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Opinioni e commenti
 

Polonia: un passo in avanti verso l’isolazionismo
Pubblicato il 06-02-2018


polska

La Polonia di Legge e Giustizia ha fatto un ulteriore passo in avanti nel sentiero dell’isolazionismo internazionale.

Dopo le pretese di risarcimenti alla Germania per i danni subiti durante la seconda guerra mondiale, il perenne fronte aperto con Bruxelles sulla questione immigrati, le scaramucce frequenti con l’Ucraina per i conti storici ancora aperti (sempre che lo siano davvero) ed i flussi migratori con l’apertura dei visti verso la UE; il governo di Varsavia getta sale sulla ferita ancora non rimarginata con Israele.

Il varo della nuova legge che condanna a tre anni di reclusione chiunque sostenga che i campi di sterminio della seconda guerra mondiale fossero polacchi e non tedeschi ha causato una vera e propria tempesta geopolitica dalla quale Varsavia, schiacciata tra necessità di consenso interno ed isolamento esterno, sembra non trovare via di uscita.

Il proposito della legge può sembrare a primo acchito sacrosanto: benché geograficamente ubicati entro le frontiere della Polonia post-guerra, i campi di sterminio nazisti furono prodotto della pazzia del Reich. In una approssimativa ricerca che ho potuto compiere, nel 2016 l’espressione “Campi di sterminio polacchi” è apparsa nella stampa ben 56 volte, delle quali 7 in Italia. In tutti i casi che ho potuto trovare, tuttavia, la dicitura sembra avere più carattere geografico che non revisionista. La qual cosa, a mio avviso, non giustifica l’ignoranza del giornalista, ma nemmeno tre anni di carcere.

Eppure basta scorrere il testo della legge per comprendere il vero pericolo: per incappare nella tagliola della giustizia polacca sarebbe infatti sufficiente mettere anche solo in dubbio una qualsivoglia collaborazione dei polacchi con i nazisti nel corso dello sterminio.

Ora, detto che la Polonia ha dato il più alto tributo di sangue, detto che la Polonia detiene, e con differenza, il maggior numero dei “Giusti”, detto che la Polonia è la terra di Tadeusz Pankiewicz, Irena Sendler, Janusz Korczak, Witold Pilecki … e detto che si potrebbe continuare questa lista per altre quattro pagine; ebbene detto tutto questo, gli storici hanno già dissotterrato da sotto il manto dell’oblio molti casi di partecipazione attiva di parti della società polacca nell’uccisione di ebrei. Soprattutto nell’Est del paese, in casi molto simili a quanto sia avvenuto in Lituania e Bielorussia.

E che questi casi, così come quelli ancora da portare a galla, non cambierebbero nulla rispetto all’assioma di cui sopra, ossia che lo sterminio degli ebrei durante la seconda guerra mondiale sia un fatto che pesi sulla coscienza dei soli nazisti o al massimo, per dirla con Baumann, su quella dell’umanità moderna nella sua interezza.

Logico pensare quindi che tale legge impedisca una ulteriore analisi di questi casi soprattutto ad opera di giovani storici o giornalisti che non siano protetti da strutture universitarie o grandi giornali.

Essendo una legge impossibile da applicare – come arrestare un giornalista finlandese? Portare alla sbarra un sopravvissuto dell’olocausto che accusa un vicino di casa di collaborazionismo? – risulta evidente come l’obiettivo del partito di Jarosław Kaczynski sia gettare benzina sul già infuocato sentimento di nazionalismo che divide il paese e spostare l’attenzione dalla scandalosa riforma della giustizia che ha fatto reagire muscolosamente Bruxelles.

Mentre Israele reagisce in modo deciso, e a mio avviso esagerato ed esacerbato anch’esso da lotte interne al governo Netanyahu, mentre gli Stati Uniti minacciano il ritiro dell’ambasciatore se il pavido presidente Duda controfirmasse la legge rendendola effettiva, in Polonia sembra essere saltato il coperchio al vaso di Pandora di un antisemitismo latente da anni.

Era infatti dalla fine degli anni sessanta, dall’epoca di Gomułka, che non si vedevano nella società manifestazioni così dichiarate di antisemitismo, con scandalosi fiumi di parole sui social, deputati della maggioranza che si producono in dichiarazioni contro Israele e manifestazioni pubbliche di antisemitismo nelle piazze. Tutto ciò peraltro in un contesto già di per sè reso incandescente dalle manifestazioni fasciste di parte delle marce in occasione della festa nazionale dell’11 di novembre, della scoperta fatta dalla tv indipendente di incontri inneggianti ad Hitler e celebrati nei boschi della Slesia ai quali hai quali hanno personaggi legati, direttamente o indirettamente, alle ali più estreme del governo in carica.

Il rimpasto di governo del mese scorso ha reso possibile l’ eliminazione delle figure più controverse del governo, ma sembra a parte dell’opinione pubblica, quella più spaventata dalla deriva nazionalista della Polonia, solo un trompe-l’œil volto a calmare gli animi del mondo occidentale mentre il governo solletica all’interno del paese il lato più revanscista di una società che, per dirla come l’ex presidente Aleksader Kwasniewski, ancora non ha superato i traumi e i complessi del proprio passato.

Non resta che attendere la decisione del presidente Duda. Ma per le relazioni internazionali della Polonia non sarà una firma o meno a dissipare le nere nuvole di tempesta che si addensano su Varsavia e rischiano di rimanervi per molti decenni. Già, quella stessa Varsavia resa celebre nel mondo dalle pagine in Yiddish dei fratelli Singer .

Diego Audero

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  1. “Un appello a nome dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e di tutti gli ebrei italiani a condividere una comune preoccupazione: la limitazione alla libertà di ricerca”. Questo l’incipit del messaggio della Presidente UCEI Noemi Di Segni diretto a studiosi, ricercatori e società civile per salvaguardare il diritto-dovere alla Memoria, minacciati dalla nota e controversa legge polacca sulle responsabilità del Paese e dei suoi cittadini di fronte alla Shoah.“Se dalla Corte costituzionale polacca arriverà il via libera al provvedimento sarà per l’Europa delle nazioni che nel dopoguerra hanno voluto riaffermare principi di verità e libertà, e per comunità scientifica tutta, un giorno triste e di spartiacque” sottolinea la Presidente dell’Unione, invitando tutta la società civile a far sentire la propria voce, aderendo all’appello e scrivendo il proprio nome, cognome e professione all’indirizzo di posta elettronica appellopolonia@ucei.it. In attesa del responso della Corte intanto, Israele – che ha duramente contestato la norma come ricorda oggi il Foglio – ha detto di sperare ancora che la Polonia ci ripensi e faccia un passo indietro: “Israele e Polonia hanno una responsabilità condivisa di studiare e preservare la storia della Shoah”, il messaggio del ministero degli Esteri israeliano. Una lettrice del Corriere della Sera, scrivendo ad Aldo Cazzullo, si chiede invece “Perché l’Europa non interviene contro la legge polacca?”, ricordando le responsabilità polacche nella Shoah e il pogrom contro gli ebrei avvenuto a Kielce, in Polonia, nel 1946, un anno dopo la guerra. A Roma intanto la Comunità ebraica locale ha organizzato nel pomeriggio un sit-in di protesta davanti all’ambasciata polacca.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

  2. “Tutta la complicatissima e drammatica questione del rapporto tra polacchi ed ebrei, durante e immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, si può racchiudere tra due emblematici episodi legati a due cittadine della Polonia: Jedwabne (nel 1940) e Kielce (nel 1946)”, scrive sul Foglio Francesco Cataluccio ricordando i due famosi eccidi commessi dai polacchi ai danni dei loro concittadini ebrei. L’unico modo per combattere la legge negazionista in Polonia è raccontare, spiega Cataluccio, queste storie terribili. E riguardo alla legge, il Corriere Roma riporta in una breve la manifestazione organizzata dalla Comunità ebraica della Capitale davanti all’ambasciata polacca proprio per protestare contro il provvedimento votato da Varsavia.
    (Fonte Pagine Ebraiche)

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