mercoledì, 19 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni, verso un’intesa tra Inps e le Casse private per il cumulo
Pubblicato il 22-02-2018


Cumulo pensioni

VERSO INTESA INPS – CASSE

Accordo vicino fra l’Inps e le Casse di previdenza private per la stesura di una convenzione condivisa, che darà il via alla messa in opera del cumulo gratuito dei contributi. Nell’ultimo faccia a faccia fra tecnici, infatti, è stato sciolto il ‘nodo’ sull’Ente che avrà il compito di istruire la pratica per le domande di pensione di vecchiaia: sarà quello a cui il professionista è stato iscritto in ultima istanza.

A giorni, inoltre, dovrebbe essere affrontato pure il caso della cosiddetta ‘provvista’ voluta dall’Istituto di previdenza pubblica per custodire le somme a carico degli Enti, i quali hanno chiesto un monitoraggio ‘ex ante’ delle cifre da erogare (e non, eventualmente, di ricevere dei rimborsi ‘ex post’).

Nelle settimane passate, sia da parte dell’Inps, sia da parte dell’Adepp (l’Associazione delle Casse), era stata sottolineata la volontà di arrivare ad un’intesa entro il mese di febbraio, per consentire così l’applicazione della norma sul cumulo gratuito dei contributi, sulla carta in vigore dal primo gennaio 2017.

Inps

PRESTAZIONI A SOSTEGNO DEL REDDITO, MODALITA’ FISCALI

Le prestazioni di sostegno al reddito, come è noto, sono legate al verificarsi di eventi temporanei e imprevedibili nella durata, che possono insorgere durante il rapporto di lavoro oppure alla cessazione dello stesso.

In merito alle modalità di pagamento di tali prestazioni, in molti casi i predetti trattamenti economici sono anticipati dal datore di lavoro e conguagliate con i contributi dovuti all’Istituto di previdenza. In tale ipotesi, il sostituto di imposta è il datore di lavoro che dovrà riconoscere l’eventuale credito spettante.

Per le prestazioni la cui corresponsione è, invece, effettuato direttamente all’assicurato, sarà l’Inps che, in qualità di sostituto di imposta e in applicazione della normativa vigente in materia, riconoscerà l’eventuale credito dovuto ai potenziali beneficiari. Quindi, solo tali prestazioni, per le quali l’Ente assicuratore effettua il pagamento diretto all’assicurato e svolge le funzioni di sostituto di imposta (a esempio le indennità di disoccupazione), saranno prese a base per il calcolo del reddito complessivo per l’eventuale riconoscimento del credito in argomento.

Nel caso delle prestazioni a sostegno del reddito erogate dall’Inps, sia in costanza di rapporto di lavoro sia a seguito di cessazione dell’attività, giova precisare che le detrazioni competono in relazione ai giorni indennizzati.

Ad esempio, per l’indennità di disoccupazione, si prendono a riferimento i giorni per i quali spetta il trattamento. L’Istituto, in qualità di sostituto di imposta, è tenuto a riconoscere in via automatica il credito determinando la spettanza e il relativo importo sulla base dei dati a disposizione riguardanti i redditi percepiti dal lavoratore, quali i dati relativi alle prestazioni corrisposte e i dati desunti dal casellario delle pensioni.

Gli assicurati che non hanno i presupposti per il riconoscimento del beneficio sono tenuti a darne comunicazione al sostituto d’imposta. In qualità di sostituto, l’Inps potrà recuperare il credito eventualmente già assegnato e non dovuto dagli emolumenti successivi e, comunque, entro i termini di effettuazione delle operazioni di conguaglio di fine anno. In mancanza di prestazioni, l’Inps chiede all’assicurato la restituzione del credito non spettante. Nell’ipotesi in cui il recupero non sia stato possibile, l’Inps inserirà il credito d’imposta percepito senza averne diritto nella Comunicazione Unica annuale.

Sanità digitale

ESPERTI: ITALIA IN RITARDO DI 12 ANNI

L’utilizzo di tecnologie dell’informazione e della comunicazione nella sanità è un prerequisito di funzionamento del sistema salute. Per questo è necessario “coinvolgere e avviare con gli stakeholder un progetto di programmazione e implementazione della sanità digitale”, campo nel quale l’Italia “soffre un ritardo con altri Paesi europei quantificabile in 12 anni”. A sottolineare il gap italiano è stato il professore Francesco Gabbrielli, direttore del Centro nazionale per la telemedicina e le nuove tecnologie assistenziali dell’Istituto superiore di sanità, in occasione del convegno organizzato recentemente dall’Aisdet (Associazione italiana di sanità digitale e telemedicina) al ministero della Salute: ‘Sanità digitale. Dal commitment istituzionale e politico alla messa a sistema. Gli obiettivi dei prossimi anni’.

L’appuntamento ha riunito a Roma numerosi esponenti del mondo sanitario italiano e delle istituzioni per fare il punto sullo sviluppo e la diffusione della digital health e della telemedicina, che “rappresentano, di fatto, un passaggio inderogabile per rispondere con efficacia alle sfide assistenziali”.

“Siamo in ritardo – ha puntualizzato all’AdnKronos Salute il presidente Aisdet, Ottavio Di Cillo – poiché manca una piattaforma integrata di conoscenze, competenze e saperi condivisi dagli stakeholder, dalle istituzioni, dagli enti di ricerca e dalle industrie per condividere un processo lungo, ma assolutamente indispensabile in una sanità che sta cambiando”.

L’implementazione di un sistema di sanità digitale è un ‘refrain’ che da diversi anni viene continuamente ripetuto, evidenziano gli esperti, ma che tuttavia soffre la “creazione di ambienti ed ecosistemi digitali che procede ancora a rilento, vittima di numerosi conflitti in corso d’opera, carenza di competenze necessarie per governare la programmazione e i processi, difficoltà a mettere in campo progettazioni di medio-lungo periodo coerenti con la domanda e i bisogni futuri. Non è più possibile eludere gli aspetti di integrazione generati dalle piattaforme digitali, le uniche – ha rimarcato – che consentono il trasferimento dell’informazione sul paziente (il dato clinico), il suo monitoraggio, anche a fini di prevenzione, e l’assistenza da remoto (telemedicina)”.

“Dobbiamo pensare al paziente – ha proseguito Di Cillo – e in una situazione in cui la sanità sta evolvendo verso un maggiore empowerment il coinvolgimento del cittadino deve essere al centro del sistema. Questo vuol dire monitorare il paziente al proprio domicilio, seguirlo portando le competenze verso di lui. Per cui più servizi sul territorio e ospedali più specializzati. In questo dobbiamo coinvolgere in particolare le Regioni del sud Italia, perché il Mezzogiorno è un volano fondamentale nell’avanzamento dell’intera nazione”.

Dello stesso avviso anche il sottosegretario del ministero della Salute, Davide Faraone, che dal canto suo ha ribadito come sia necessario “investire su un settore strategico per far funzionare meglio il sistema salute e recuperare il gap accumulato dal nostro Paese. Naturalmente – ha precisato – questo deve avvenire senza abbandonare gli aspetti della sanità tradizionale a cui siamo abituati, ma al tempo stesso dobbiamo mettere in campo risorse e misure per rendere più efficiente il nostro sistema sanitario. Basta pensare al problema delle liste d’attesa e a tutto quello che il digitale può fornire in quanto a servizi per i cittadini. Il risparmio grazie all’uso delle nuove tecnologie è evidente. Questo è un settore in cui bisogna investire, il Governo lo ha fatto e dobbiamo sempre di più andare in questa direzione”.

“La digitalizzazione della sanità può contribuire non solo a rendere più efficiente il sistema salute, ma anche a spendere meglio i soldi a disposizione – ha osservato il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano – Si può portare l’ospedale a casa del paziente in casi di malattie croniche, evitando così i suoi spostamenti in ospedale che, soprattutto in età avanzata, comportano un rischio anche per le infezioni che si possono contrarre e che in questo modo verrebbero evitate. La strada verso il futuro è tracciata. Dobbiamo ovviamente accelerare, perché in questo campo, se tra il pensiero e l’azione intercorre un tempo troppo lungo, ci ritroviamo nella situazione in cui tutti i software che abbiamo comprato e tutta l’organizzazione che abbiamo implementato è già fuori tempo perché superata dal progresso tecnologico. Serve velocità anche nel ‘procurement’, nel fare gli appalti, le gare per realizzare questo sistema”, ha concluso Emiliano.

Carlo Pareto

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