mercoledì, 21 novembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Iran, il drammatico destino della pena di morte
Pubblicato il 01-02-2018


Mideast Iran Forgiven Killer

“Chi si occupa di diritti umani in Iran sa bene che a una buona notizia ne segue una pessima”, si legge in un tweet delle scorse ore di Riccardo Noury, portavoce della sezione italiana di Amnesty International. Il mese di gennaio lo dimostra e intorno alle storie di Amirhossein Pourjafar, Sadegh Larijani, Ahmadreza Djalali e Ali Kazemi, dagli epiloghi così diversi, ruota il drammatico destino della pena di morte in Iran.

L’ayatollah Sadegh Larijani è il capo della magistratura. Lui, pochi giorni fa ha restituito la speranza di evitare la forca a migliaia di iraniani condannati a morte per reati di droga. Sospensione delle esecuzioni e riesame dei casi che potrebbe portare a una riduzione delle condanne a pene detentive prolungate. Effetto della legge votata dal parlamento lo scorso mese di agosto che ammorbidisce la strategia di Teheran nella lotta al traffico e al consumo di stupefacenti. Sarebbero oltre 5mila i detenuti nei bracci della morte interessati dal provvedimento applicato in modo retroattivo. Non solo. Questa decisione potrebbe avere un impatto importante anche nei prossimi mesi, visti i drammatici numeri delle esecuzioni in Iran degli ultimi anni. Dal 1988, secondo fonti giudiziarie iraniane, le condanne a morte eseguite per reati di droga sono state circa 10mila, circa tremila dal 2010 al 2016, secondo Iran Human Rights.

Ahmadreza Djalali è il medico e ricercatore iraniano arrestato nel 2016 e condannato alla pena capitale. Per lui è arrivata una inattesa sospensione della condanna a morte da parte delle autorità di Teheran, dopo che non molti giorni fa si era paventata persino l’imminente esecuzione. Saman Naseem, un giovane iraniano di etnia curda, condannato a morte per un omicidio commesso a 17 anni. Il 25 gennaio ha ottenuto dalla Corte d’Appello di Urmia l’annullamento della condanna, sostituita con una pena detentiva di cinque anni.

E Ali Kazemi. Il 22enne iraniano messo a morte il 30 gennaio scorso dopo essere stato condannato per un omicidio commesso quando aveva solo 15 anni. “Portando a termine questa esecuzione illegale, l’Iran ha reso manifesto che desidera mantenere la vergognosa reputazione di paese leader al mondo per le esecuzioni di minorenni al momento del reato”, ha dichiarato Magdalena Mughrabi, direttrice di Amnesty International per il Medioriente e l’Africa del Nord. L’esecuzione di Ali Kazemi ha avuto luogo nella provincia di Busher dopo essere stata annunciata, poi smentita, infine portata a termine senza avvisare né familiari né l’avvocato. Ancora un adolescente, uno dei tanti, quattro nel 2017, 87 tra il 2005 e il 2018, già due quest’anno. Prima di Kazemi, era stata la volta di Amirhossein Pourjafar, messo a morte il 4 gennaio, anche lui minorenne all’epoca del reato.

“Siamo di fronte a un attacco frontale ai diritti dei minori, tutelati dal diritto internazionale che vieta in ogni circostanza l’uso della pena di morte nei confronti di minorenni al momento del reato”, afferma Magdalena Mughrabi che invita il capo del potere giudiziario a “intervenire immediatamente” per “ istituire una moratoria ufficiale sulle esecuzioni dei rei minorenni. E il Parlamento di Teheran deve riformare il codice penale per proibire l’uso della pena di morte dei minorenni al momento del reato”.

Massimo Persotti

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Sergio Mattarella Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento