giovedì, 15 novembre 2018
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Opinioni e commenti
 

PAURA E NOSTALGIA
Pubblicato il 05-02-2018


Montecitorio-2

“Ci sono similitudini straordinarie tra il primo dopoguerra e questo tempo. Il ‘900 iniziò dopo la prima guerra mondiale. E cosi il ventunesimo secolo inizia dopo al grande crisi che ha travolto l’economia mondiale e ha cambiato canoni e parametri di lettura sociali e economici”. Così il segretario del Psi Riccardo Nencini in una intervista

 I punti di similitudine sono essenzialmente tre. La crisi del ceto medio di allora ed oggi, la conseguenza sulla paura e il rifugiarsi nell’uomo forte ieri e nelle forze antisistema oggi. Il terzo fattore di similitudine è il cambio dell’ordine internazionale. Al tempo finirono gli imperi ed emersero gli Stati Uniti, oggi gli Usa non sono più leader assoluti nel mondo ma vi sono potenze, come la Cina e la Russia che contendono il campo alla potenza che tradizionalmente ha egemonizzato la seconda patte del ‘900 insieme all’Unione sovietica”.

Quando le democrazie si indeboliscono si cerca l’uomo forte. Corriamo questo pericolo anche in Italia?
Oggi in Italia non c’è l’uomo forte. Ci si rifugia nelle forze antisistema, tinte di nero antracite, secondo l’ordine comune dettato dalla paura. La paura per il futuro e il rancore. Sono gli stessi sentimenti che produssero allora una frattura terribile nella società italiana. La paura e la nostalgia. La paura del futuro e la nostalgia per un tempo più felice che si era perduto. Da mesi stiamo dicendo che in Parlamento vi è una maggioranza potenziale post 4 marzo. Un maggioranza che potrebbe essere composta da grillini, leghisti, Meloni e non vorrei vederci anche qualche parlamentare della sinistra radicale. Hanno troppi punti programmatici in comune.

Quali?
Prima di tutto l’antieuropeismo, ma anche un atteggiamento ambiguo sull’euro, oppure l’essere tutti filo-putiniani.

Berlusconi parla dell’immigrazione come una bomba sociale. Anche questo è uno spostamento sulla linea di Salvini. L’immigrazione sta diventando il centro della campagna elettorale. La politiche dovrebbe lanciare invece messaggi di tranquillità e non ti intolleranza…
Esatto. Il centrodestra non avrà la maggioranza parlamentare. Il rischio non è la maggioranza parlamentare del centrodestra ma è peggiore. Ed quello di una maggioranza composita con quelle caratteristiche. Per questo l’appello di abbassare i toni lo possiamo rivolgere a chi sta tenendo i toni alti. Ma se i toni alti persistono, bisogna spiegare agli italiani quale è il rischio al quale vanno incontro. Per esempio se noi, che siamo un paese che importa quasi tutte le materia prime e che abbiamo un debito pubblico molto alto, non avessimo più l’euro, ci infileremmo in un tunnel da cui non usciremmo mai più. Seguendo in questo clima di scontro senza fine, si mettono a rischio tutti i valori fondamentali per i quali abbiamo combattuto in passato. I toni alti di Salvini sono parte di una azione politica, non sono figli di una alzata di testa di un giorno.

L’Italia è un Paese fondatore dell’Europa. Se il populismo dovesse dilagare verrebbe meno un un argine importante…
Non c’è dubbio. E viviamo in un doppio paradosso, dove Berlusconi è alleato con la Lega ma allo stesso tempo va a Bruxelles dal Partito popolare europeo a bollinare il proprio programma sottoscritto con soggetti che né la Merkel né atri rappresentati del Ppe incontrano ne vogliono incontrare per non mescolarsi con quel mondo.

E cosa serve come argine?
Serve intanto un fronte repubblicano inclusivo di tutti coloro che intendono difendere i principi base della Costituzione italiana. E che non soffrono ne di rancore ne di nostalgia e quindi puntano sull’innovazione e puntano a governare i processi democratici ed economici che si stanno presentando. In questo patto bisogna che vi sia un impegno chiaro: quello di non allearsi mai con chi sposa posizioni estreme che confliggono con i valori della libertà e della civiltà.

In questo quadro qual è il ruolo della lista Insieme?
Quello di tenere cucito il centrosinistra. E rappresentare un’alternativa credibile e responsabile di forza tranquilla per chi intende votare la sinistra riformista. Dopo il 4 marzo bisognerà prevedere una sorta di Bad Godesberg della sinistra riformista italiana. Lì dobbiamo giocare il nostro ruolo.

Sei soddisfatto dell’accordo nel centrosinistra?
Possiamo eleggere un bel pugno di parlamentari. Rimane la ferita dell’Umbria. Io ho chiesto un collegio in Umbria perché qui vi è un partito forte e decisivo. Sto cercando ancora di capire da dove il no sia venuto dopo che era stato un sì.

Il rametto dell’Ulivo nel simbolo ricorda una esperienza passata. Cosa recuperare dalla esperienza dell’Ulivo.
La speranza che suscitò.

Daniele Unfer

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