martedì, 25 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il merito dalla scuola alla società
Pubblicato il 05-02-2018


Non so quale significato dare a siffatta coincidenza, ma con l’avvio della campagna elettorale si è sentito parlare di troppi abbandoni degli studi, credo in riferimento alle scuole superiori, fenomeno cui si vorrebbe ovviare attraverso percorsi di “accompagnamento”, ma anche riducendo le bocciature, così almeno mi è sembrato di capire, pur se questa linea “morbida” non equivarrebbe al “sei politico”, a detta dei suoi proponenti e sostenitori, mentre altri pensano invece che sarebbe di fatto la stessa cosa, o sono comunque scettici e diffidenti.
Nulla da dire sull’obiettivo, se come si legge è quello di avvicinarci alla media europea, quanto a numero di diplomati e laureati, ma è sul modo di arrivarvi che possono nascere riserve, dubbi e perplessità, e per fare un confronto e parallelo, che non guasta mai, mi viene alla mente il secondo dopoguerra, quando il nostro Paese cercava intuibilmente, e comprensibilmente, di alzare il tasso di scolarizzazione, vuoi per gli aspetti sociali vuoi come strumento che poteva aiutare ed accelerare la ripresa, rimarginando così le ferite lasciate dal conflitto bellico (allora ancora aperte).
Orbene, benché ci trovassimo in quella situazione, e in un particolare momento storico, ho il ricordo di una Scuola piuttosto selettiva, ivi compresa quella primaria, che premiava l’attitudine, l’impegno, la costanza, mentre chi non si sentiva portato per lo studio abbandonava di norma abbastanza presto il percorso scolastico per inserirsi nel mondo del lavoro, dove poteva veder premiate le proprie doti, il talento, l’intraprendenza – e del resto si deve a molti di loro la nascita di riuscite attività imprenditoriali – per dire che quel modello riconosceva sia la predisposizione allo studio sia la propensione al lavoro.
Nel frattempo la nostra società è profondamente cambiata, e di ciò dobbiamo inevitabilmente tener conto, ma vi sono principi che dovrebbero essere per così dire “senza tempo”, e non invecchiare mai, quali pilastri del nostro vivere, o perché sono il motore del nostro progredire, e tra i secondi va a mio avviso inclusa la gratificazione dei meriti, se vogliamo incoraggiare le “qualità” di quanti possono esprimerle e renderle disponibili nel rispettivo campo, diversamente si rischia di disincentivare e perdere importanti contributi (da parte di chi non si sente sufficientemente valorizzato).
Io non so se detta iniziativa, riguardo alle bocciature, sia già operante, o sia per ora soltanto un’idea, né vorrei fraintenderne il senso, o enfatizzarlo, ma se fosse realmente nei termini da me intesi, la vedrei come l’ulteriore segnale di una riaffiorante tendenza alla omologazione e al livellamento, ovvero, per dirla con altre parole, la conferma di una forte attenzione ai bisogni, e non altrettanto ai meriti, e a questo punto verrebbe da chiedersi se non sia incoerente e contraddittorio citare tanto spesso la “meritocrazia”, quando poi non si trova il modo di apprezzarla dovutamente – salvo sia io a non accorgermene – col rischio di creare illusioni destinate a rimare tali, cioè insoddisfatte.

Paolo Bolognesi

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento