martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Italiani, da euro-entusiasti a euro-scettici
Pubblicato il 16-02-2018


europaPiù “eurofrustrati” che “eurofobi”, ma il progressivo “disincanto” degli italiani verso l’Unione europea – un “disinnamoramento” che di è consumato in 30 anni, dall’euro-entusiasmo del 1991 all’euroscetticismo più profondo del 2016, che ci posiziona dopo i cechi e vicino ai britannici – “preoccupa” l’Unione. Così come a preoccupare sono le elezioni del 4 marzo, col “grande punto interrogativo” sulle coalizioni che ne potranno emergere. A ricostruire le tappe dello strappo, è un rapporto condotto dall’Istituto Jacques Delors, il think thank presieduto da Enrico Letta, in partnership col Centro Kantar sul futuro dell’Europa, presentato oggi a Bruxelles.

Tra i fattori con cui il report spiega la parabola: la contrazione economica; la crisi migratoria legata ad un profondo senso di abbandono; e gli attacchi all’euro, assieme ad una delegittimazione delle istituzioni democratiche. Tuttavia, si spiega, “gli italiani non hanno rinunciato alla speranza di ritrovare un Europa protettrice”, ma per risalire la china, occorrerà una “sensibile ripresa economica”.

“L’euroscetticismo” costituisce “forse la chiave di questa campagna elettorale” oltre che “della società di oggi”. In questi termini l’ex presidente del Consiglio, Enrico Letta, ha risposto alla domanda su quanto il voto degli ‘euroscettici’ potrà incidere sull’esito delle elezioni del 4 marzo, a margine di una lezione alla prima giornata del FeltrinelliCamp, a Milano. Per Letta, occorre “comprendere le ragioni” dell’euroscetticismo “e mettere in campo anche delle soluzioni”. “Credo che sia un tema chiave – ha proseguito -. Se l’Italia è diventata come la Polonia o come la Gran Bretagna, bisogna interrogarsi seriamente e bisogna affrontare la questione” ha sottolineato l’ex premier. Durante la sua lezione, in inglese, davanti a una platea di cento ricercatori di diversi Paesi europei, Letta aveva sottolineato come “l’Europa è percepita oggi come un enorme problema. In Italia c’è un nuovo scetticismo. Da uno dei Paesi più a favore dell’Europa adesso nei sondaggi sull’ euroscetticismo si colloca tra la Repubblica Ceca e l’Olanda, e non così lontana dalla Gran Bretagna”.

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Commenti all'articolo
  1. Gli alfieri del “politicamente corretto” hanno sovente accusato di euroscetticismo i cosiddetti partiti populisti, ma il dato che qui leggiamo, ossia “il progressivo disincanto degli italiani verso l’Unione europea”, sembra allargare di molto la platea della “euro frustrazione”, trasformando così una questione politica in fenomeno sociale.

    Chissà se ora i suddetti alfieri si ricrederanno, abbandonando l’euro entusiasmo così a lungo coltivato e sbandierato, ma del resto non sarebbe la prima volta che cambiano idea, basti pensare che hanno sposato e adottato pure loro il leaderismo, dopo averlo lungamente e duramente criticato.

    Questo fa del resto parte delle abitudini di quella sinistra che arriva frequentemente in ritardo, e gli esempi al riguardo di certo non mancano, ma lo fa con molta naturalezza, nel senso che non ne prende mai la responsabilità, anzi talora pare voler far intendere che i ritardatari sono semmai gli altri.

    Paolo B. 18.02.2018

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