domenica, 25 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Di Maio uno sgrammaticato, Craxi uno statista
Pubblicato il 13-02-2018


Una battuta infelice. Una caduta di stile. Sbagliata. Insopportabile. Peggio: un confronto insostenibile. Tra Craxi e Di Maio non c’è possibilità di paragone. Non tra uno sgrammaticato e uno statista. Ci sono state le scuse pubbliche da parte di Renzi e ancora non basta. Dovrebbe ricordare agli italiani – e ne avrà l’occasione – che la sinistra riformista che guardava al futuro nacque negli anni Ottanta, che quella lezione venne ripresa da Blair e dalla socialdemocrazia tedesca, che l’Italia nel quadriennio 1983/87 era la quinta potenza mondiale e godeva di un’autorevolezza formidabile nel mondo, che nei libri di storia si entra non per la cronaca spicciola ma per le decisioni che si prendono, per le scelte che si compiono per rendere più grande una nazione. La tua.
L’irrisione non fa il paio con la figura del leader. Chiedi ai tedeschi con quanto rispetto trattano la figura di Khol. E non si inventano nulla.

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Riccardo Nencini

Segretario Psi - viceministro dei Trasporti

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Commenti all'articolo
  1. Craxi IL RIFORMISTA, Renzi, come pubblicamente dissi al congresso di Salerno, IL RIFORMANTE ( cambia per cambiare ma si stenta a capire verso dove), Di Maio, presto, politicamente, IL RIFORMATO.

  2. Potranno arrivare altre scuse, e altre precisazioni, ma ormai il “dado è tratto” e lascerà comunque i suoi segni, da quel che posso capire dei meccanismi politici, e a me sembra che in questo frangente i socialisti dovrebbero mostrare una “schiena dritta”, mutuando una espressione che ho letto ed ascoltato più di una volta, nel senso di “far quadrato” di fronte ad ogni tentativo di sminuire o “ledere” l’immagine del loro Leader.

    Penso infatti che una eventuale ripresa dei socialisti, come formazione politica e nei termini che vorremmo o ci auspichiamo, sia legata al ricordo di quella stagione, per l’appunto gli anni Ottanta, e alla figura che la rappresenta nel sentire comune, checché ne pensino quanti vorrebbero invece “mettere nel cassetto” quel passato, per guardare in avanti e anche per “togliersi di dosso” il peso delle ricorrenti critiche.

    Paolo B. 13.02.2018

  3. Egregio Segretario, capisco che molti compagni si siano sentiti offesi dalla battuta di Renzi, però a me davvero è parsa una battuta poco felice e nulla più. Renzi ha nominato Craxi più che altro per quello che il segretario socialista disse di Mario Chiesa, e anche quella di Craxi, all’epoca, fu una battuta assai infelice. Non credo volesse offendere Craxi e la sua memoria di statista.
    Concludo con la convinzione che questo “scandalo dei rimborsi” sarà un boomerang per chi lo sta cavalcando, e questo è un errore strategico di Renzi assai più grave di una battuta stupida. Per una volta credo, temo, che abbia ragione Di Maio.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

  4. Quella di oggi “una battuta poco felice e nulla più”, e quella di venticinque anni fa “una battuta assai infelice”, troviamo scritto nel commento di Mario che saluto, ma la battuta di allora servì parecchio ai detrattori del Leader socialista per intaccarne l’immagine – ed è solo un eufemismo – così da far dimenticare ed appannare, o mettere comunque in secondo piano, le sue qualità politiche e le sue doti di statista (a me sembra che le conseguenze o ricadute dell’una e dell’altra “battuta” siano ben diverse).

    Paolo B. 15.02.2018

    • Ciao Paolo, grazie per la cortese replica. Continuo a credere che nella battuta infelice di Renzi non vi fossero intenzioni offensive nei confronti di Craxi e del Psi, credo piuttosto che il segretario del Pd si sia lasciato trasportare dall’ansia di cavalcare la vicenda dei rimborsi del m5s. Vicenda poco edificante, certo, ma che resta un fatto interno al loro movimento. Battuta o non battuta, in ogni caso sarebbe stato meglio tacere. Anche perché ormai ogni volta che parla Renzi il Pd cala nei sondaggi. Sono sempre stato dalla sua parte, ma realisticamente parlando sarebbe ora si facesse da parte, almeno per un po’, perché in questo momento gli italiani non se lo filano. Lasci correre Gentiloni, che sembra invece raccogliere molti consensi.
      Cordiali saluti, Mario.

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