martedì, 24 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

La quadratura del cerchio
Pubblicato il 20-02-2018


Con la fine del comunismo, la crisi della socialdemocrazia, le difficoltà di affermazione del socialismo liberale e del riformismo classicamente intesi, la sinistra stenta a trovare una propria dimensione nell’epoca del dominante modello neocapitalistico. Da tempo si sostiene come tale modello, pur avendo contribuito all’emancipazione economico-sociale di intere popolazioni, produca diseguaglianze sociali e squilibri ambientali. Tale consapevolezza è restata per molto tempo alla distanza tipica di un allarme di carattere morale, fin quando non sono emersi effetti macroscopici sul terreno politico. A titolo emblematico, mobilitando ciò che di macroscopico investe quotidianamente le nostre concrete e quotidiane esistenze, possiamo indicare come effetto delle diseguaglianze sociali l’impetuosa dinamica migratoria e come effetto degli squilibri ambientali la stravolgente modificazione climatica.

Ora non c’è dubbio, sul piano dell’evidenza fattuale, che la dimensione della diseguaglianze economico-sociali e quella degli squilibri ambientali caratterizzino l’epoca attuale e che esclusivamente un moderno riformismo, fondato sulla versione ecosocialista del socialismo liberale, possa individuare un nuovo cammino di progresso. La logica perversa di una globalizzazione ancorata alla finanziarizzazione dell’economia, alla delocalizzazione, alla riduzione del costo del lavoro, alla compressione dei diritti di quest’ultimo, alla corsa cieca verso gli utili, i profitti, ha prodotto e continua a produrre enormi diseguaglianze in campo internazionale e nel nostro paese.

Da noi, per un verso dal dopoguerra in poi si è registrata un’espansione del ceto medio, riducendo i picchi di povertà e di ricchezze, d’altro canto oggi, sulla scia di una dinamica da tempo avviatasi, si assiste al processo inverso. L’attuale sfilacciamento del ceto medio descrive una voragine etica, evoca un “cuneo immorale”, su cui è doveroso intervenire per ridurre la forbice delle distanze sociali. D’altra parte la cosiddetta “impronta ecologica”, il peso consumistico dell’uomo al di là del ritmo di riproducibilità naturale, provoca ingenti squilibri ambientali. Dalla “sesta estinzione di massa”, prospettata dalla scienza nella inverosimile circostanza per cui per la prima volta nella storia del mondo un’unica specie, homo sapiens, è riuscita ad eliminare circa il 50% degli individui delle altre specie, al suddetto stravolgente cambiamento climatico, la dimensione della crisi ecologica non è più trascurabile nell’ottica di una responsabilità riformistica.

Ecco dunque come, in ordine alle epocali criticità politico-sociali, il sodalizio tra il riformismo socialista e quello ambientalista rappresenti la risposta opportuna da costruire e declinare. Tuttavia un passo ulteriore va prodotto, quello di individuare un unico, nuovo impianto politico-ideale, in grado di proporre un moderno, europeo modello di sviluppo per l’attuale epoca. In effetti, approfondendo i termini della questione, la dimensione della crisi sociale e quella della crisi ambientale sono tutt’altro che scollegate. Il distorto utilizzo delle risorse, nel caso delle diseguaglianze sociali, e l’eccessivo utilizzo delle risorse, nel caso degli squilibri ambientali, hanno radici comuni ed evocano prospettive politiche unificanti. In primo luogo le risorse economiche sono, in origine, risorse naturali e razionalizzare quest’ultime significa preservare entrambe, al fine di poterle redistribuire. In secondo luogo abbracciare un nuovo modello di sviluppo di stampo “bioeconomico”, circolare, fondato non più sul paradigma crescita-consumo-spreco ma sull’asse sviluppo-riproducibilità, vuole significare anche nuove opportunità economiche, a fronte dell’esausto modello attuale. In sostanza si giunge a prefigurare una prospettiva di sviluppo ad un tempo potenziato e conservativo.

Tutto ciò configura un unico assetto, non frutto della sommatoria tra due diverse impostazioni, quella socialista e quella ambientalista, ma di una nuova sintesi, ecosocialista, la cui anima è la sostenibilità che esprime l’autentico riformismo del ventunesimo secolo. Ecco allora la “quadratura del cerchio”, il far quadrare i conti economico-sociali attraverso la circolarità del modello ambientale. Ciò che in geometria non è stato possibile, perché numericamente trascendente, il “p greco”, può esserlo in campo politico, perché ecosocialmente immanente. Quanto rappresentato è il distillato ideale e programmatico della lista “Insieme”, la quale in tal senso, dopo anni, reintroduce il pensiero nel recinto della politica e si candida a fecondare il processo della necessaria ricostruzione del centrosinistra.

Carlo Ubertini

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