mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Niente prestiti per i lavoratori a tempo determinato
Pubblicato il 12-02-2018


mutuo_prima_casaChi non ha un lavoro a tempo indeterminato difficilmente può ottenere un prestito. Così, i lavoratori a tempo determinato sono sempre più scoraggiati a chiedere un prestito. Non solo sono una percentuale definibile irrisoria sul totale di quanti presentano domanda per un finanziamento, ma sono in calo e richiedono sempre importi più bassi. Secondo i dati emersi da un sondaggio su 100mila domande di prestiti inoltrate tramite i portali ‘Facile.it’ e ‘Prestiti.it’, nel 2016 i lavoratori a tempo determinato hanno rappresentato appena lo 0,31% del totale dei richiedenti il prestito personale. Il dato, già bassissimo, si è praticamente dimezzato nel 2017 quando sono passati allo 0,17%.
Una assenza sul mercato dei prestiti che difficilmente può essere collegata a mancate esigenze, ma al fatto che chi ha un impiego a tempo determinato non li chiede nemmeno perché presuppone un rifiuto legato alla precarietà della propria posizione lavorativa. Una tendenza, questa, fotografata con una certa precisione dai due portali di comparazione perché, a oggi, sempre più consumatori si informano o generano preventivi su internet per poi concludere la transazione anche in modo tradizionale, cioè tramite la propria banca o una finanziaria.
Invece, nel 2016, i lavoratori a tempo indeterminato che hanno chiesto un finanziamento  erano il 62,38% del totale. Nel 2017 sono saliti al 65,96%. Prendendo in esame le richieste degli autonomi, categoria solitamente meno favorita quando si tratta di erogare un finanziamento, le loro domande nel 2016 erano il 9,18% del totale, nel 2017 sono passati alla doppia cifra: ben l’11,72%.
Tornando ai lavoratori a tempo determinato, che per l’Istat sono in aumento, nel 2016 la loro richiesta media di prestito, a fronte di uno stipendio di 1.324 euro, era pari ad 8.557 euro da restituire in 58 mensilità. Nel 2017 la richiesta media è calata a 8.247 euro a fronte di uno stipendio cresciuto, seppur di poco, fino ad arrivare a 1.376 euro. Un cambiamento che però si riflette nel numero di mensilità,  che scendono a 51 in media.
Quanto alle finalità del prestito, le motivazioni indicate durante la richiesta, nel 2016 erano legate alla necessità di liquidità, seguite dall’acquisto di un’autovettura usata e dal consolidamento dei debiti. Nel 2017, invece, la finalità è diventata l’acquisto della macchina, seguita dalla liquidità e dalla ristrutturazione degli immobili. Segno, forse, che il calo delle richieste è stato però accompagnato da un miglioramento delle condizioni complessive di questa categoria di lavoratori.
Secondo Andrea Bordigone, responsabile del settore prestiti per ‘Facile.it’, questi dati sui prestiti possono avere una duplice lettura: “Dal punto di vista tecnico, sono spesso le finanziarie stesse a porre delle barriere in ingresso richiedendo a chi presenta domanda di credito una posizione lavorativa stabile o, in alternativa, una figura che possa fare da garante. Da un punto di vista più generale, invece, bisogna considerare che coloro che devono ancora trovare una stabilità lavorativa  siano meno propensi a fare progetti a medio lungo termine e ad assumersi impegni  che non sono sicuri di poter onorare fino in fondo”. Sempre secondo Bordigone: “Non tutto va letto in chiave negativa. Sarebbe positiva la variazione delle finalità per le quali si fa ricorso ad una finanziaria. L’aumento della percentuale di richieste di prestito per l’acquisto di auto usate e per la ristrutturazione  vanno interpretati come un segnale di maggiore fiducia nel futuro, seppur all’interno di una diminuzione della percentuale di richiedenti con contratto a tempo determinato, in parte assorbita dai contratti a tempo indeterminato, in parte dai lavoratori autonomi, proprio perché legate a elementi di indipendenza come la casa o un’auto di proprietà”.
Anche l’Associazione italiana del credito al consumo e immobiliare, Assofin, ha commentato i dati dei due portali. Il direttore operativo  Giuseppe Piano Mortari, dopo aver comunque descritto uno scenario in generale, guardando i dati elaborati, in aumento sul fronte degli importi e della durata media, ammette che: “Una percentuale così contenuta stupisce,  ma posso immaginare che le persone con contratto a tempo determinato tendano a ricorrere meno al credito. Sono meno interessati, avendo meno certezze nella durata del proprio reddito e per questo non intendono impegnarsi. La precarietà per il futuro sarebbe la spiegazione sul perché non chiedono un prestito. Con poco reddito e senza certezze non si fanno progetti”.
Il direttore operativo di Assofin, con riferimento alle finalità registrate dai due portali, ha confermato il trend rilevato: “Nel 2017 c’è stato un aumento significativo dei finanziamenti auto”.
Dunque, crescendo il disagio sociale e la precarietà del lavoro, diminuiscono gli investimenti delle famiglie nel medio e lungo periodo. L’aumento dei finanziamenti per l’acquisto di autovetture potrebbe essere motivato dall’esigenza di una maggiore autonomia di spostamento per raggiungere il luogo di lavoro che non sempre si trova dietro l’angolo della propria abitazione.

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