domenica, 22 luglio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Il mistero di Milano battuta dall’impreparata Amsterdam
Pubblicato il 05-02-2018


Logo-EMATutti i traslochi sono difficili. Quello da Londra ad Amsterdam dell’Agenzia europea del farmaco (Ema) è ancora più difficile. Anzi, sarà praticamente impossibile che il trasferimento possa avvenire il 30 marzo 2019, data dell’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Il motivo è semplice: il Palazzo Vivaldi, che dovrà ospitare l’Ema nella metropoli olandese, ancora non esiste, è solo un progetto.
Non solo. Nemmeno esiste il cantiere del Palazzo Vivaldi: 19 piani, 85 metri di altezza, 1.350 postazioni di lavoro, 42.650 metri quadrati adibiti a uffici. Nel quartiere periferico Zuidas c’è solo uno sterrato acquoso nel quale stanno lavorando solo tre operai con una ruspa per drenare il terreno nel quale dovrà sorgere il palazzo intitolato ad Antonio Vivaldi, uno dei più grandi musicisti italiani ed europei.

Il governo olandese è consapevole del problema, così ha offerto dal primo gennaio 2019 come sede provvisoria dell’Ema Palazzo Spark. Ma si tratta di un edificio di ridotte dimensioni: i suoi 12.800 metri quadrati non ce la fanno a contenere i dipendenti dell’Agenzia europea del farmaco più i lobbisti delle multinazionali e i ricercatori di tutto il mondo.

Sono scoppiati i problemi e le polemiche. Così l’Italia ha ripreso a sperare: il governo italiano, il comune di Milano e la regione Lombardia si sono immediatamente mobilitati quando è emersa l’impreparazione di Amsterdam all’appuntamento con l’Ema. Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e il sindaco ambrosiano Giuseppe Sala hanno presentato due ricorsi alla Corte di giustizia europea di Lussemburgo chiedendo l’annullamento del trasferimento ad Amsterdam in favore di Milano. Il capoluogo lombardo ha le carte in regola per accogliere l’Ema e il suo miliardario giro di affari, tra i dipendenti con le relative abitazioni e gli ospiti da accogliere negli alberghi. Subito è stata rilanciata la soluzione del Pirellone: il grattacielo ambrosiano di 50.250 metri quadri, 31 piani, immediatamente disponibile, ubicato nello strategico quartiere della Stazione Centrale.

Gentiloni è deciso e prudente nel rilanciare la candidatura di Milano: «Io penso che dobbiamo provarci anche se non dobbiamo farci illusioni…La partita non è chiusa». Tra Amsterdam e Milano c’è stato un lungo braccio di ferro l’anno scorso per la conquista della sede dell’Ema. Alla fine il 20 novembre 2017 Amsterdam la spuntò su Milano solo per sorteggio (nell’ultima votazione le due città avevano avuto 13 voti a testa). I 27 paesi della Ue optarono quindi per la metropoli olandese.

Certo qualcosa non ha funzionato: ha prevalso su una Milano preparata, una impreparata Amsterdam. Qualcosa non ha funzionato nella politica europea italiana. Anzi molto non ha funzionato. C’è stato un grave deficit d’azione nel sostenere la candidatura di Milano. Ora tutto è affidato alle carte bollate della Corte di giustizia europea. Ma la giustizia non può sostituirsi alla politica. Secondo Bruxelles la partita è chiusa, non si può riaprire. Il commissario europeo Jean-Claude Juncker ha precisato: quella di Amsterdam «è stata una decisione presa dai governi dei 27». Traduzione: è stata una decisione politica, adesso immodificabile a meno che i 27 governi della Ue non smentiscano se stessi. Ma è una eventualità oltremodo remota.

Rodolfo Ruocco
SfogliaRoma

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento