mercoledì, 25 aprile 2018
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Opinioni e commenti
 

Scandalo bollette, onesti che pagano per i furbi
Pubblicato il 23-02-2018


bolletteIl giorno di san Valentino non si può dire che dal Sole24Ore sia arrivato un messaggio d’amore. La notizia diffusa riguarda tutti i consumatori di energia elettrica. Infatti, con la delibera numero 50 dello scorso 1° febbraio di Arera, l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, ha stabilito che il buco creato dagli evasori dovrà essere ripianato dai contribuenti.
Si premiano i furbi che se la svignano, mentre gli onesti dovrebbero pagare pure per i furbi.
Incredibile ma è così: chi è in regola con i pagamenti dovrà pagare di più perchè gli evasori non si riescono a prendere e a fargliela pagare.
La decisione è stata presa dopo una serie di sentenze che non avrebbero lasciato scampo all’Arera che si è dunque dovuta muovere scontentando gli ‘onesti’.
La novità principale ruota intorno a quelli che si chiamano ‘oneri generali di sistema’ delle bollette inevase, e dunque non i consumi effettivi, che fino ad oggi venivano coperti dalle imprese di vendita.
Adesso la musica cambia e quella fetta di evasione dovrà essere coperta dai clienti finali, ovvero i consumatori.
La sentenza spiega però che gli oneri sono a carico degli utenti e non della ditta ma non dice che quegli stessi utenti debbano suddividersi anche gli oneri dei morosi.

Una differenza non da poco che potrebbe persino portare qualcuno ad estendere la portata di questo principio per nulla equo a dire: “allora perché non facciamo pagare le tasse evase a chi le tasse le paga?”.

È caos per la questione delle morosità sulle bollette elettriche che si vorrebbero spalmare sugli utenti in regola, quelli che pagano sempre in tempo senza lasciare in giro ‘pendenze’.
Una notizia vera  che però in queste ore si sta intrecciando con una bufala che sta circolando via web e via WhatsApp, in merito ad un presunto addebito di 35 euro nella bolletta di aprile.
No, questa parte non è vera e rischia di essere pericolosissima  perché oltre a diffondere una falsa notizia invita a non pagare la bolletta in attesa di una non meglio specificata sentenza del Tar, e a decurtare questi 35 euro dal bollettino postale.
Si tratta di una bufala a tutti gli effetti, che solo in parte si fonda su un aspetto reale.
La deliberazione dell’Autorità per l’energia si prefigge l’obiettivo di spalmare sugli utenti finali le morosità,  ma solo relativamente agli oneri di sistema non pagati dagli operatori ai distributori dell’energia. Resta piuttosto vago il concetto di ‘oneri di sistema’ nei contratti di somministrazione.
Un principio che ad un primo sguardo sembra palesemente ingiusto perché, al di là degli importi e dell’entità dei ricarichi in bolletta, spalma sui consumatori onesti parte dei debiti accumulati sulle bollette elettriche.
Proprio in tal senso  il Codacons sta preparando un ricorso al Tar della Lombardia, dove si impugnerà la delibera dell’Autorità per l’energia chiedendone l’annullamento nella parte in cui addebita all’intera collettività gli oneri di sistema non pagati.

La notizia diffusa per prima dal Sole 24 ore circola ormai da quasi dieci giorni e probabilmente, finora, la reazione delle associazioni dei consumatori è sembrata debole.
Parallelamente sono nate anche altre iniziative come quello del deputato Mauro Pili, ex presidente della Regione Sardegna, che ha organizzato una raccolta firme per contrastare il provvedimento.
Più di 100 mila persone hanno già firmato una petizione.
Gli aumenti in bolletta per tappare i buchi degli evasori, dal 1° gennaio 2019, subirebbero altri aumenti fino al 46% per l’energia elettrica.

Mauro Pili, nella petizione rivolta al Presidente dell’Autorità per l’energia Elettrica e il gas elenca una serie di motivi per i quali quello che è stato deciso di fare andrebbe fermato.
Nel primo punto il deputato richiama  l’articolo 23 della Costituzione secondo cui ‘nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla Legge’.
Ma Pili parla anche di totale violazione del principio costituzionale di equità, considerato che quello che si vorrebbe portare a compimento imporrebbe la ripetizione di una tassa in capo ad uno stesso soggetto.
La decisione, inoltre, secondo Pili  ‘è palesemente in contrasto con il principio stabilito dal codice tributario che prevede che tasse ed imposte possono essere decise ed applicate solo ed esclusivamente con legge dello Stato’. In questo caso, come dice la sentenza del Consiglio di Stato alla quale si è dovuta attenere l’Arera, la legge prescrive proprio che gli oneri statali siano da addebitare al cliente finale e non all’azienda ma nessuno dice che chi paga debba sobbarcarsi anche la cifra dei morosi.
La petizione  pone l’attenzione anche sul divieto di introdurre  ‘il principio illegittimo di retroattività’  (art. 3, L. 212/00 dello statuto dei contribuenti),  considerato che le norme tributarie non hanno e non possono avere effetto retroattivo.
Si violerebbe anche il codice del consumo, per quanto riguarda buona fede, correttezza, e informazione del consumatore nel contratto.
Insomma, la battaglia sembra aperta anche grazie alla consapevolezza degli utenti che si stanno informando e vogliono capire cosa sta accadendo, senza subire inconsapevolmente un provvedimento che potrebbe piovere dall’alto.
Il pericolo, però, è che il continuo imperversare di bufale utili solo a confondere le idee, facciano perdere vigore alla battaglia che a questo punto sembra tutta da giocare.
E mentre i consumatori si interrogano su cosa accadrà, le aziende fanno i conti con la discesa del fatturato complessivo del settore energetico in Italia che nel 2016 è stato di 247,4 miliardi di euro, in diminuzione di 28,5 miliardi (- 10,3%) rispetto ai 275,9 del 2015 che resta però, considerando le società che producono, distribuiscono, vendono elettricità, gas, petroli e carburanti, quello di maggiore dimensione di tutta l’economia italiana.
Anche il margine operativo netto è sceso a 19,1 miliardi di euro (-9%, ovvero 1,9 miliardi) sui 21 miliardi del 2015.
Il Centro Studi CoMar ha rilevato, come pur in presenza di una diminuzione dei valori assoluti, il rapporto tra margine operativo netto e fatturato, sia salito dal 7,6% del 2015 al 7,7% del 2016.
Scendono invece gli addetti delle società considerate di 4.890 unità, da 182.083 a 177.193 (-2,68%).
Per quanto riguarda le classifiche delle singole aziende esaminate nello studio, sempre con riferimento ai bilanci 2016: nei primi dieci posti per fatturato, vi sono 7 società italiane: nell’ordine Enel, Eni, Gse, Edison, Esso Italiana, Saras Raffinerie Sarde, Kuwait petroleum Italia, A2A, Hera, Total Herg.
Le Società con il migliore rapporto margine operativo netto-fatturato sono Snam e Terna; le società con il migliore rapporto fatturato per dipendente risultano Edelweiss Energy Holding, Energy.com, GSE Gestore Servizi Energetici.
Il Movimento UNIDOS e il deputato Mauro Pili hanno promosso la seguente petizione, rivolta all’Autorità per l’Energia elettrica e il gas, che interviene, con tutti i sottoscrittori, nella procedura di consultazione sulla delibera 52/2018:
1. L’Autorità per l’energia elettrica e il gas ha avviato la consultazione 52/2018, ancora in corso (possono partecipare tutti, anche i singoli cittadini, scadrà il 26 febbraio), che si pone l’obiettivo di spalmare sugli utenti finali le morosità relative agli oneri di sistema lasciate dagli operatori insolventi nei confronti dei distributori di rete.
2. In pratica le bollette non pagate dai furbetti saranno pagate dai cittadini utenti che hanno sempre pagato.
3. Si tratta di una proposta inaudita che lede i più elementari principi del diritto, a partire dal rapporto contrattuale tra utente ed erogatore.
4. A questo si aggiunge la violazione del principio secondo il quale l’utente deve pagare solo ed esclusivamente ciò che ha consumato al costo pattuito contrattualmente senza unilaterali, irragionevoli e illegali incrementi di costo.
5. I mancati pagamenti da parte dei morosi non possono in alcun modo essere scaricati sugli utenti regolari perchè questo genererebbe automaticamente un invito ad uniformarsi alla regola del non pagare perchè tanto pagano gli altri!
6. I debiti dei morosi per 1,4 mld sono addebitabili ai consumatori domestici, i restanti 4,6 mld si riferiscono a utenti di altri usi e media tensione, principalmente PA, Partite Iva e soggetti diversi dal consumatore domestico.
7. Tutto questo è in capo alle società erogatrici che devono perseguire, semmai, il ristoro dei debiti proprio da chi non ha pagato e non paga.
8. L’obiettivo di questa petizione è quello di partecipare attivamente alla consultazione esprimendo la totale contrarietà alla deliberazione con il preannuncio dell’ attivazione di un’apposita class-action in caso di approvazione della stessa.
9. Le fonti di diritto di gerarchia superiore ai regolamenti dell’Authority fanno ritenere il provvedimento deliberato nullo.
10. Il provvedimento  viola la Costituzione della Repubblica, in quanto secondo l’art. 23 “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla Legge”.
11. L’Authority è un’autorità amministrativa indipendente, che può imporre nell’interesse pubblico, il pagamento dei cosiddetti “oneri di gestione” solo se tale potere impositivo è descritto in una norma di Legge.
12. È in totale violazione del principio costituzionale di equità considerato che impone la ripetizione di una tassa in capo ad uno stesso soggetto.
13. È palesemente in contrasto con il principio stabilito dal codice tributario che prevede che  tasse ed imposte possono essere decise ed applicate solo ed esclusivamente con legge dello Stato.
14. È fatto assoluto divieto di introdurre il principio illegittimo di retroattività – art. 3, L. 212/00 (cd. statuto dei contribuenti), considerato che le norme tributarie non hanno e non possono avere effetto retroattivo.
15. Costituisce palese violazione del  codice civile in materia di contratti e diritti e le conseguenti obbligazioni che da esso sorgono.
16. È palesemente violato il codice del consumo, in riferimento alla buona fede, correttezza, e informazione del consumatore nel contratto.
17. Si chiede la non adozione e la conseguente revoca del disposto della delibera 52/2018 considerata la sua palese illegittimità e irragionevolezza
18.  Si chiede di revocare ogni atto e proposta tesa a scaricare sui cittadini/utenti/onesti ogni ulteriore aggravio dei costi di sistema e riequilibrare i costi tenendo anche conto dei divari strutturali e infrastrutturali, compresi quelli insulari.

Nella petizione, forse, si sarebbe dovuto aggiungere il principio di rischio d’impresa che con il provvedimento dell’Autorità per l’energia viene annullato.
Attualmente, si stima attorno al miliardo di euro l’insoluto totale delle bollette elettriche non pagate dai morosi, non i ‘morosi’ (termine dialettale veneto) che s’inteneriscono per San Valentino ma quelli di ben altra specie che evadono la fattura della corrente. Al posto loro ne pagheranno una parte tutti gli altri consumatori elettrici, quelli che saldano con regolarità il conto della luce.
L’hanno stabilito ricorsi e sentenze del Tar e del Consiglio di Stato, e l’Autorità dell’energia ha formalizzato: sarà distribuita fra tutti i consumatori una prima fetta di “oneri generali” elettrici pari a circa 200 milioni arretrati.
Diverse aziende elettriche erano entrate in crisi, e qualcuna aveva addirittura dovuto chiudere i battenti, quando si è trattato di saldare ai fornitori alcune voci parafiscali della bolletta che erano state fatturate ai consumatori ma non erano state incassate. Altre aziende erano state colpite da politiche commerciali poco indovinate.
In sostanza, sulle bollette dell’energia elettriche già cariche di risarcimenti, di oneri, di voci e di incentivi si aggiunge un nuovo capitolo, ovvero saremo noi consumatori a rimborsare alle società elettriche di distribuzione della luce una parte del buco creato negli oneri parafiscali delle aziende in crisi da chi evade la bolletta per l’elettricità consumata.
Una delibera dell’Autorità dell’energia, appena ribattezzata Arera da quando ha rilevato oltre agli acquedotti anche l’area rifiuti, ha stabilito come ripartire fra tutti gli oneri generali di sistema, una parte parafiscale della fattura elettrica, non pagati dai consumatori morosi. Insomma, una socializzazione di una fetta degli insoluti.
Già da gennaio l’elettricità è in aumento del 5,3% ed il gas del 5%.
Diverse società del mercato libero stavano traballando e qualcuna, esposta alla drammatica crescita delle bollette non pagate, aveva addirittura dovuto chiudere, a cominciare, anni fa, dall’Esperia creata dall’imprenditore Filippo Giusto. Ma il mancato pagamento delle bollette e in alcuni casi anche politiche commerciali poco indovinate nei mesi scorsi avevano buttato fuori dal mercato un plotone di altre società fra le quali un nome forte come Gala, l’azienda di vendita di energia più esposta al fenomeno dei mancati pagamenti.
A quanto ammonta il valore da saldare? Per ora è impossibile dare una cifra esatta: le morosità complessive rivendicate dalle società elettriche ammontano a cifre superiori al miliardo di euro, ma per ora questa delibera sfilerà dalle nostre tasche una prima fetta di circa 200 milioni.
Altre delibere ancora allo studio dovrebbero essere messe a punto nei prossimi mesi per completare le procedure con cui noi consumatori rimborseremo ciò che non è stato pagato dai furbetti della bolletta.
Alcuni dati però sono sicuri. Nel 2016 il controvalore complessivo del mercato finale dell’elettricità si aggirava sui 61 miliardi di euro (fonte: «Electricity Market Report», Politecnico di Milano, ottobre 2017).
Per quello stesso anno l’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente aveva censito richieste di distacchi per morosità per il 2,8% dei consumatori del segmento “maggior tutela” (quello con le tariffe regolate dallo Stato). Sul mercato libero nel 2016 il numero di contatori sigillati per mancato pagamento era arrivato addirittura al 4,7%, il 5,8% di richieste di distacco per i consumatori non domestici come i negozi e gli uffici. (fonte: «Monitoraggio retail», autorità Arera, 2017).
Gli oneri generali in bolletta, tra i quali gli incentivi alle fonti rinnovabili e agli “energìvori”, sono pagati dai consumatori ai venditori di corrente, i quali poi devono rigirarli alle società di distribuzione elettrica che consegnano i chilowattora ai consumatori tramite i fili elettrici.
Il problema dei morosi e delle aziende di vendita in crisi si era presentato con l’imposta radio tv (il cosiddetto canone Rai). Il canone dei consumatori morosi non poteva essere pagato dalle società di vendita che fatturavano le bollette non incassate. È stato necessario intervenire con un atto normativo.
Lo stesso si è ripetuto con gli oneri. I fornitori di energia si accollavano gli oneri non riscossi dai clienti finali. Dovevano cioè versarli ai distributori anche se non incassati.
Ci sono stati ricorsi e sentenze finché il Consiglio di Stato ha deciso: l’obbligato al versamento degli oneri di sistema è il cliente finale.
Il fenomeno delle morosità è più ricorrente nel Mezzogiorno ed è più forte sul mercato libero, dove si può cambiare fornitore di corrente con un clic del mouse. Viene chiamato “turismo dell’elettricità”, e si basa sul fatto che prima di poter portare a conclusione la sigillatura del contatore ci vogliono numerose bollette non pagate. Il “furbetto della bolletta” straccia un po’ di bollette bimestrali e prima che si attivi la procedura di recupero credito cambia vittima, cioè cambia società di fornitura elettrica, con la quale ricomincia.
Il fenomeno sarà frenato quando saranno disponibili i dati su noi consumatori raccolti nella banca dati del Sii, il Sistema informativo integrato, nel quale le società elettriche potranno consultare se il nuovo cliente è corretto oppure se è un fuggitivo delle bollette non saldate.
Un fenomeno simile accade per esempio con i telefonini, con la differenza che nel segmento elettrico non ci sono ancora i contratti prepagati e soprattutto che alla base della fornitura ci sono i costi orgogliosi dell’energia realmente prodotta da una centrale elettrica alimentata con un combustibile costoso.
Massimo Bello, presidente dell’Aiget, l’associazione dei grossisti e rivenditori di energia ha detto: “Il nuovo assetto dovrà evitare che chi svolge un puro servizio di incasso per il sistema (ovvero i fornitori di energia) si ritrovino a sostenere un costo improprio. Qualsiasi iniziativa in tal senso, come i recenti provvedimenti dell’Arera, va nella direzione giusta”.
Marco Bernardi, presidente di Illumia, una delle aziende del mercato libero ha aggiunto: “Il principio secondo il quale le aziende che vendono energia elettrica non saranno più chiamate a riscuotere parti della bolletta, su cui tra l’altro non hanno mai avuto né controllo né vantaggi, è un primo importante passo verso una modalità che rispecchi appieno le responsabilità dei soggetti della filiera: venditori e distributori”.
Protestano alcune associazioni dei consumatori. Luigi Gabriele dell’associazione ‘Codici’ ha affermato: “Quando ci sono da socializzare i profitti si chiamano in causa le aziende, quando invece si devono spalmare i debiti si chiama il consumatore”. Marco Vignola dell’Unione nazionale consumatori ha aggiunto: “Questa delibera sarebbe solo un incentivo per non perseguire i furbetti del quartierino”.
L’Autorità dell’energia, delle reti e dell’ambiente (Arera) ha specificato che “il provvedimento citato (deliberazione 50/2018) riguarda solo una particolare casistica, limitata numericamente, e solo una parte degli oneri generali di sistema previsti per legge. In particolare, il riconoscimento individuato dall’Autorità per i soli distributori è parziale e attiene ai soli oneri generali di sistema già da loro versati ma non incassati da quei venditori con cui, a fronte della inadempienza di questi ultimi, i distributori hanno interrotto il relativo contratto di trasporto di energia, di fatto sospendendo così a tali soggetti la possibilità di operare nel mercato dell’energia. Il meccanismo, parziale e circoscritto finalizzato a garantire il gettito degli oneri di sistema da assicurare per legge, che l’Autorità ha strutturato in tal modo per adempiere ad una serie di sentenze della giustizia amministrativa che hanno annullato le precedenti disposizioni dell’Autorità in tema. La regolazione precedente imponeva ai venditori la prestazione di garanzie finanziarie in favore delle imprese distributrici anche a copertura degli oneri generali di sistema. Le pronunce della giustizia amministrativa sostengono che la legge pone in capo esclusivamente ai clienti finali, e non alle imprese di vendita, ne ai percettori degli incentivi, gli oneri generali di sistema, con la conseguenza che l’Autorità non avrebbe il potere di imporre il citato sistema di garanzie alle imprese di vendita negando che il rischio di mancato incasso degli oneri generali di sistema da parte dei clienti finali sia dei venditori”.
La problematica è sicuramente complessa. Ma, come sovente avviene quando si produce un’ingiustizia sociale, immediatamente si innescano meccanismi di deresponsabilizzazione.

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