venerdì, 20 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Il nuovissimo, l’usato sicuro, l’abusato cronico!
Pubblicato il 28-02-2018


Non voglio argomentare a lungo per poi esprimere la mia preferenza, ma parto da una considerazione generale che potrebbe trovare un consenso più ampio oltre le appartenenze politiche tradizionali, in sintesi da cittadino pensoso delle sorti del Paese.

Mettiamo che in un consiglio scolastico, con genitori in prima fila, ci sia da dare l’affidamento del ruolo di autista di un pullman che accompagna i figli a scuola. Primo requisito che abbia una patente abilitante alla guida del mezzo; secondo è auspicabile che abbia alle sue spalle un’esperienza acquisita e terzo ma non ultimo che sia adeguato per un rapporto di fiducia con i suoi utenti ed i loro genitori ed insegnanti. Passando in rassegna le tre maggiori forze in campo, i nuovissimi per antonomasia e cioè i Grillini, meglio i pentastellati perché il padre Grillo ha già preso le distanze, è impossibile che possano esibire una patente di governabilità. Mi si può osservare che c’è pure un momento d’inizio e uno scotto da pagare, comunque è un salto nel buio e se proprio vogliamo affidarci a dei precedenti di rilievo le credenziali dalle due maggiori amministrazioni a loro affidate, Roma e Torino,con un eufemismo potremmo dire che lasciano molto a desiderare.

Mi si può opporre che anche lì non avevano alcuna patente ma l’elettorato scappava letteralmente da una gestione intollerabile ed a qualche santo doveva affidarsi. Possiamo dire che anche a livello nazionale ci siano le condizioni da dover scappare? Tutti i dati, a partire da quelli Istat a quelli europei ed internazionali confermano che la ripresa in Italia è in atto. A chi obbietta che l’Italia rimane il fanalino di coda in Europa è facile controdedurre che anche le condizioni di partenza non solo erano peggiori ma furono necessarie cure da cavallo ( governo Monti e quelli a seguire) per evitare il collasso. Non è possibile navigare nell’era globale, a partire da quella europea, pagando prezzi altissimi all’improvvisazione ed alla mancanza di esperienza. Il governo Gentiloni in toto, Presidente del Consiglio e squadra di governo, rappresenta in questo momento, anche grazie alle forze alleate alle elezioni, quell’usato sicuro che impedisce salti nel buio e di vanificare gli immensi sacrifici compiuti ed i primi significativi risultati.

Tornando ai nuovissimi non può sfuggire il tentativo di Di Maio di accreditarsi come diverso da tutti, il primo di una classe di alunni superdotati e super partes come nella presentazione del suo governo prima ancora che all’opinione pubblica, il vero obbiettivo per smentire di non avere una squadra di governo, nientedimeno che al Quirinale, che tace per prudenza e niente altro potrebbe fare perché la Costituzione non lo consente ed il metodo codificato non è solo forma ma sostanza. La presentazione della lista di governo è doverosamente affidata a chi è stato designato perché il più in grado di garantire una maggioranza di governo affidabile e non è detto affatto anticipatamente che l’accordo avvenga su di un monocolore, quasi la pretesa d’essere predestinato ad avere l’incarico anche se dovesse essere il primo partito in Parlamento. Inesperienza, presunzione di vincolare il Presidente? C’è una terza ipotesi che nessuno ha avanzato, quella di una drittata, di porre fine alla immancabile corsa ai ministeri per l’oggi e per il domani, tenere strette le redini del comando qualunque cosa accada.

La terza opzione, quella dell’abusato cronico si confà allo scontro in atto tra centrodestra e destra alleati e favoriti nei sondaggi ma mai così radicalmente divisi ed antitetici perfino rispetto all’alleanza del 94 quando FI fece da collante per il potere tra Lega ed AN che nemmeno si parlavano. Al secondo patto di Berlusconi con gli Italiani, un espediente abusato con sempre mirabolanti promesse, il suo competitore nella coalizione oppone un giuramento sul Vangelo con annesso rosario che a qualcuno ha fatto pensare ad un avvicinamento alla Chiesa ai credenti, ad una mitigazione dei toni più aspri ed è invece una captatio benevolentiae verso i fedeli più tradizionalisti insofferenti verso il messaggio evangelico di Papa Francesco.Di qui al corteggiamento, per superare Berlusconi ed avere l’investitura a Presidente del Consiglio, degli aderenti alla destra estrema non c’è stato uno iato ma una continuità assoluta di strategia. In conclusione la disputa tra bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto per la conferma o meno degli indirizzi dell’attuale governo ha un criterio obbiettivo a cui fare riferimento: da dove si è partiti? Chi ha onestà d’intenti non può cambiare le carte in tavola ma l’incognita è forte perché c’è un piano inclinato da modificare con assoluta urgente nella necessaria revisione della legge elettorale, quel piano inclinato che ha aperto un’autostrada alle forze antisistema, la più pesante eredità lasciataci dall’abusato cronico ed è il passaggio dal regime degli eletti dal popolo a quello dei nominati dalle oligarchie dei partiti recidendo il cordone ombelicale permanente tra eletti ed elettori. Non averlo rimosso non è solo responsabilità di chi lo ha imposto ma anche di chi poteva farlo e non l’ha fatto analogamente per quanto avvenuto per un devastante conflitto d’interessi. Questa omissione ha fatto scuola ai nuovissimi che sulla demonizzazione di tutta la casta delegittimata hanno costruito la loro fortuna.

Roca

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Commenti all'articolo
  1. Un tempo, se non ricordo male, c’erano soltanto due categorie, ossia il “nuovo”, che poteva esser visto come imperizia, ed il “vecchio”, che invece significava per solito esperienza, mentre imparo adesso che oltre all’usato sicuro c’è anche l’abusato cronico, ma non riesco francamente a capire quando il primo si trasforma nel secondo, quando cioè diviene cronico e chi lo decide (ma non tutti hanno capacità “diagnostiche” e io sono probabilmente tra questi).

    Quanto alla ”demonizzazione”, opportunamente richiamata alla fine di queste righe, potremmo forsanche dire che “chi semina vento raccoglie tempesta”, oppure “chi la fa l’aspetti”, perché la demonizzazione dell’avversario politico mi pare iniziata un quarto di scolo fa, e poi si è nel frattempo ripetuta a più riprese, e oggi sembra ritorcersi anche verso chi l’aveva inaugurata, visto che si trova ad essere accumunato ed incluso nella “casta delegittimata”.

    Al di là dell’esito che uscirà dalle urne del quattro marzo, io mi auguro che la “demonizzazione” della controparte politica vada in soffitta, o quantomeno sia riposta nel cassetto, memori di quanto diceva un “padre nobile” del socialismo “a fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro che ti epura”, e talvolta interviene anche, e fortunatamente, la nemesi storica, a riparare i torti e le ingiustizie che qualcuno può aver ingiustamente subito.

    Paolo B. 02.03.2018

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