martedì, 11 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Italo. Un’altra fetta di capitale italiano verso l’estero
Pubblicato il 06-02-2018


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Un’altra società privata italiana sta per essere acquistata dall’estero. Il fondo americano Global Infrastructure Partners ha lanciato un’offerta vincolante da 1,9 miliardi di euro per prendersi il 100 per cento del capitale di  Italo, la società ferroviaria privata guidata da Luca Cordero di Montezemolo. Italo-Ntv discuterà la maxi offerta domani nel consiglio di amministrazione convocato anche per valutare lo stato del progetto di quotazione. Due settimane fa, Italo ha presentato  domanda per l’ammissione alla quotazione nella Borsa di Milano, stimando di portarla a termine entro la fine di febbraio.

L’offerta del fondo, un investitore internazionale specializzato in infrastrutture che gestisce circa 40 miliardi di dollari,  scade il 7 febbraio alle 17. Gli azionisti di Italo (tra cui c’è Intesa San Paolo) hanno quindi pochissime ore per prendere o lasciare. L’offerente vuole la maggioranza, in ogni caso, e una partecipazione non inferiore al 75%. I soci, secondo l’offerta, avrebbero la facoltà di reinvestire fino a un massimo del 25% dei proventi derivanti dalla vendita alle stesse condizioni dell’eventuale acquisto. Così il Fondo americano sborserebbe, di fatto, soltanto il 75% del prezzo di acquisto. Poi, dopo la quotazione di Italo nella Borsa di Milano, potrebbe vendere le azioni polverizzandole tra tanti piccoli azionisti. Così, recuperando un’altra buona fetta del capitale investito, il Fondo americano potrebbe mantenere il controllo della società ferroviaria. L’operazione, in ultima analisi, potrebbe risultare anche a costo zero.

Global Infrastructure Partners auspica che l’attuale presidente Montezemolo e l’amministratore delegato della società Flavio Cattaneo mantengano i ruoli; concede anche  un’opzione di vendita per l’eventuale reinvestimento, esercitabile quanto al 50% del reinvestimento al terzo anno e quanto al rimanente 50% al quinto anno, a condizioni predefinite ed è disponibile a valutare un piano di incentivazione diretto a dirigenti e dipendenti.

Al momento, il fondo non possiede investimenti in Europa nel settore del trasporto ferroviario che possano pregiudicare l’autorizzazione delle autorità di Bruxelles.

Così, un’altra fetta del capitale italiano sta per passare ad un altro gruppo straniero. La colonizzazione capitalistica diventa sempre più estesa nel nostro Paese. Pezzo dopo pezzo, la struttura industriale, quella dei servizi e quella dei trasporti finiscono in mani straniere. Acciaierie, industria automobilistica, banche, gruppi di distribuzione, case di moda, gioiellerie (Bulgari), trasporti (Alitalia ed Italo), vengono ceduti a gruppi stranieri o sono stati trasferiti all’estero (Fiat). Altri beni sono pronti per essere ceduti al capitale straniero tra cui i beni demaniali ed i porti. Cosa rimarrebbe dunque di italiano in Italia? Fino alla fine degli anni ’80, l’Italia era tra le prime cinque potenze economiche del mondo.

Inoltre, la liquidità del ricavato di vendita che arriva dall’estero come viene impiegata? Nel caso di Italo, gli attuali soci dove investirebbero gli 1,9 miliardi di euro che riceverebbero ?

Domani, dopo il Cda di Italo-Ntv, prima della scadenza dell’offerta, sapremo soltanto se l’operazione si farà.

A caratterizzare l’economia italiana resterebbero soltanto le piccole e medie imprese destinate, però, ad essere stritolate dalle multinazionali. Poi, ci sarebbero il turismo, l’agricoltura e la pesca. Insomma, così non possiamo dire di avere prospettive incoraggianti.

Salvatore Rondello

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