giovedì, 22 febbraio 2018
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Opinioni e commenti
 

Novità assegni familiari. Come richiedere il Codice Spid. Disabili: bonus auto
Pubblicato il 12-02-2018


Inps
ASSEGNI FAMILIARI 2018: I NUOVI IMPORTANTI

Stabilite le nuove soglie di reddito per richiedere l’assegno familiare, il contributo economico destinato alle famiglie di alcune categorie di lavoratori aventi un reddito complessivo al di sotto dei limiti stabiliti annualmente dalla legge. “Dal 1° gennaio 2018 – spiega l’Inps in una nota – sono stati rivalutati sia i limiti di reddito familiare ai fini della cessazione o riduzione della corresponsione degli assegni familiari e delle quote di maggiorazione di pensione, sia i limiti di reddito mensili per l’accertamento del carico ai fini dei diritto agli assegni stessi”.
Per quanto concerne i limiti di reddito mensili, gli importi da considerare ai fini del riconoscimento del diritto agli assegni familiari risultano così fissati per tutto l’anno 2018: 714,62 euro per il coniuge, per un genitore, per ciascun figlio od equiparato; 1250,58 euro per due genitori ed equiparati. “Le nuove soglie reddituali – ricorda l’Istituto – valgono anche in caso di richiesta di assegni familiari per fratelli, sorelle e nipoti”.
In merito ai limiti di reddito familiare, invece, l’Inps invita a consultare le nuove tabelle pubblicate sul sito e calcolate in base al tasso d’inflazione programmato per il 2017, pari allo 0,9%. Le nuove disposizioni vengono applicate ai soggetti esclusi dalla normativa sull’assegno per il nucleo familiare, ovvero: i coltivatori diretti, coloni, mezzadri e piccoli coltivatori diretti e i pensionati delle gestioni speciali per i lavoratori autonomi.

Innovazione
COME RICHIEDERE IL CODICE SPID INPS

Nell’era digitale anche in Italia tutti i servizi di pubblica utilità sono stati semplificati ed automatizzati con un sistema computerizzato, che consente ai cittadini di usufruirne senza più lunghe code agli sportelli di alcuni enti quindi con un sostanziale risparmio di tempo. L’Inps per esempio ha da poco introdotto il cosiddetto Spid, ovvero un sistema di identità digitale che consente di richiedere online diversi tipi di documenti. Più in dettaglio vediamo di cosa si tratta e come si richiede il codice Spid Inps.
Il codice Spid è un sistema di identità digitale
Prima di addentrarci nella spiegazione in merito allo Spid e a come ottenerlo, è opportuno sapere, sia pure sommariamente, a cosa può servire una volta ricevuto. Grazie a questo sistema di identità digitale dal computer di casa o anche da un dispositivo mobile di ultima generazione, è possibile acquisire qualsiasi tipo di documento inerente la Pubblica Amministrazione, pagare tasse e imposte di qualunque genere oppure consultare l’archivio anagrafico comunale.
Bisogna compilare un apposito modulo
Per richiedere lo Spid è possibile rivolgersi di persona oppure online a qualsiasi ente come ad esempio le Poste Italiane, la Telecom oppure ad Aruba ovvero un sito specializzato nella posta certificata. Nel caso si scelga di procedere alla richiesta tramite l’istituto previdenziale ovvero l’Inps, allora bisogna seguire un iter burocratico che però è piuttosto semplice. Nello specifico basta collegarsi al portale dell’ente e compilare un apposito modulo, inserendo le proprie generalità comprese alcune importanti informazioni come per esempio un indirizzo email valido, un numero di cellulare, gli estremi di un documento di identità e quelli della tessera sanitaria. Dopo aver scannerizzato i suddetti documenti, li inviamo per via telematica allo stesso Inps. Fatto ciò in 10 minuti il sistema viene elaborato, e si ricevono le credenziali di accesso vale a dire un nome utente ed una password.
Si possono ottenere diversi Spid
Vista la notevole utilità dello Spid che senza alcun dubbio serve a semplificare i rapporti istituzionali tra cittadini ed Enti pubblici, va sottolineato che l’erogazione da parte dell’Inps dopo l’esplicita richiesta non è da considerarsi unica; infatti, va precisato che è possibile ottenerne anche più di uno con le stesse modalità indicate, rivolgendosi ad un ente qualsiasi tra quelli citati in precedenza. Versare i contributi per colf e badanti, o ancora pagare multe automobilistiche e di qualsiasi altro genere oggi è sicuramente molto meno complicato, ricorrendo a questo sistema digitale denominato Spid.

Disabilità
BONUS AUTO CON LEGGE 104

Sono molteplici e differenti, quanto al contenuto e ai destinatari, le agevolazioni riconosciute ai soggetti disabili, la cui principale fonte normativa si rintraccia nella Legge-quadro per l’assistenza, l’integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate (L. 104/92 e successive modifiche).
Per ottenere le agevolazioni è necessario che l’handicap sia accertato da un’apposita Commissione Medica Integrata Asl/Inps (ai sensi dell’art. 4, comma 1 L. 104/92).
Anche “la normativa tributaria mostra particolare attenzione per le persone con disabilità e per i loro familiari, riservando loro numerose agevolazioni fiscali”, ricorda l’Agenzia delle Entrate. In pratica chi ha la 104, è portatore cioè di un handicap e presenta una ridotta mobilità, può usufruire di alcuni benefici fiscali nel settore auto: detrazione Irpef del 19% della spesa sostenuta per l’acquisto; Iva agevolata al 4% sull’acquisto; esenzione dal bollo auto e dall’imposta di trascrizione sui passaggi di proprietà.
Nella guida stilata dall’Agenzia delle Entrate si legge che possono usufruire delle agevolazioni: 1. non vedenti e sordi; 2. disabili con handicap psichico o mentale titolari dell’indennità di accompagnamento; 3. disabili con grave limitazione della capacità di deambulazione o affetti da pluriamputazioni; 4. disabili con ridotte o impedite capacità motorie. Le agevolazioni, si ricorda, sono riconosciute solo se i veicoli sono utilizzati, in via esclusiva o prevalente, a beneficio delle persone disabili. Se il portatore di handicap è fiscalmente a carico di un suo familiare (possiede cioè un reddito annuo non superiore a 2.840,51 euro), può beneficiare delle agevolazioni lo stesso familiare che ha sostenuto la spesa nell’interesse del disabile.
Con i benefici della 104 non si può comprare solo un veicolo destinato al trasporto di persone ma anche autocaravan, motocarrozzette e motoveicoli.
Le agevolazioni
Per l’acquisto dei mezzi di locomozione il disabile ha diritto a una detrazione dall’Irpef. Per mezzi di locomozione si intendono le autovetture, senza limiti di cilindrata, e gli altri veicoli sopra elencati, usati o nuovi. La detrazione è pari al 19% del costo sostenuto e va calcolata su una spesa massima di 18.075,99 euro. La detrazione spetta una sola volta (cioè per un solo veicolo) nel corso di un quadriennio (decorrente dalla data di acquisto). È possibile riottenere il beneficio, per acquisti effettuati entro il quadriennio, solo se il veicolo precedentemente acquistato viene cancellato dal Pubblico Registro Automobilistico (PRA), perché destinato alla demolizione. Oltre che per le spese di acquisto, la detrazione Irpef spetta anche per quelle di riparazione del mezzo. Sono esclusi, comunque, i costi di ordinaria manutenzione e i costi di esercizio (premio assicurativo, carburante, lubrificante).
È applicabile l’Iva al 4%, anziché al 22%, sull’acquisto di autovetture nuove o usate, aventi cilindrata fino a: 2.000 centimetri cubici, se con motore a benzina; 2.800 centimetri cubici, se con motore diesel. Se il veicolo è ceduto prima che siano trascorsi due anni dall’acquisto, va versata la differenza fra l’imposta dovuta in assenza di agevolazioni (22%) e quella risultante dall’applicazione delle agevolazioni stesse (4%), tranne nel caso in cui il disabile, in seguito a mutate necessità legate al proprio handicap, cede il veicolo per acquistarne un altro su cui realizzare nuovi e diversi adattamenti. L’agevolazione dell’Iva ridotta al 4% è prevista anche per l’acquisto del veicolo in leasing, a condizione, però, che il contratto di leasing sia di tipo “traslativo”.

Eurostat
82% CERCA LAVORO TRAMITE AMICI

Quasi l’82% degli italiani cerca ancora impiego rivolgendosi ad amici e parenti: nel terzo trimestre del 2017 – secondo quanto si legge sulle tabelle Eurostat sui metodi per la ricerca di lavoro – la percentuale di chi dichiara di essersi rivolto a amici, parenti e sindacati era all’81,9%. La percentuale è però in calo -il dato più basso dal quarto trimestre del 2012 quando era all’81,3%- ma era al 74% nel 2007, prima della crisi economica. Se si guarda agli altri Paesi Ue emerge un dato molto più basso in Germania (38,1%) e nel Regno Unito (45,1%) mentre la Francia raggiunge il 61,9%. La media dell’Ue a 28 (ma riferita al secondo trimestre, ultimo dato disponibile) è al 68,9%.
In Italia c’è ancora grande sfiducia nella possibilità che gli uffici pubblici possano aiutare nella ricerca del lavoro. Nonostante il Jobs act abbia puntato sulle politiche attive e la ricollocazione dei disoccupati come elemento fondante della riforma c’è ancora scarsa fiducia sulla possibilità di ottenere risultati positivi. Nel terzo trimestre 2017 – secondo le tabelle Eurostat sui modi con i quali si cerca lavoro – mentre resta superiore all’80% la quota di coloro che si rivolgono a parenti amici, è appena al 25% la percentuale di chi cerca lavoro bussando a un ufficio pubblico. Il dato è il peggiore in Ue anche se migliora rispetto al secondo trimestre (23,5%). Siamo comunque a grande distanza dalla Germania (73,4%) e dalla Francia (55,7%) mentre il Regno Unito è al 33,9%.
Ancora peggiore è il risultato delle agenzie per il lavoro private con appena il 14,4% di chi cerca lavoro che dichiara di rivolgersi al privato[T] (in crescita dal 13,8% del secondo trimestre) a fronte del 32,9% della Francia e del 21% del Regno Unito. In Germania la percentuale è al 12,7%.

Carlo Pareto

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