martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Quello che non ho. Il volo pindarico di Marcorè sull’Italia contemporanea
Pubblicato il 01-02-2018


neri marcorèA poco più di un mese dalle elezioni, Neri Marcorè mostra l’Italia orfana di due intellettuali che meglio hanno saputo raccontarla e profetizzarla: Pier Paolo Pasolini e Fabrizio De Andrè, nello spettacolo “Quello che non ho” al Teatro Brancaccio di Roma.
Attraverso le canzoni di Faber e i versi di Pasolini l’artista ci mostra quanto questo Paese sia stato ben osservato in tutto il suo divenire ‘mostruoso’ e scettico, fatto di maschere e bisogni illusori e con una politica che non ne è causa ma “conseguenza” dello stato attuale della coscienza degli italiani, ma non solo. L’umanità sembra aver perso la bussola dei veri valori in un mondo dove “tutti avremo più cellulari che bagni”. Una satira amara sul disinteresse occidentale verso chi vive ‘al Sud del mondo’ in balia del consumismo altrui.

Nello spaccato di questa italia contemporanea, ma anche del nostro stesso pianeta, la politica non poteva infatti che essere al centro del biasimo dei due intellettuali e di conseguenza anche di Neri Marcorè. Con un volo pindarico fatto di poesie musicali del cantautore e fatti di cronaca di questa Italia sempre più fiacca, si arriva persino a prevedere un futuro in cui il ‘pianeta sarà una favola di topi’ i soli sopravvissuti.

Tuttavia lo spettacolo ci restituisce un po’ di speranza: «Stiamo producendo orrori e miserie, ma anche un tempo fatto di opere meravigliose, quadri, musica, libri, parole. Eredità e testimonianza della civiltà umana sono le frasi di Leonardo: “Seguiamo la fantasia esatta”, di Mozart “siamo allievi del mondo”, di Rameau “trovo sacro il disordine che è in me”, di Monet  “voglio un colore che tutti li contenga” , di Fabrizio De Andrè “vado alla ricerca di una goccia di splendore”, fino alle utopiche provocazioni di Pasolini “è venuta ormai l’ora di trasformarsi in contestazione vivente”».

L’Italia che sembra vivere in uno stato vegetativo tra un’eterna attesa di un passato che non ritorna e un futuro che non arriva, può ancora stupirci. Anche se le profezie di De Andrè e Pasolini sembrano essersi avverate, “per fortuna anche i profeti a volte sbagliano” e Marcorè ci porta come esempio finale le lucciole che “secondo Faber si sarebbero estinte e invece ci restituiscono l’ultima scintilla di speranza”.

Colpisce molto la scenografia spoglia, ma artificiosa, fatta di sedie di legno e decorata come carta velina stropicciata, inoltre a ogni cambiamento di storia ci sono dei tubi al neon che scendono dall’alto. Oltre alla bravura del protagonista, da segnalare la maestria dei tre musicisti-attori che lo accompagnano con virtuosismi musicali e canti a cappella.

Canzoni di Fabrizio De Andrè

Drammaturgia e Regia Giorgio Gallione

Con Giua, Pietro Guarracino e Vieri Sturlini (Voci e Chitarre)

Arrangiamenti Musicali Paolo Silvestri
Collaborazione alla Drammaturgia Giulio Costa
Scene e Costumi Guido Fiorato
Luci Aldo Mantovani

Dedicato a Pier Paolo Pasolini

Le canzoni di Fabrizio De Andrè presenti nello spettacolo sono
Se ti tagliassero a pezzetti (De Andrè _ Bubola)
Una storia sbagliata (De Andrè – Bubola)
Ottocento (De Andrè – Pagani)
Don Raffaè (De Andrè – Pagani- Bubola)
Quello che non ho (De Andrè – Bubola)
Khorakhanè (A forza di essere vento) (De Andrè – Fossati)
Smisurata preghiera (De Andrè – Fossati)
Dolcenera (De Andrè – Fossati)
Volta la carta (De Andrè – Bubola)
Canzone per l’estate (De Andrè – De Gregori)

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