partito di Renzi.
    La lista “Insieme”, per sua natura, incarna il germe della ricostruzione.
    Nel metodo ripropone il virtuoso “prodismo” aggregativo tra classici e compatibili riformismi.
    Nel merito sostituisce al defunto impasto cattocomunista, il moderno ed europeo impasto ecosocialista.
    La sostenibilità è il riformismo del ventunesimo secolo.

  2. Con l’ingresso del PD nel PSE venne assunta la veste giusta per il riconoscimento dell’elettorato riformista,laico e cattolico del partito democratico nella più vasta area della socialdemocrazia europea.Sarebbe opportuno riunire queste forze nel Partito Socialista Italiano.Auguri per il 4 marzo 2018.Manfredi Villani.

  3. Mi sembra apprezzabile il proposito di dar vita ad un “nuovo soggetto riformista che punti a competere col Pd sul piano ideale, programmatico e politico”, ma una tale volontà dovrebbe essere già ben chiara ed individuabile, o quantomeno intravedersi in modo ben percepibile, nel programma relativo al voto del 4 marzo, quale concreta e reale conferma di tale intendimento (diversamente si rimane a livello di semplici e non vincolanti enunciati, che possono lasciare “il tempo che trovano”).

    Tuttavia, salvo sviste o fraintendimenti da parte mia, non mi sembra di aver notato un programma che si differenzi visibilmente, o ne prenda quantomeno le distanze, da quello del PD, quale prima condizione o premessa per arrivare ad una vera “competizione”, talché l’idea che se ne ricava è piuttosto quella che all’elettore si chieda sostanzialmente un generico atto di fiducia in vista di realizzare la suddetta prospettiva (una sorta di cambiale in bianco).

    Quanto alla “sostenibilità”, quale riformismo del ventunesimo secolo, è ormai convinzione comune che ogni intervento debba avere la compatibilità finanziaria, se è questo il senso che intende dare Carlo-u al termine “sostenibilità”, riguardo alla spesa pubblica – poi ci sarà semmai quella tra sviluppo e questioni ambientali, ecc.. – ma torna sempre fuori il discorso dei “soldi”, ossia da dove si vanno a prendere le risorse, e da quali “tasche” e classi sociali, e qui si possono avere pareri diversi sul significato di riformismo.

    Paolo B. 19.02.2018

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