domenica, 25 febbraio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Renzi, Di Maio e Craxi
Pubblicato il 13-02-2018


Per accusare Di Maio di aver minimizzato la storia dei versamenti non effettuati o ritirati da alcuni parlamentari Cinque stelle, svelato da un servizio delle Jene, Renzi, intervistato dalla Gruber, ha paragonato l’affermazione del leader grillino a proposito di alcune mele marce presenti nel suo movimento a quella di Craxi sul mariuolo Chiesa. Già una qualsiasi equiparazione tra Di Maio e Craxi dovrebbe essere vietata per legge e consiglio il perspicace Fiano di pensare a una proposta in tal senso, ma quel che consegue è l’equazione secondo la quale la mele marce sarebbero non alcune ma molte o tutte, così come i mariuoli sarebbero stati molti o tutti i socialisti. Renzi ha un deficit di conoscenza della storia e della verità, giacché la stragrande parte dei socialisti del Psi erano bravissime persone e larga parte del suo gruppo dirigente non solo non è stato toccato dalle inchieste, ma per molti è stato chiesto proscioglimento o assoluzione, mentre sul caso C migliaia di pagine sono a testimonianza di una vera e propria persecuzione giudiziaria. Il segretario particolare di Renzi ha precisato all’incontrario l’affermazione renziana, spiegando che nel paragonare Di Maio a Craxi Renzi non intendeva offendere Di Maio. Questo Carneade sappia che è come paragonare De Gasperi a Renzi. E il paradosso è che si chieda scusa a Renzi…

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia italicum lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia Sel senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo
  1. In tema di paradossi, noi socialisti ne abbiamo già conosciuto uno alquanto pesante ed inaspettato, allorché, circa un quarto di secolo fa, ci hanno fatto inspiegabilmente aver torto dopo che la storia ci aveva invece dato ragione, ma forse quest’ultimo era per così dire prevedibile, stante l’ostilità e il pregiudizio che ancora “regna” a sinistra nei confronti del leader socialista (e il Direttore ce lo ha ricordato il 18 gennaio, nelle righe “Craxi diciott’anni dopo”).

    Posso naturalmente sbagliarmi, ma con queste poco incoraggianti premesse a me sembra che la cultura socialista – riferendomi in particolare a quella riformista che ispirò la stagione craxiana, almeno da come io la ricordo – faticherà non poco ad avere spazio e voce all’interno della coalizione cui il PSI ha scelto oggi di aderire, e vi scorgo il rischio che possa alla fine prevalere una impostazione di segno massimalista (ma a questo punto solo il tempo ci dirà come evolveranno le cose).

    Paolo B. 13.02.2018

  2. Craxi IL RIFORMISTA, Renzi, come dissi pubblicamente al congresso di Salerno, IL RIFORMANTE ( cambia per cambiare ma si stenta a capire verso dove), Di Maio, presto, politicamente, IL RIFORMATO.

  3. Io credo che Renzi abbia sbagliato soprattutto nel cavalcare questa cosiddetta “rimborsopoli”. Primo, perché se è vero che alcuni esponenti del m5s si sono dimostrati i classici buoni predicatori che razzolano male è altresì vero che i rimborsi non restituiti sono pur sempre soldi loro, non soldi rubati. Secondo, perché ha dato l’occasione a Di Maio&co.di voltare la frittata e presentarsi come gli onesti vittime di congiure, e si sa che in Italia questo porta voti.
    Cordiali saluti, Mario Mosca.

Lascia un commento