domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

L’antifascismo violento
Pubblicato il 17-02-2018


Camillo Prampolini, quando i suoi avversari si radunarono in un teatro per invocare l’intervento in guerra dell’Italia che pure determinò il massacro di 650mila giovani, accusò coloro che con la forza intendevano impedire la manifestazione di intolleranza e disse: “Questo non é socialista”. Cioè il concetto stesso di socialismo era per lui indissolubilmente legato al rispetto dell’avversario, anche il più lontano, e al pieno diritto di quest’ultimo di manifestare le sue idee. Questo assunto mi ha sempre radicalmente distinto da quella parte della sinistra che, comportandosi in modo opposto, ha tentato in varie occasioni di usare la forza per impedire a esponenti politici di parlare, creando incidenti e scontri che a volte sono perfino sfociati in eventi mortali.

Si può oggi affermare che il diritto di esprimere pubblicamente le proprie opinioni é vincolato e sanzionato dalle leggi esistenti. Non é ammissibile esaltare l’Olocausto, spingere la gente ad ammazzare il prossimo, a stuprare le donne, a fare quel che vien definito “apologia di reato”. Dunque anche il diritto di espressione non può essere assoluto. E in particolare esistono in Italia leggi che impediscono la ricostituzione del partito fascista. Più in generale la competizione democratica dovrebbe essere terreno di confronto solo tra le forze che accettano la democrazia. In Germania ovest la socialdemocrazia mise fuori legge il comunismo. In Italia il Pci, più con la moderazione e il compromesso che con le prese di distanza da Mosca, almeno fino all’epoca berlingueriana, aveva fatto dell’antifascismo la sua legittimazione. E che dire di una competizione democratica ove, com’è accaduto in alcuni paesi islamici, chi vince (ma é accaduto in Germania nel 1933) abolisce la democrazia?

Si possono avere fondati dubbi sulla vocazione democratica di Casa Pound e di Forza Nuova, ma se la legge italiana consente loro di presentarsi alle elezioni vale per loro, anche per loro, il detto di Prampolini. Impedire loro con la forza di parlare non é socialista, cioè non é democratico. Usare l’antifascismo per attaccare la polizia, per sprangare un carabiniere com’è accaduto a Piacenza, per aggredire i poliziotti anche usando bombe carta cone è accaduto a Bologna, utilizzare l’antifascismo per esaltare le foibe com’è successo a Macerata pare solo un’occasione per mostrare la brutalità di un’opzione politica. Oggi non esiste la cosiddetta sinistra extraparlamentare, eppure sono nate e stanno germogliando, tra centri sociali e gruppi di quartiere, tendenze violente pericolose. Sono state definite sfasciste. Attenzione a minimizzarne la portata. Non si tratta solo del pericolo di sfasciare auto e vetrine. L’obiettivo di costoro é sfasciare le persone. E anche la democrazia. E cosi facendo i fascisti, quelli veri, che salutano a braccio alzato e in camicia nera, potranno passare da vittime. Bel risultato davvero.

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Commenti all'articolo
  1. Non si può non condividere! Tuttavia, sulla base degli enormi squilibri dell’epoca attuale, la spinta nei motori degli opposti estremismi è data dal vuoto ideale del campo riformista.
    Tra slogan di pancia e visibilità personali, non c’è spazio per approfondimenti concettuali.
    IL RIFORMISMO DEL XXI SECOLO E’ LA SOSTENIBILITA’, e solo ciò rappresenta la risposta al disordine socio-economico attuale. Se questo potesse essere spiegato forse si riguadagnerebbe la “retta via”.

  2. Di fronte a chi sfascia auto e vetrine, o spranga un carabiniere, ovvero aggredisce i poliziotti, la risposta dovrebbe essere piuttosto semplice e scontata, e la soluzione a portata di mano, ma il Direttore sa bene che per solito i “guasti” di una società non nascono mai per caso, ma hanno quasi sempre i loro momenti “preparatori”, e noi non possiamo ignorare gli anni in cui nel nostro modello di vita è stata immessa una buona dose di permessivismo e di “trasgressività”, non di rado a senso unico.

    Oggi ci si accorge che forse si è esagerato, e che parecchi disvalori hanno preso il posto dei valori, ma troppo a lungo, e per allargare il campo, sentimenti come il patriottismo e l’attaccamento alla famiglia o alla identità, sono stati minimizzati, se non ironizzati, o addirittura osteggiati, e altrettanto è avvenuto per aspirazioni come quella alla sicurezza, o alla difesa della proprietà e dei propri averi, per fare un altro esempio, e ricostruire adesso qualcosa su tali “macerie” non è di certo facile.

    L’impressione è comunque quella che vi sia in giro una discreta voglia di qualche “retromarcia”, cosi da non veder più sfasciate auto e vetrine, ma potrebbe anche essere una percezione sbagliata, e saranno in ogni caso le urne del 4 marzo a dirci se verranno premiate o meno quelle forze politiche che si sono fatte costantemente interpreti e portavoce dei valori tradizionali, cosa che a mio avviso avrebbero potuto fare anche quelle di ispirazione riformista o liberal riformista (per non lasciare il vuoto ideale di cui scrive Carlo_u).

    Paolo B. 18.02.2018

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