mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensavo fosse presidente invece è un calesse
Pubblicato il 23-02-2018


Juncker-UEJean-Claude Juncker ci ricasca. Dieci giorni fa aveva dichiarato che l’Ue di oggi è come un bar italiano: “Mettiamo le persone intorno a un tavolo per un caffè e si solleva un coro di richieste diverse: chi lo vuole normale, chi doppio, chi macchiato“. Gli era stato fatto osservare che quel linguaggio … da bar, era offensivo verso una delle migliori tradizioni culinarie italiane e politicamente sbagliato. Varietà al banco del caffè, significa da sempre qualità e libertà di gusto, niente a che vedere con l’indisciplina e la disarmonia comunitarie che, guarda caso, tocca proprio a lui impedire, cosa che non fa e non sa fare. Basti vedere cosa è riuscito a scrivere giusto un anno fa sugli scenari dell’Unione Europea, riassumendo per i governi il menu con cinque opzioni, compitino che qualunque studente sarebbe in grado di elaborare, invece di prendersi le responsabilità per le quali è profumatamente pagato e indicare lui come Commissione Europa, a stati membri e Parlamento Europeo il percorso da seguire.

La dichiarazione di ieri sul futuro prossimo italiano è stata sbagliata, inopportuna, dannosa, politicamente colpevole. Il presidente della Commissione ha affermato: “dobbiamo prepararci allo scenario peggiore: governo non operativo”.

È stata una frase sbagliata. Qualunque governo, per il fatto di esserci, opera. Magari male, o poco, ma di certo opera. E anche quando non fa le cose, sta paradossalmente attuando un tipo di operazione, il non fare, come sa bene ogni lentocrate che si rispetti. Si dà inoltre il caso che la scelta del presidente Mattarella sia stata quella di non far dimettere Gentiloni, che quindi governa oggi e nel dopo elezioni, come se nulla fosse successo, in forza della fiducia ricevuta dalle disciolte camere.

L’affermazione è stata inopportuna, perché il presidente della Commissione non interviene nella dialettica pre-elettorale di un paese membro. Nel caso specifico non ha capacità o strumenti per prevedere non solo il risultato elettorale, ma le dinamiche complesse che la democrazia parlamentare italiana vuole per la formazione del governo. I trattati affidano ben altri compiti alla Commissione che, purtroppo, la Commissione Juncker non sta praticando come dovrebbe.

L’affermazione è stata dannosa, per la montagna di denaro che ha mandato in fumo nelle quotazioni di borsa e per i costi al nostro erario che ha causato per via dell’ingiustificato allargarsi del differenziale di interessi sui nostri titoli. Si resta peraltro stupiti di come i mercati possano ancora prendere sul serio le opinioni del signor Juncker.

La colpevolezza politica sta nel fatto che Juncker è presidente della Commissione in quanto, come previsto dai trattati, esprime la forza politica maggioritaria al Parlamento Europeo, quella democristiana o popolare che dir si voglia. Contrariamente a quanto in genere si sente dire, dai trattati di Lisbona la Commissione non è più solo organo tecnico. Il non richiesto intervento a gamba tesa nella campagna italiana, echeggia le posizioni di un partito politico, e come tale va censurato. Conferma che mancano, al nostro, le doti di equilibrio e saggezza politica che ci si attende da chi, pur venendo da una storia di parte, accetta, nell’assumere un ruolo super partes, di non giocare più a favore della propria squadra d’appartenenza.

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