venerdì, 21 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

CRESCITA ROBUSTA
Pubblicato il 26-02-2018


DRAGHI NON MOLLA PRESA, DECISO CONTRO RISCHI DEFLAZIONE

Ci vuole pazienza. È questo il messaggio che  il presidente della Bce ha lasciato alla Commissione Affari  economici dell’Europarlamento. “L’economia dell’area euro si sta espandendo in modo robusto”, tuttavia gli obiettivi  dell’inflazione sono ancora lontani e questo dovrebbe spingere la  banca centrale a lasciare la politica monetaria in modalità espansiva. “La crescita è più forte di quanto previsto in  precedenza e distribuita più equamente tra settori e aree geografiche rispetto a qualsiasi momento successivo alla crisi  finanziaria”, ha aggiunto Draghi. Secondo gli ultimi dati, ha  spiegato , l’economia dell’area euro è cresciuta del 2,5% nel 2017 “riflettendo la forte dinamica interna dei consumi privati e degli investimenti”. Questi sviluppi positivi, “sono stati favoriti e sostenuti dal passaggio delle misure di politica monetaria della Bce, che hanno significativamente allentato le  condizioni di finanziamento per le famiglie e le imprese, in  particolare anche per le piccole e medie imprese”.

Non altrettanto positive le notizie dell’inflazione che, secondo il banchiere, “deve ancora mostrare segnali più convincenti di un aggiustamento rialzista sostenuto. Dopo essere rimasta a livelli ben al di sotto dell’1% per tre anni”, ha ricordato Draghi, “con occasionali cali in territorio negativo, l’inflazione complessiva dell’area dell’euro ha oscillato tra l’1,3% e l’1,5% dal maggio  dell’anno scorso, e l’inflazione annuale si è attestata all’1,3%  a gennaio”.

Il presidente dell’Istituto di Francoforte ha ribadito che “le  variazioni dell’inflazione complessiva sono state sospinte dai  movimenti delle componenti più volatili, in particolare i prezzi  dell’energia e, in misura minore, dai prezzi dei prodotti  alimentari”. Motivi per cui una politica monetaria accomodante  ricopre ancora, secondo il banchiere italiano, una grande  importanza per il raggiungimento del target d’inflazione del 2%.  Insomma restano in vigore le iniezioni di liquidità previste dalla Bce. Ma per il momento Draghi ha spiegato che “una possibile estensione del quantitative easing non è stata discussa dal consiglio direttivo” della Banca centrale europea.

Una doccia fredda per i falchi della Bundesbank, che invece  premono per la fine immediata degli stimoli monetari (30 miliardi  al mese di acquisti) e l’irrigidimento della politica monetaria.  “L’evoluzione dell’inflazione rimane dipendente in maniera cruciale da un ampio grado di stimolo monetario fornito dall’insieme delle nostre misure di politica”, ha ribadito Draghi.

Ossia “i nostri acquisti di attività nette, il considerevole stock di attività acquisite, i futuri reinvestimenti e la nostra  previsione sui tassi di interesse”. Quanto al controllo dei tassi di cambio, ha concluso il numero uno della Bce, a causa della “recente volatilità dei mercati  finanziari”, l’Istituto centrale continuerà a effettuare uno  “stretto monitoraggio per quanto riguarda le possibili  implicazioni per le prospettive a medio termine per la stabilità  dei prezzi”. Queste parole hanno rasserenato il mercato che aveva  risentito di qualche incertezza dopo le affermazioni di  Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, che aveva espresso preoccupazioni per il voto italiano di domenica prossima, per poi correggere il tiro.

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