lunedì, 23 luglio 2018
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Opinioni e commenti
 

Gennaro Mancino
Welfare e rispetto dei nostri valori
Pubblicato il 22-02-2018


Davvero una strana campagna elettorale, solo strali e promesse impossibili, che non affrontano i veri problemi del Paese pur di raccattare qualche voto in più.
In questo clima di confusione, neppure il Pd, sempre più alle prese con le sue contraddizioni e divisioni, può illudersi e illudere di rappresentare l’intera area riformista.
Nel campo del centrosinistra è la lista INSIEME a rappresentare la vera novità di questa tornata elettorale, poichè unisce culture, storie e tradizioni diverse, che costituiscono un soggetto politico riformista capace di parlare di responsabilità e sostenibilità, per un serio programma di governo che coniughi diritti e doveri, appellandosi a una cittadinanza consapevole.
In altri termini, se non si rispettano i nostri valori non si può vivere in Italia. Chi vive qui deve rispettare la parità uomo-donna, le nostre leggi e non quelle dei tribunali della sharia, né può consentire matrimoni coatti.
La crisi economica di questo decennio ha messo in discussione tante certezze e conquiste che
oggi vanno ricostruite e non semplicemente adeguate ai cambiamenti dell’innovazione e della globalizzazione, che pure sono un segno ineludibile del futuro, da rendere però meno ingiusto affinché non produca grandi diseguaglianze.
È perciò necessario restituire valore al lavoro e dignità ai lavoratori, rivedendo il jobs act laddove favorisce un eccesso di precarietà nel lavoro per le giovani generazioni.
È infatti la sostenibilità ambientale, sociale ed economica il filo conduttore del programma della Lista INSIEME, per rafforzare la coesione del Paese, contrastando le disuguaglianze sempre più gravi
È dunque in gioco il futuro modello di Welfare e non è certo togliendo ai poveri per dare ai ricchi, come sarebbe con la flat tax (una aliquota fiscale unica e ridotta) che si potrebbe continuare, ad esempio, a garantire livelli di assistenza sanitaria universale.
Meglio, molto meglio, l’innalzamento della no tax area (il limite di reddito sotto il quale non si pagano tasse) e la riduzione del cuneo fiscale, quel complesso di oneri che incidono sul costo del lavoro e che pesano sia sulle aziende sia sul reddito netto dei lavoratori.

Gennaro Mancino – segretario Psi Imola e vice segretario della Città Metropolitana di Bologna
candidato al Senato nel collegio proporzionale
Bologna-Imola-Ferrara-Forlì-Ravenna-Rimini

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Commenti all'articolo
  1. Che la flat tax sia un modo di togliere ai poveri per dare ai ricchi è tutto da dimostrare, se è vero che la cedolare secca adottata per gli affitti abitativi – di fatto una aliquota fiscale unica e ridotta – ha portato una maggiore entrata per le casse pubbliche, nell’ordine del 40% circa, risorse che possono essere indirizzate verso il “bisogno”, e nel contempo la quota che resta in tasca ai contribuenti ne aumenta la capacità di spesa, aiutando così a “far girare l’economia”, aspetto oggigiorno di non trascurabile rilievo.

    Dal momento che sono tutti d’accordo sulla necessità di ridurre la pressione fiscale – anche per rilanciare l’economia e reggere la concorrenza in un sistema globalizzato – la flat tax è una strada che può raggiungere concretamente l’obiettivo, mentre la via seguita finora non sembra aver dato sostanziali risultati, tanto che se l’alternativa fosse rappresentata dall’innalzamento della no tax area, e dalla riduzione del cuneo fiscale, viene da chiedersi perché mai non vi abbia provveduto chi ci ha governato in questi anni.

    Paolo B. 23.02.2018

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